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 |  Iniziare bene sin da piccoli

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LA COMUNICAZIONE DENTISTA BAMBINO
L'articolo (rivolto soprattutto ai pazienti)sottolinea l'importanza di una corretta comunicazione fra odontoiatra e bambino e fra odontoiatra-genitori-bambino al fine di stabilire un sereno rapporto fra il piccolo e lo studio professionale poichè tale rapporto servirà per creare un'atmosfera più rilassata per il bambino e inoltre creerà una situazione che accompagnerà il paziente anche quando sarà adulto. L'articolo è descritto in prima persona dallo specialista per sottolineare la visione personale di un argomento che potrà anche incontrare diversità di opinioni professionali.
Sergio Majocchi, Odontoiatra
Libero Professionista Napoli
Oggi in Italia viviamo una realtà alquanto contraddittoria per quanto riguarda l'attenzione che la gente rivolge verso la propria salute orale; in particolare, in questi ultimi tempi, ho notato un sempre maggior interesse verso l'aspetto estetico mentre non mi pare di osservare la stessa cura verso discorsi e programmi di prevenzione. Insomma: “Devo avere i denti bianchi! Come fanno quelli in Tv ad averli così bianchi?” Però accade abbastanza di rado di sentire “ Ci tengo a venire a controllo ogni sei mesi e a seguire un corretto programma di igiene e di profilassi che il mio dentista mi consiglia”. Risultato: mi trovo spesso di fronte a persone che mostrano denti ultra-bianchi ma chiedono di sbiancarli (!) e che, contemporaneamente, all'apertura della bocca, espongono una quantità di tartaro da guinness dei primati. A parte gli scherzi (sia consentito per una volta anche al dentista che cura e conserva i sorrisi di sorridere... ) trovo che in Italia c'è ancora troppo poca attenzione rivolta alla Prevenzione quasi che si avesse il timore di sentirsi trovare qualche malanno e quindi si sceglie la strada di non cercarlo proprio attendendo al massimo lo sfociare di qualche atroce dolore. Il concetto di Prevenzione è logicamente legato alla Comunicazione.
E vorrei focalizzare il discorso verso la Comunicazione odontoiatrica dell'età pediatrica laddove si aggiungono ai concetti basilari comuni a tutte le persone, alcune componenti che possono rendere più delicato il discorso.
Prima di tutto la comunicazione col piccolo paziente è necessariamente veicolata da altre persone, presumibilmente i genitori. Ci troviamo poi di fronte ad una persona che ha fortunatamente avuto poche esperienze mediche e che ha una legittima preoccupazione verso i camici e le attrezzature. Vediamo allora come, a mio avviso, andrebbe gestita la comunicazione dentista-bambino e/o dentista-genitori-bambino.
“Se non fai la brava ti porto da Sergio che ti fa la siringa!”. Da questa frase, enunciata da una mia coinquilina mentre la sua bambina piangeva, voglio partire, perchè ritengo che rappresenta il fulcro di tutto il discorso contenendo, a mio parere, almeno una quarantina di errori criminali. Vediamo perché.
La frase mostra alla bambina il Sanitario e la siringa come esempi e campioni di possibili punizioni mentre dovremmo cercare quanto più possibile di far apparire l'Odontoiatra come un amico che cercherà,quando e se necessario, di aiutarla a farle passare il dolore (poi i genitori pretendono di arrabbiarsi quando il proprio bimbo piange e scalpita quando va dal medico...). E' poi abbastanza prevedibile che qualsiasi bambino prima o poi avrà bisogno di una siringa, non fosse altro che per una vaccinazione che magari ha già effettuato in età in cui era ancora poco partecipe. Nessuno pretende di vedere un bimbo in un gabinetto odontoiatrico felice e contento, anzi più entusiasta di andare dal dentista piuttosto che giocare con la play-station o con (magari...!) i soldatini o le romantiche Barbie! Sarebbe un caso per altri versi grave da girare al collega psichiatra. Ma almeno non peggioriamo la situazione.
Personalmente non amo “medicalizzare” i bambini, portarli cioè al minimo sintomo dal dottore o caricarli di medicinali al primo starnuto; mi trovo perfettamente in accordo col pediatra di mio figlio che cerca di limitare l'intervento medico quando è realmente necessario invitando noi genitori a non abusare di antibiotici o altro. Ritengo però che, a differenza di altri specialisti del settore medico che solitamente limitano il loro intervento ad una visita, il lavoro dell'odontoiatra è quasi sempre pratico, utilizza cioè degli strumenti per intervenire sul paziente; questo può rendere più traumatico l'impatto e spiegare anche quella storica paura del dentista che colpisce diverse generazioni di persone. Per questo motivo sono dell'opinione che sarebbe giusto portare il bambino dal dentista quando sta bene,quando non ha niente, proprio per farlo familiarizzare con le macchine, con gli strumenti e col dottore e la sua assistente. Così sarà più probabile che il giorno in cui dovesse aver bisogno di cure riuscirà a vivere con minore preoccupazione l'evento.
Per creare un buon rapporto col bambino sarà naturalmente fondamentale un giusto atteggiamento sia del dentista e della sua assistente che dei genitori. Anche l'ambiente, lo studio, ha la sua importanza: che ci siano colori, giornalini. Sarà cura del professionista non creare un'atmosfera eccessivamente fredda e poco comunicativa, farlo giocare un po' (non troppo perchè costa molto!) con il riunito che agli occhi del bambino può diventare una sorta di navicella spaziale; adoperare termini meno tecnici trasformando la turbina (che sarebbe il trapano) in una scopa elettrica e la luce della lampada fotopolimerizzabile in un fascio laser delle tartarughe Ninja o delle Winx a seconda del sesso del paziente.
