Attività antimicrobica dei fitoterapici in odontoiatria (seconda parte)

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Un’importante attività antimicrobica è stata attribuita agli estratti di Azadirachta indica (Meliaceae) il cui utilizzo sottoforma di gel (25 mg/g) o collutorio (25%) ha fornito buoni risultati in termini di riduzione dell’indice di placca, dell’indice di sanguinamento e del numero di batteri potenzialmente cariogeni (Streptococcus mutans e Lactobacilli) presenti nella saliva, riducendo così l’incidenza delle lesioni cariose. Un’importante attività antibatterica nei confronti di Streptococcus mutans è stata attribuita a estratti di piante quali Mikania laevigata e Mikania glomerata (Asteraceae). Per ridurre l’infiammazione gengivale vengono impiegati estratti di piante caratterizzati da attività antibatterica, antinfiammatoria, antiemorragica, astringente e anche immunostimolante. In tal senso
esistono dentifrici a base di erbe quali:Echinacea purpurea (Asteraceae) con attività antibatterica, riepitelizzante, cicatrizzante e immunostimolante; Salvia officinalis (Lamiaceae) con proprietà antiemmoragiche; Commiphora myrrha (Burseraceae),
gomma resinosa naturale con proprietà astringenti, antiflogistiche e antisettiche; Mentha piperita (Lamiaceae) con attività analgesica e antimicrobica;  Matricaria chamomilla (Asteraceae) con proprietà antiflogistiche. Collutori contenenti le stesse erbe in associazione con Carum carvi (Apiaceae), comunemente noto come cumino, ed Eugenia caryophyllus (Myrtaceae), o chiodo di garofano, sono considerati una valida terapia in pazienti affetti da parodontite e sono utilizzati regolarmente da numerosi pazienti nell’America meridionale. Chips biodegradabili contenenti estratti di Centella asiatica (Apiaceae) stimolante la sintesi di collagene, in associazione con Punica granatum (Punicaceae) ottimo antiossidante, applicate all’interno delle tasche parodontali hanno determinato una riduzione dei livelli di proteine infiammatorie (IL-1 beta, IL-6) e un miglioramento della profondità di sondaggio. Altrettanto efficace nel ridurre l’infiammazione e il sanguinamento gengivale si è dimostrato l’utilizzo di collutori a base
di Aloe vera (Aloeaceae), pianta succulenta cui si riconoscono proprietà antiflogistiche,
antifungine e antimicrobiche, in particolare nei confronti di batteri aerobi e anaerobi. Dalle foglie della pianta si estrae un gel impiegato per ridurre l’incidenza di osteite alveolare dopo l’estrazione del terzo molare e per il trattamento di ulcere aftose. Estratti di Sanguinaria canadensis (Papaveraceae) contenuti in dentifrici e collutori sembrano svolgere un’efficace azione sia nel controllo della placca sia nel favorire la rimineralizzazione dello smalto in presenza di lesioni cariose. Questi presidi si sono dimostrati efficaci anche nei confronti della gengivite. Per quanto riguarda la terapia di mantenimento dei pazienti parodontopatici, combinando prodotti contenenti S. canadensis
(collutorio per 2 settimane e, a seguire, dentifricio per 3 mesi) all’uso di un collutorio a base di clorexidina (2 settimane) si migliora l’efficacia della clorexidina stessa riducendone, al contempo, alcuni effetti collaterali. Altra pianta utile per il controllo della
placca dentale è Salvadora persica (Salvadoraceae), cui si attribuiscono proprietà detergenti, astringenti e antibatteriche in particolare nei confronti di Streptococcus faecalis e A. actinomycetemcomitans. Gli arabi utilizzano il ramoscello della pianta come un vero e proprio spazzolino da denti naturale (miswak) per ripulire gengive e denti dai
residui di cibo. L’estratto di miswak presenta un sapore relativamente forte
che contribuisce a incrementare i flussi salivari, inibendo la produzione di acido
e aumentando il pH della placca; esercita, così, un potenziale ruolo nella
prevenzione della carie. Diversi studi hanno descritto gli effetti antibatterici di S. persica su batteri cariogeni quali Streptococcus mutans e su alcuni agenti patogeni parodontali quali i Bacteroides. L’azione antimicrobica di S. persica (50% di estratto su base acquosa)
è risultata addirittura migliore di quella della clorexidina (0,2%) nel rimuovere lo smear-layer dentinale. Inoltre, l’uso di chewing-gum contenti estratti di S. persica è considerato potenzialmente efficace nel favorire il mantenimento della salute gengivale e nel ridurre l’indice di sanguinamento. Proprietà antimicrobiche e antiflogistiche sono attribuite alla propoli (nota anche come propolis), sostanza di origine vegetale che le api raccolgono dalle gemme e dalla corteccia delle piante, soprattutto dal pioppo nero (Populus nigra),
per chiudere le fessure presenti negli alveari e garantirne, così, la sterilità. In campo odontoiatrico ne viene proposto l’impiego come irrigante canalare in virtù della sua efficacia, in vitro, nei confronti di Enterococcus faecalis, batterio anaerobio facoltativo presente nel canale radicolare e responsabile dei fallimenti endodontici.
