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Dimensione caratteri Diminuisci le dimensioni del carattere Reimposta le dimensioni del carattere Aumenta le dimensioni del carattere La psicologia incontra l'odontoiatria

Pare che la maggior parte delle cause dell’odontofobia siano legate a traumi psicologici di origine odontoiatrica avvenuti in età infantile. La paura si fissa nell’inconscio in maniera così radicata che la sua manifestazione è un’ansia incontrollabile ed inspiegabile anche da parte del paziente.

Accade anche negli adulti, di fatto, è esperienza di ogni odontoiatra la necessità di far fronte alle ansie e fobie dei pazienti, non solo quelli più piccoli.

Sono stati svolti diversi studi, su diverse tipologie di persone, il sesso femminile risente maggiormente di questo problema.

Si tratta di un problema che interessa tutte le fasce di età; quello che può differire è come si vive la paura e si reagisce a essa. Il bambino la manifesta apertamente e spesso rifiuta la terapia o persino la visita; l'adulto o ritarda le cure oppure quando si decide ad andare dal dentista non ammette apertamente la paura, ma suda copiosamente anche in pieno inverno e magari sviene per una sincope vaso-vagale.

Le cause sono molteplici. Sicuramente il carattere dell'individuo gioca un ruolo non secondario. Bambini e adulti timorosi e facilmente impressionabili sono, senza dubbio, potenzialmente soggetti odontofobici. Un ruolo fondamentale è giocato dalle precedenti esperienze in campo sanitario, non necessariamente odontoiatrico. Bambini, ma anche adulti che abbiamo vissuto la triste esperienza del dolore, magari in concomitanza di ricoveri ospedalieri, sono sicuramente soggetti a rischio anche per la paura legata alle cure odontoiatriche. In più la paura è "contagiosa". È ormai un'evidenza scientifica che i figli di persone ansiose e timorose sono più soggetti ad andare incontro agli stessi problemi dei genitori. A volte su un soggetto sensibile basta un racconto fatto da un compagno di classe per fare scatenare la paura.

Vi sono molti metodi più o meno descritti in letteratura che è bene conoscere. Innanzi tutto la tecnica della distrazione, che può essere molto efficace: consiste nel portare il discorso su un argomento lontano da quello che si sta per fare. Si può ad esempio chiedere al paziente quale genere di musica preferisce: ascoltarla durante la visita potrebbe contribuire a creare un ambiente più rilassato. Con i bambini, il cartone animato preferito può essere più efficace dell'anestesia locale.

Con i bambini è consigliabile utilizzare dei supporti in forma cartacea o digitale che gli fornisco prima dell'appuntamento in cui vengono descritte con immagini o disegni le diverse fasi delle terapie. Può essere utile chiedere ai genitori di mostrare ripetutamente al bambino come si trattasse di una favola. Anche la distrazione sensoriale può aiutare a deviare l'attenzione da alcuni momenti ritenuti focali, come l'anestesia locale. Prima di inserire l'ago, specie nei bambini, gli faccio massaggiare vigorosamente la gengiva in prossimità della zona di infiltrazione dall'assistente alla poltrona e spesso non si accorgono neanche di cosa sta avvenendo, soprattutto se evito di mostrargli la siringa e richiamo la loro attenzione sul cartone animato che stanno guardando. Metodi come questi, adeguati alle diverse tipologie di pazienti, possono fare la differenza nella percezione del paziente e quindi nel modo in cui vivono e ricordano la seduta odontoiatrica.

La gestione dell'ansia può essere superata con i farmaci ansiolitici, specie per via orale, assunti una mezzora prima dell'appuntamento. Una metodica efficace è l'uso del protossido d'azoto, il gas esilarante delle fiere di paese di una volta. Si tratta di un gas che, miscelato in percentuali variabili con l'ossigeno, viene somministrato attraverso mascherine nasali e, se ben gestito, produce un senso di rilassatezza, riuscendo a controllare la frequenza cardiaca e tutta quella serie di reazioni prodotte dalla paura.

Da qualche anno, è attivo un corso di perfezionamento in Sedazione cosciente nel quale vengono insegnate le diverse tecniche farmacologiche e non per il controllo dell'ansia sia nel paziente fobico sia in quello portatore di disabilità e quindi spesso meno collaborativo.
Tutte queste informazioni, insieme a una consapevolezza maggiore dei fattori scatenanti lo stress, come le precedenti esperienze o l’ambiente esterno, può aiutarci a implementare nuovi interventi per ridurre la ‘fobia del dentista.

Vedi anche: Le tecniche per vincere la paura del dentista

L'odontofobia

Quando la fobia per il "dentista" non è più una semplice paura

Perchè l'odontofobia rivela numeri sempre più alti, di pazienti che ne soffrono



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