Naturalmente seguo diversi atteggiamenti e strategie a seconda del bambino: c'è quello più spavaldo che almeno apparentemente sembra meno spaventato o quello che magari ha avuto pericolose “soffiate” da un suo compagno di classe circa terribili esperienze avute dal dentista, c'è il bimbo timido; verso ognuno di loro cercherò di adattare il mio comportamento anche se di base seguirò una linea comune andando incontro al piccolo in sala d'attesa,prima cioè di farlo sedere sulla poltrona, per cominciare a creare un rapporto prima di tutto amichevole e successivamente anche professionale. Una volta seduto amo farlo entrare in confidenza con le apparecchiature e a volte gli mostro qualche immagine sul monitor del computer montato sul riunito ma senza esagerare perchè altrimenti può distrarsi eccessivamente.
Ritengo fondamentale non tradire la fiducia del bambino: non va ingannato o preso in giro; se deve fare un'anestesia è sbagliato dirgli che non ci sarà una siringa nascondendogli l'ago che sarà poi diabolicamente estratto nel momento adatto; al contrario bisognerà mostrare tutto ciò che servirà per la cura spiegandogli l'intervento e mostrandogli gli strumenti nei minimi particolari. Se si perde la sua fiducia si perde tutto! Io parto dal concetto di base che il bambino ha ragione: chiunque di noi non è felice di vedersi iniettare un ago in bocca o sentirsi un trapano che gira vorticosamente cacciando acqua, immaginiamo un piccolo di pochi anni.
Cerchiamo di portare i nostri bambini dallo specialista anche intorno ai quattro anni. Sarà utile verificare lo stato generale della dentatura, il livello di igiene orale e sarà possibile anche curare eventuali processi cariosi. Sarà l'occasione per gestire un programma di prevenzione con il fluoro ed eseguire eventuali sigillature dei solchi, fattori basilari di un moderno programma di prevenzione odontostomatologica. Intorno ai 5-6 anni può essere utile anche una visita dell'ortodontista che comincerà ad avere un'idea di massima sull'allineamento dei denti, sull'occlusione, sulla situazione scheletrica, sul frenulo labiale.
Un altro fattore estremamente importante che può influire in maniera decisiva sull'accettazione da parte del bambino dell'ambiente odontoiatrico è la modalità di accompagnamento. Cerchiamo di evitare folle di parenti e amici che lo accompagnano nello studio odontoiatrico tipo processione del Venerdì Santo. L'ideale è avere al suo fianco la mamma o il papà e basta! I nonni, affettuosissime e preziosissime figure dell'ambito familiare, rappresentano solitamente un rischio di eccessiva apprensione che si trasmette inevitabilmente sul piccolo. Un ambiente sereno rappresenta per il bambino un punto fondamentale per l'accettazione di una serie di fattori che risulteranno importanti nella sua vita. Rappresenta anche una sorta di investimento da parte dei genitori; se si sbaglia all'inizio potrà radicarsi in lui un senso di avversione che resterà a lungo con tutte le difficoltà e le sgradevoli conseguenze.
In conclusione, ritornando allo spirito contraddittorio che caratterizza inevitabilmente il cittadino italiano, devo però fare una nota di merito. Oggi, rispetto a venti anni fa quando iniziavo la mia professione,mi sembra di notare che i bambini che vengono nel mio studio sono mediamente più tranquilli; evidentemente qualche messaggio che noi odontoiatri inviamo è riuscito a giungere a destinazione e l'atteggiamento dei genitori è forse gradualmente cambiato diventando più maturo ed attento a certi discorsi. E' anche vero che qualcosa si muove anche a livello scolastico.
Da anni oramai l'ANDI Napoli, sede partenopea dell'Associazione Nazionale Dentisti Italiani, organizza un programma di informazione sulla prevenzione e sulla alimentazione nelle scuole elementari e medie napoletane con il Progetto Quadrifoglio e cerca di trasmettere il concetto di educazione e non solo di istruzione; comunicare per educare seguendo delle linee guida oramai standardizzate a livello nazionale. Si tratta di un'iniziativa estremamente utile che coinvolge i sanitari come i genitori e, soprattutto, la scuola. Una corretta istruzione rappresenta sicuramente un punto cardine dell'informazione ma può rimanere fine a se stessa mentre riuscire ad avviare un programma di vera educazione può costituire una base solida per un modo di vivere la salute propria e dei propri figli. Anche il Comune di Napoli ha realizzato in diverse occasioni una serie di incontri nelle scuole dove gli ortodontisti hanno visitato gli scolari. Speriamo che anche queste iniziative, in sinergia con un giusto atteggiamento dei genitori e dei dentisti, riescano a trasmettere un corretto approccio dei nostri piccoli con la poltrona odontoiatrica aiutandoli a superare quelle comprensibili preoccupazioni che possono altrimenti metterli in una posizione di chiusura. E' necessario però l'impegno dell'odontoiatra, del pediatra e dei genitori. Se si lavora bene tutti insieme e si riesce a conquistare la fiducia del piccolo ci troviamo di fronte al paziente più bello che si possa avere. E non vi nego che, insieme con lui, riusciamo a farci anche tante risate fra un trapano (oh, scusate, una scopa elettrica) e un raggio delle tartarughe Ninja.
Vi assicuro che curare un bimbo (magari con i genitori che restano in sala d'attesa) è veramente un piacere.
dr.Sergio Majocchi
mail@studioodontoiatricomajocchi.it
Autore: Dott. Sergio Majocchi
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