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Dimensione caratteri Diminuisci le dimensioni del carattere Reimposta le dimensioni del carattere Aumenta le dimensioni del carattere I trattamenti delle parodontiti e delle perimplantiti

La parodontologia si occupa della diagnosi e terapia delle malattie che interessano l'apparato parodontale, costituito da gengiva, osso alveolare, legamenti parodontali e cemento radicolare.

E' un termine medico che deriva dal greco e significa "scolo di pus". All'origine delle gravi forme di piorrea c'è quasi sempre una gengivite trascurata, causata dalla placca batterica mal rimossa. Magari ci vorranno degli anni, si dovranno accumulare gli effetti nel tempo, ma prima o poi, continuando a trascurare l'igiene orale e non sottoponendosi alle necessarie cure specialistiche, i batteri della placca avranno il sopravvento.

La predisposizione genetica a sviluppare questa grave malattia, che nei suoi stadi avanzati è causa della caduta dei denti per distruzione dell'osso che li sostiene, sicuramente gioca un ruolo importante, ma da sola non provoca la malattia senza il ruolo determinante della placca batterica

Le analisi genetiche e microbiologiche per la diagnosi della piorrea.
Una o più analisi microbiologiche possono essere previste nell’ambito del trattamento di parodontiti e perimplantiti, e in particolare in vari step della terapia: dall’esame iniziale prima del trattamento fino al periodo di follow-up del paziente.

Le analisi microbiologiche sono condotte con la tecnica Real Time-PCR (Polimerase Chain Reaction, una tecnica di amplificazione in vitro che consente la sintesi esponenziale di un frammento di DNA a partire da uno stampo di DNA o RNA) che permette l’individuazione della popolazione batterica presente sia dal punto di vista della qualità che della quantità. Questa tecnica è estremamente sensibile, accurata e specifica nei suoi risultati e ci permette di verificare l’efficacia del laser nella cura di parodontiti e perimplatiti.
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Esiste anche un esame genetico che controlla i polimorfisimi associati alla parodontite. Questo test permette di valutare il rischio per il paziente di contrarre la malattia parodontale e il possibile manifestarsi dell’osteoporosi, patologia che condivide con la parodontite un’alterazione del recettore della vitamina D.

Il paziente non prova alcun dolore, né durante i test genetici né durante quelli microbiologici.

Grazie all’utilizzo dei prodotti del Laboratorio BIOMOLECULAR DIAGNOSTIC i pazienti si avvantaggiano di una procedura di analisi unica nell’approfondimento e nel dettaglio dei risultati, nella sua formula integrata di test parodontale microbiologico e genetico (IPT – Integrated Periodontal Test).

Il test microbiologico garantisce l’esatta identificazione di specie, la sub-tipizzazione e la quantificazione in esclusiva dei batteri patogeni della malattia parodontale, permettendoci di impostare un trattamento personalizzato e quindi estremamente efficace della parodontite, aumentando il grado di consapevolezza del paziente nei confronti dell’infezione e la sua aderenza al piano terapeutico.
Il test genetico inoltre garantisce un’importante valutazione del profilo di rischio del paziente a sviluppare la malattia parodontale e permette di valutare il rischio di insuccesso implantare negli interventi di riabilitazione implanto-protesica. L’esame del recettore della vitamina D oltre che a darci indicazioni sulla possibilità per un paziente di sviluppare la parodontite, ci segnala il possibile manifestarsi dell’osteoporosi: entrambe le patologie colpiscono infatti il tessuto osseo.

L’uso del test genetico in uno screening di massa consente pertanto di mettere a punto fin dalla giovane età un adeguato programma di prevenzione della parodontite, ma anche di tutte le altre patologie ad essa correlate.

Infine, al termine del piano di cura, il test microbiologico fornisce al paziente dati oggettivi sui risultati raggiunti con l’intervento terapeutico effettuato.

La diagnosi della parodontite: il ruolo del test enzimatico

Grazie allo sviluppo di test diagnostici di ultima generazione, rapidi, indolori ed immediati, è oggi possibile prevenire la parodontite e le sue pericolose conseguenze riconoscendo prontamente i processi degenerativi del parodonto e dei tessuti perimplantari.

I test enzimatici per la parodontite si avvalgono dell’alta sensibilità nella rilevazione dell’enzima aMMP-8, presente in quantità elevata già nei primi stadi di infiammazione dei tessuti molli e duri del parodonto.

Il test permette di giocare con un anticipo di settimane, e in alcuni casi addirittura mesi, rispetto ai tradizionali metodi di diagnosi della parodontite, basati sugli esami radiologici, sul sanguinamento gengivale e sulla visita odontoiatrica.

Il test enzimatico non è da intendere come sostituto del test microbiologico e del test di rischio parodontale. Lo scopo del test enzimatico infatti è quello di verificare in maniera istantanea la presenza di infiammazioni parodontali: se questo risulta positivo sarà indispensabile continuare tutto l’iter diagnostico necessario ad una corretta diagnosi e cura.

Il test enzimatico si rivela efficace anche nei casi di perimplantite, ovvero di infiammazione dei tessuti circostanti un impianto dentale, causa frequente di rimozione dello stesso.

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Autore: Odontoiatra.it

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