Cementoblastoma: alternative terapeutiche CASE REPORT

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odontoiatra.it, cementoblastoma
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Introduzione

Il cementoblastoma è stato descritto per la prima volta da Dewey nel 1927. Può essere definito come una displasia benigna caratterizzata dalla formazione di tessuto similcemento, connesso in modo diretto alla radice di un dente. Rappresenta circa lo 0.8-2% di tutti i tumori odontogeni. Nonostante in passato sembrasse predominante nei maschi che nelle femmine, l’ampliamento della casistica non ha dimostrato differenze statisticamente significative tra i due sessi. La prevalenza di questo tumore aumenta nel corso della seconda e terza decade di vita. Nonostante interessi principalmente soggetti adulti, svariati casi sono stati riscontrati anche nei bambini, con interessamento a livello degli elementi dentari decidui. Il cementoblastoma si manifesta più frequentemente nella mandibola che nel mascellare superiore, con una maggior incidenza nel primo molare e nel secondo premolare. La diagnosi è clinica, radiografica e istologica. All’esame obiettivo risulta asintomatico nella maggior parte dei casi; viceversa si riscontrano dolore ed edema della sede interessata. All’esame radiografico, il cementoblastoma appare come una massa radiopaca strettamente connessa alla radice del dente. L’esame istologico è fondamentale per fare la diagnosi differenziale con altre lesioni simili, come displasie fibrose, osteoblastomi e osteosarcomi; ci permette quindi di stabilire una diagnosi certa.

Case report

Una donna di 32 anni si presenta nel dipartimento di chirurgia orale dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nel 2004, comunicando dolore e gonfiore in corrispondenza dell’elemento 3.8. All’esame obiettivo si rileva pericoronarite. Per approfondire il quadro diagnostico viene prescritta un’ortopantomografia, dalla valutazione della quale si rileva posizione dell’elemento e struttura. Si notano inoltre due formazioni simmetriche e radiopache, situate in corrispondenza di 3.6 e 4.6. Viene richiesta una TCCB di approfondimento, si riscontra continuità con le radici degli elementi dentari e si rilevano le dimensioni: 16 mm per la lesione di sinistra eli mm per quella di destra. Si ipotizza diagnosi di cementoblastoma. Si programma escissione della neoformazione di sinistra per poter svolgere esame istologico di conferma. Per evitare possibili recidive, come indicato da numerosi autori, si esegue al contempo l’avulsione del dente interessato (3.6). Dopo completo curettage chirurgico della cavità, si sutura con Prolene 3.0. L’esame istologico conferma l’iniziale diagnosi di cementoblastoma. La paziente, in seguito all’intervento, viene monitorata ad intervalli regolari di 6 mesi per il primo anno e di 12 mesi nelle fasi successive. A distanza di 5 anni manifesta dolore in corrispondenza dell’elemento 4.6. Si esegue il test di vitalità e si rileva positività; si opta pertanto per lo svolgimento della rispettiva terapia endodontica. A distanza di 7 anni, in corrispondenza dell’emimandibola di sinistra non si riscontra alcuna recidiva; la lesione in corrispondenza dell’elemento 4.6 rimane invariata dal punto vista dimensionale e dell’aspetto radiografico. In letteratura sono stati descritti diversi approcci terapeutici al cementoblastoma. Quello più usato consiste nell’enucleazione della lesione associata ad avulsione dell’elemento dentale annesso e a curettage chirurgico della cavità. Altre tecniche hanno previsto o l’escissione del solo cementoblastoma, con preservazione del dente annesso, o il mantenimento di ambedue associato a monitoraggio. Se si sceglie di mantenere l’elemento dentale è preferibile eseguire apicectomia della radice coinvolta; infatti, in caso contrario, è stata dimostrato un maggior rischio di recidiva, che normalmente si presenta nel 37% dei casi. Il cementoblastoma può essere trattato in diversi modi; non esistono infatti attualmente linee guida ben definite. In questo caso, una volta certi della benignità della lesione di sinistra, vista la simmetria tipica del cementoblastoma, si è optato per il mantenimento di quella di destra. Il monitoraggio ha in ogni caso un ruolo chiave: stabilendo un tempo zero è infatti possibile registrate cambiamenti relativi alla formazione e al dente coinvolto.

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