Antibiotici

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Il titolo dell’editoriale di Dental Cadmos di Giovanni Lodi sull’antibiotico-resistenza ed i rischi connessi… “Neanche ebola”.

Una ragazza di Palermo è morta per le complicanze di un ascesso dentario.
Tra le cause di questo terribile evento sono state denunciate le condizioni socioeconomiche della giovane, la marginalità dell’ambiente in cui viveva, l’assenza di servizi di odontoiatria pubblica, la malasanità. Difficile farsi un’idea. Anche perché dopo due giorni la notizia è scomparsa dai giornali.
Su una sola cosa però possiamo avere delle certezze.
Il killer è stato un’infezione batterica. E se per ipotesi fosse stata un’infezione batterica resistente agli antibiotici?
Scenario plausibile, più rassicurante dal punto di vista sociale, ma allarmante da quello medico.

Che cosa succederebbe se per ogni ascesso dentario il nostro paziente rischiasse la vita?
Meglio non pensarci.

Eppure c’è qualcuno che a pensarci ci costringe, qualcuno che ha dichiarato: “Un’era post-antibiotica – in cui infezioni comuni e infortuni di poco conto possono uccidere – lungi dall’essere una fantasia apocalittica è invece una possibilità molto reale del XXI secolo”. Qualcuno che è la più autorevole voce del pianeta quando si parla di medicina: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui già adesso in Europa questo problema ogni anno causa 25.000 morti e costa un miliardo e mezzo di euro. E va comunque meglio che agli Stati Uniti.

Gli antibiotici sono stati una delle grandi rivoluzioni della medicina dello scorso secolo, ma negli ultimi trent’anni lo sviluppo di nuove molecole si è sostanzialmente fermato, anche per la perdita di interesse dell’industria. Se a questo si aggiunge il cattivo uso che ne è stato fatto per decenni, favorendo così un normale fenomeno evolutivo come lo sviluppo di microrganismi resistenti, l’allarme dell’OMS è presto spiegato.
Molto. In attesa di nuovi antibiotici dobbiamo prenderci cura di quelli vecchi: i ricercatori mettendo a punto protocolli efficaci, i professionisti evitando prescrizioni inutili, i docenti insegnando l’uso corretto di questi farmaci. Tutti insieme consapevoli del problema e pronti a renderne partecipi i nostri pazienti.

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