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Dimensione caratteri Diminuisci le dimensioni del carattere Reimposta le dimensioni del carattere Aumenta le dimensioni del carattere La perimplantite

La diagnosi e il trattamento delle perimplantiti

Nella comunità scientifica, da diverso tempo, si considerano gli impianti dentali come efficaci metodi di trattamento per le edentulie parziali o totali. Il loro utilizzo ha modificato radicalmente l'approccio terapeutico in odontoiatria e ha apportato un elevato grado di soddisfazione nei pazienti.
Questo successo, tuttavia, ha condotto a un ricorso a volte eccessivo di tali presidi con un conseguente aumento di prevalenza delle complicanze a loro carico. In particolare hanno destato notevole interesse le complicanze biologiche: il mito "un impianto per tutta la vita" è ormai confutato, pertanto il clini- co si trova a dover affrontare problematiche cui persino i massimi esperti non sanno fornire risposte certe.
Il libro che presentiamo risponde all'esigenza di colmare alcune lacune sull'argomento. Esordisce con una descrizione chiara e precisa dell'anatomia e della struttura del tessuto perimplantare, nonché dei fattori eziologici e patogenetici associati alla perimplantite. Particolare attenzione è dedicata alla diagnosi della mucosite e della perimplantite, che vengono poste in relazione con la più conosciuta parodontite riscontrando molte caratteristiche comuni tra cui, in primis, l'insulto batterico quale evento scatenante.
Gli autori ritengono indispensabile la diagnosi precoce, pur condividendone le difficoltà; sul punto trova concreta espressione la celebre citazione di Karl Kraus "Una delle malattie più diffuse è la diagnosi". Infatti sia il sondaggio sia la radiografia endorale, fondamentali in parodontologia, nei casi di perimplantite non raggiungono lo stesso significato clinico, salvo non si disponga di dati clinici antecedenti che ne permettano il confronto.
Nella trattazione ampio spazio è dedicato alla descrizione dei processi di osteointegrazione come pure al confronto tra le superfici implantari più moderne e quelle lisce, usate nella prima era impiantare. Gli autori, in qualità di esperti in parodontologia e implantologia, sostengono che il processo perimplantare sia un fenomeno maggiormente collegato alle superfici di nuova generazione; infatti i dati della letteratura, benché associno alle superfici lisce un più alto numero di fallimenti precoci, correlano a quelle ruvide una tendenza più elevata allo sviluppo di fenomeni di perimplantite accompagnati da riassorbimenti ossei crateriformi. Un'approfondita disamina è altresì riservata alle procedure non chirurgiche volte a ottenere la decontaminazione delle superfici implantari: la terapia mediante curette, la terapia a ultrasuoni, la laserterapia e i trattamenti chimicofarmacologici.
In ultimo vengono analizzate le alternative chirurgiche a oggi proposte, comprese le indicazioni per l'espianto. La descrizione delle diverse procedure è corredata da casi clinici emblematici. Nella ferma certezza che questa branca emergente possa costituire negli anni futuri una delle principali attività cliniche odontoiatriche, risultano molto interessanti tutti i temi trattati e gli spunti di riflessione proposti dagli autori, tra i quali, in particolar modo, il suggerimento di un possibile abbandono degli impianti a superficie ruvida a favore di quelli della "golden age", opportunamente modificati al fine di poterne ridurre i difetti di integrazione precoce.
Vedi anche: La perimplantite: è davvero una bomba a orologeria?

La perimplantite: meglio prevenire

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Le parodontiti e le perimplantiti: due facce della stessa medaglia?

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