Anticoagulanti orali

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In questo articolo Odontoiatra.it mette in evidenza alcuni aspetta degli anticoagulanti orali.

Gli anticoagulanti orali ad azione diretta sono esattamente 4, approvati dalla Fda americana: dabigatran, rivaroxaban, apixaban e edoxaban.

Presentano alcuni vantaggi rispetto agli anticoagulanti tradizionali, come una farmacocinetica più prevedibile e minori interazioni farmacologiche; richiedono dunque monitoraggi e aggiustamenti delle dosi meno frequenti, migliorando così la qualità della vita dei pazienti.

Le principali indicazioni per una loro somministrazione su base continuativa sono la prevenzione dell’embolia sistemica e dell’ictus nella fibrillazione atriale, la riduzione del rischio tromboembolico nei pazienti operati di protesi valvolare, specie se si tratta di vecchie valvole meccaniche, e il trattamento della malattia tromboembolica, inclusa l’embolia polmonare e trombosi venosa profonda.

Da uno studio svolto nell’ University of Rochester è stato ritenuto opportuno effettuare una revisione critica dell’utilizzo dei Doac e delle implicazioni in ambito odontoiatrico, che è stata pubblicata da Oral Diseases.

Esperti hanno identificato 18 trial randomizzati controllati allo scopo di chiarire, con il supporto di evidenze scientifiche, la farmacologia dei Doac, le complicanze (sanguinamenti) e i rischi associati alla sospensione della terapia, invitando i dentisti a prestare molta attenzione nel trattare i pazienti in cura con questi farmaci, la cui azione può rivelarsi differente rispetto agli anticoagulanti convenzionali.

Gli step da considerare prima si iniziare un trattamento odontoiatrico; in primo luogo il tipo di procedura e l’entità del sanguinamento atteso. Esempi di procedure che possono implicare sanguinamenti sono le estrazioni dentali o le biopsie incisionali in aree infiammate; fattori come il numero dei denti coinvolti, l’ampiezza di tessuto molle implicato e la gravità dell’infiammazione locale dovrebbero essere integrati nel controllo generale del rischio emorragico.

L’odontoiatra dovrebbe poi valutare le condizioni mediche del paziente, mettendo a confronto i rischi di sanguinamento con quelli tromboembolici. L’esame dovrebbe focalizzarsi sui fattori che possono aumentare il rischio, come l’insufficienza renale o l’assunzione di farmaci antipiastrinici; se vengono identificate condizioni che predispongono a tromboembolia, i rischi di interrompere l’assunzione di Doac sono elevati e può essere opportuno modificare il tipo di trattamento odontoiatrico o rimandarlo.
Per concludere è opportuno tenere conto della possibilità da parte del dentista di adottare misure emostatiche locali e sistemiche, nel caso si rendessero necessarie. Tra le possibili misure locali figurano gelatine assorbibili, colluttori antifibrinolitici, tamponi di collagene, che possono essere applicati al bisogno.

Nello sviluppo della procedura dentale, il paziente deve essere osservato con molta attenzione fino a quando non si raggiunga un’adeguata emostasi. Le misure sistemiche per far fronte a un’eventuale emorragia incontrollata dovrebbero essere predisposte in anticipo e dipendono dallo specifico anticoagulante assunto dal paziente. Quando si tratta di dabigatran, rivaroxaban, apixaban o edoxaban è consigliabile che il dentista si confronti con un medico in modo da assicurare la disponibilità di complesso concentrato protrombinico (Ccp) a tre o a quattro fattori. In particolare, se il farmaco in questione è il dabigatran, se nelle vicinanze c’è un’unità di dialisi può essere opportuno in casi complessi predisporre un protocollo per emodialisi urgente.
Per aiutare gli odontoiatri a gestire queste situazioni complesse, gli autori della revisione hanno proposto un algoritmo, che riportiamo graficamente rielaborato e tradotto.

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