La propoli ha una composizione chimica complessa che varia in relazione al tipo di
ape, all’origine e alla stagione di raccolta. Diversi studi in vitro e in vivo evidenziano
che la propoli, in diverse formulazioni, presenta attività contro i batteri parodontali. L’attività antimicrobica della propoli può essere attribuita ad alcuni componenti – tra i quali flavonoidi (quercetina, galangina e pinocembrina), acido caffeico, acido benzoico, acido cinnamico – che probabilmente agiscono danneggiando la parete cellulare microbica causandone danni strutturali e funzionali. L’artepilina-C e l’acido cumarinico sono
tra i principali responsabili, rispettivamente, dell’attività antinfiammatoria e antimicrobica di un tipo di propoli noto come propoli verde (sud-est del Brasile). In particolare, l’utilizzo di un collutorio alcol free contenente propoli verde (5%) per il controllo della placca e della gengivite ha fornito ottimi risultati in termini di riduzione della placca e dell’indice
gengivale. Interessanti sono i risultati clinici relativamente all’impiego dell’estratto idroalcolico di propoli verde come alternativa nella cura della candidosi orale. L’applicazione diretta della propoli sia sulla lesione sia sulla protesi (totale o parziale) ha mostrato risultati incoraggianti in termini di regressione delle lesioni micotiche, paragonabili a quelli osservati nei pazienti trattati con antimicotici tradizionali.
Molto interessante è anche l’uso della propoli per preservare le fibre del legamento parodontale nei denti avulsi traumaticamente e da reimpiantare.
Spiccate proprietà antibatteriche e antimicotiche sono attribuite all’olio essenziale
che si estrae da Melaleuca alternifolia (Myrtaceae), nota come albero del tè (tea tree). Nonostante tali caratteristiche, studi in vitro hanno evidenziato che quest’olio risulta poco efficace se adoperato come irrigante canalare per la sterilizzazione dei canali radicolari,
probabilmente a causa della sua elevata tensione superficiale. In particolare, estratti idroalcolici di Matricaria recutita (Asteraceae), hanno mostrato un’attività antibatterica superiore a quella del tea tree e ottime capacità “sterilizzanti” nell’irrigazione dei canali radicolari, superiori addirittura a quelle dell’ipoclorito di sodio (2,5%) ma inferiori rispetto all’associazione dell’ipoclorito di sodio con l’acido etilendiamminotetracetico (17%).
Spiccate proprietà antimicrobiche sono attribuite anche ad Allium sativum (Liliaceae), pianta di comune utilizzo in cucina. A. sativum può essere usato come irrigante endocanalare grazie all’allicina in esso contenuta: questa sostanza si è mostrata in grado di distruggere la parete cellulare dei batteri presenti nel canale radicolare. I tessuti pulpari possono trarre giovamento dagli estratti di Ricinus communis (Euphorbiaceae), il comune olio di ricino, che risulta utile in caso di necrosi pulpare grazie all’attività antibatterica nei
confronti di microrganismi orali come Fusobacterium nucleatum, Prevotella nigrescens, Clostridium perfringens e Bacteroides fragilis. Per favorire la guarigione dei tessuti periapicali risulta efficace un composto bioattivo, il carvacrolo o cimofenolo (monoterpene fenolico), agente antimicrobico presente nell’olio essenziale di timo e origano i
cui componenti fenolici stimolano le fibre pulpari. Degno di nota, in caso di infiammazione della polpa e del tessuto periapicale, è risultato anche l’impiego di estratti di Casearia sylvestris (Salicaceae) in associazione con la propoli. Per quanto riguarda l’attività antinfiammatoria delle piante e la loro applicazione in campo odontoiatrico, gli studi sono
ancora poco numerosi e necessitano ulteriori approfondimenti. Grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, Aloe vera e Portulaca oleracea (Portulacaceae)
si sono invece rivelate una buona alternativa terapeutica per la cura sintomatica delle lesioni orali nei pazienti affetti da lichen planus orale. Degna di nota è una revisione in cui sono stati esaminati gli studi relativi agli effetti di estratti vegetali (uva, bacche, tè, cacao,
caffè, camomilla, mirto, miele/propoli, estratti di aloe) sulla salute orale, in particolare su carie, gengiviti, malattie periodontali, candidosi, afta orale, mucosite orale, lichen planus orale, leucoplachia e cancro orale. I dati suggeriscono la mancanza di una forte evidenza, in particolare per quanto riguarda gli studi clinici randomizzati. Tuttavia, un affascinante punto di partenza è stato fornito da studi preclinici che hanno mostrato interessanti attività dei polifenoli (stilbeni, flavonoidi e proantocianidine) contro le più comuni patologie orali (carie, parodontite e candidosi), così come nella prevenzione del cancro orale. In tabella I sono sintetizzate le proprietà terapeutiche dei prodotti fitoterapici.

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