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Dimensione caratteri Diminuisci le dimensioni del carattere Reimposta le dimensioni del carattere Aumenta le dimensioni del carattere Etica come valore nella professione!

L'etica rappresenta un insieme di principi parzialmente condizionati dal variare delle epoche. Se infatti ancora oggi facciamo tutti riferimento al giuramento di Ippocrate, rimasto una costante nei millenni, altri principi hanno subito modificazioni importanti col passare del tempo.

Le leggi della morale sono sempre state soggette a molteplici trasformazioni, in considerazione dell’influenza dei grandi processi storici, ed anche delle scoperte scientifiche. Anche in medicina l’etica ha dovuto affrontare situazioni nuove, sconosciute prima, in relazione alle sfide portate dalla ricerca scientifica e tecnologica. In particolare l’odontoiatria è una specialità che sempre di più si è arricchita dell'ausilio di nuove tecnologie e sperimentazioni di biomateriali.
Pertanto è interessante fare qualche riflessione sui rapporti contemporanei tra etica come valore nella professione odontoiatrica e le implicazioni della ricerca scientifica.
Tutti gli odontoiatri sono tenuti, ormai per legge, a mantenersi aggiornati.
Tuttavia non tutti sono interessati ad eseguire in prima persona ricerche scientifiche. Molto spesso sono fruitori, attraverso l’esperienza dell’Educazione Continua in Medicina, di soluzioni applicabili nella pratica clinica quotidiana, emerse dalle conclusioni di sperimentazioni studiate da professionisti della ricerca.
Ne deriva pertanto quanto sia fondamentalmente etico per ciascun odontoiatra essere in grado di interpretare i risultati di una ricerca e, con ciò, sviluppare un senso critico, a fronte di affermazioni che non sempre sono frutto di lavori scientificamente validi.
D'altro canto è pure fondamentalmente etico, per ogni odontoiatra che si voglia avvicinare all’esperienza della ricerca, avere conoscenza del percorso da svolgere, compresi i risvolti legati ai conflitti di interessi. I programmi di ricerca, anche non di base, sono molto spesso complessi e costosi, e le aziende, interessate a sviluppare determinati filoni di ricerca, possono destinare investimenti ingenti, nella speranza di avere dati positivi su metodiche di impiego di farmaci, materiali o strumentazioni di loro produzione o controllo.
È chiaro quanto sia importante che il ricercatore non sia influenzato, nello svolgimento del proprio lavoro e nella formulazione del proprio giudizio, da gruppi finanziatori direttamente coinvolti dall’esito del progetto.
Facciamo l’esempio della sperimentazione clinica di un farmaco. Dopo gli studi preliminari e la sperimentazione su animali, si programmano quattro fasi della ricerca clinica su pazienti.
Le prime due fasi sono condotte su un numero limitato di pazienti, spesso volontari remunerati ad hoc, per valutare i dosaggi, gli eventuali effetti tossici e l’efficacia sulla patologia. Le altre fasi (tre e quattro) sono sviluppate su campioni molto più numerosi di pazienti, spesso condotti in doppio cieco, e servono, a farmaco autorizzato e commercializzato, al monitoraggio clinico e anche economico, in termini di prescrizioni da parte dei medici.
In ogni caso i pazienti reclutati per ogni fase della sperimentazione devono essere informati e fornire il consenso allo studio. Ciò è formalmente sancito sin dal 1947, anno della formulazione del Codice di Norimberga, e poi dalla Dichiarazione di Helsinki nel 1964, che, con i progressivi aggiornamenti sino ad oggi, rappresenta una sintesi dell’Etica della Ricerca.
Per citare alcuni punti inerenti il discorso, ricordiamo che alcuni paragrafi della Dichiarazione di Hel¬sinki trattano la necessità dei Comitati di Revisione Etica, che hanno il compito di esaminare ogni ipotesi di ricerca condotta su soggetti umani.
I ricercatori responsabili di un progetto, che richiedono l’approvazione della ricerca presso i comitati, devono rendere conto dei sistemi di reclutamento dei pazienti, del loro consenso, del mantenimento della privacy, nonché degli enti finanziatori della ricerca e degli eventuali conflitti di interessi. Un altro aspetto critico deputato ai comitati di revisione etica è il merito scientifico, ossia la valutazione che la ricerca condotta sia giustificata da basi scientifiche e che, in caso di successo, porti ad un reale vantaggio per gli esseri umani. Tutto ciò per evitare che progetti, ineccepibili sotto molti punti di vista formali, siano poi fini a se stessi ed inutili per la comunità. Questo si collega ad un altro rilievo, di cui i comitati devono tener conto, che è quello del valore sociale del progetto. In considerazione del problema della limitatezza delle risorse, ci si chiede sostanzialmente se valga la pena finanziare un progetto non socialmente utile.
Connesso a questi requisiti di valore, vi è poi l’aspetto dei potenziali danni, ossia i comitati esaminatori devono considerare il rapporto costi-benefici in termini di rischi sostenuti. Se i ricercatori non sono in grado di prevedere e controllare i potenziali danni, in termini di salute, per i soggetti coinvolti nel la ricerca, lo studio non può essere approvato.
Molta importanza viene infatti dedicata al la acquisizione del consenso da parte delle persone che partecipano allo studio, che deve essere realmente informato in maniera accurata, e che può essere ritirato in qualsiasi fase della sperimentazione, senza che questo comporti condizionamenti psicologici da parte di chi è responsabile del progetto, o discriminazioni nella terapia. Per quanto riguarda i medici che gestiscono la ricerca, sempre la dichiarazione di Helsinki sottolinea la necessità del ruolo prevalente di curante rispetto a quello di ricercatore, se si tratta della stessa persona. In una sperimentazione infatti deve essere prioritaria la coscienza del curante nel consigliare o sconsigliare un paziente a partecipare allo studio, in base alle condizioni di salute e all’andamento della terapia già in corso, piuttosto che lo spirito da ricercatore che deve reclutare pazienti.
Al ricercatore e a tutto il suo team tocca infine l’obbligo di informazione veritiere sui risultati e la denuncia di illeciti.
In epoca informatica può essere molto semplice manipolare dei dati, ai fini di falsificare i risultati a favore di un farmaco o di un trattamento. La manipolazione può avvenire anche sulla metodologia, non rispettando di fatto alcuni criteri dichiarati nel progetto. Pensiamo ad esempio agli studi randomizzati su placebo, o sulla mancata informazione al paziente dei possibili effetti collaterali di una cura. Illeciti possono essere anche nei confronti di un ricercatore che per primo è arrivato ad una conclusione ma subisce un plagio.
Tutto ciò evidenzia quanto il rispetto dell’etica nella ricerca sia fondamentale anche nello svolgimento della professione quotidiana. Quante volte capita di sentirsi proporre da un non meglio identificato “rappresentante aziendale” la prescrizione e la somministrazione di un farmaco o prodotto odontoiatrico senza una adeguata documentazione scientifica? E quando si omette di comunicare al paziente tale opzione, senza di fatto acquisire un consenso realmente informato? Nel caso si riceva l’opzione di partecipare a qualche ricerca per una sperimentazione, quanti si preoccupano di verificare tutti i requisiti di presentazione al comitato etico prima di considerare il proprio ritorno, in termini di prestigio (o di remunerazione, se prevista)?
Per concludere, conviene rinfrescare sempre la nostra cultura critica per essere in grado di valutare sei risultati presentati da una ricerca definita scientifica siano reali o frutto di manipolazioni.

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Autore: Odontoiatra.it

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