Cheratocisti odontogena. Enucleazione chirurgica CASE REPORT

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odontoiatra.it, cheratocisti odontogena
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Si presenta alla nostra attenzione, presso l’unità dipartimentale di Chirurgia Orale dell’Ospedale San Raffaele, diretta dal prof. Raffaele Vinci, una paziente di 37 anni, di sesso femminile, riferita da un professionista per una neoformazione multiloculare in mandibola sinistra. La paziente riferisce dolore alla masticazione e, all’esame obiettivo, presenta tumefazione e gonfiore; la mucosa appare di colore rosato. I test di vitalità degli elementi 3.6 e 3.7 risultano positivi e la paziente non riferisce parestesie. L’anamnesi medica risulta negativa. All’OPT si rileva la presenza di una lesione radiotrasparente, multiloculare, con orletto sclerotico e margini ben definiti, lungo tutta la branca montante sinistra della mandibola, associata all’elemento 3.8 in inclusione totale, mesio-inclinato di classe B2; le radici degli elementi 3.6 e 3.7 risultano incluse nella lesione. A causa della stretta relazione tra la lesione, l’elemento incluso e il canale mandibolare, viene prescritta una TC, come indagine radiologica di secondo livello. Alla TC, si nota un importante riassorbimento della corticale vestibolare e una dislocazione verso il basso del fascio neurovascolare, con erosione del tetto del canale mandibolare. L’aspetto clinico e radiografico della lesione e la sua aggressività orientano il chirurgo verso una diagnosi di cheratocisti odontogena multiloculare, per cui, verosimilmente, anche gli elementi 3.6 e 3.7, attigui alla lesione, dovranno essere estratti insieme al 3.8.

MATERIALI E METODI

In seguito a un’attenta valutazione pre-operatoria, si decide di estrarre l’elemento 3.8 in disodontiasi e gli elementi 3.6 e 3.7 e di enucleare in toto la lesione, tramite un intervento di enucleazione. In anestesia locale, previa terapia antibiotica, viene eseguita un’incisione marginale dall’elemento 3.3 in senso distale con incisione di rilascio a 120° in senso distale all’elemento 3.7; dopo aver allestito un lembo muco-periosteo, data la relazione dell’elemento 3.8 e della lesione con il fascio neurovascolare alveolare inferiore, si procede all’ostectomia di accesso crestaie e vestibolare mediante manipolo piezoelettrico con irrigazione continua. Dopo aver lussato ed estratto gli elementi dentari, viene creata un’unica grande breccia ossea che permette di accedere alla lesione; dati i numerosi setti intra-cavitari, il clivaggio della lesione risulta complesso e viene effettuato con cura, mediante l’utilizzo di scollatori curvi, al fine di non ledere l’epitelio cistico e il nervo alveolare inferiore. La lesione multiloculare viene enucleata nella sua interezza e la cavità residua viene zaffata con spugne di collagene per garantire una corretta emostasi. Viene eseguita una sutura in seta 3/0 che sarà rimossa a 10 giorni dall’intervento. Al paziente è prescritta una terapia antibiotica con 1 g di Amoxicillina + acido clavulanico, 2 volte al giorno, per 6 giorni, e una terapia antiflogistica al bisogno, oltre a sciacqui con clorexidina 0.2%. La neoformazione rimossa è fissata in formalina tamponata e inviata al reparto di Istologia e Anatomia Patologica dell’Ospedale San Raffaele per un’analisi istopatologica, con un’indicazione clinica di cheratocisti odontogena multiloculare da parte del chirurgo.

RISULTATI

L’esame istologico conferma la diagnosi di cheratocisti odontogena multiloculare, con dimensioni totali di circa 6 cm. La guarigione alla rimozione punti e a 3 settimane dall’intervento appare buona e le mucose di colore rosa. Non si rilevano infezioni e non vengono riferite disestesie o parestesie da parte del paziente. L’esame radiografico a 12 mesi mostra una corretta riossificazione, in via di completamento. I controlli e il follow-up post-operatorio mostrano, dunque, un decorso nella norma, senza particolari complicanze. L’indice di riossificazione appare concorde con la letteratura attuale.

CONCLUSIONI

Questo studio dimostra come una precisa valutazione pre-chirurgica possa consentire l’enucleazione di lesioni estese, anche nei casi più complessi, senza rischi e particolari complicanze, permettendo una sufficiente conservazione di struttura ossea residua. L’utilizzo del manipolo piezoelettrico risulta fondamentale quando la lesione è adiacente a strutture anatomiche rilevanti. La guarigione dopo enucleazione si dimostra buona, con una rigenerazione ossea progressiva, in media con quella della letteratura più rilevante, e senza particolari complicanze.

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