CHETOACIDOSI

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Il diabete tipo 1 è la malattia endocrino-metabolica più frequente dell’infanzia e dell’adolescenza, la cui incidenza in Italia varia da 6-7 casi per 100 bambi- ni/anno 0-14 anni, a 40 casi per 100 bambini/anno 0-14 anni, a seconda delle regioni, con i dati di incidenza maggiori in Sardegna. Tradotto in cifre, significa che i pazienti con diabete tipo 1 in Italia sono circa 200.000, molti dei quali hanno avuto ovviamente l’esordio in età pediatrica. Di questi, circa 20.000 hanno un’età inferiore a 18 anni.

La diagnosi di diabete è semplice da fare, ed è caratterizzata dalla triade poliuria (urinare frequentemente), polidispia (bere molto, più di 3 litri al giorno in media), e dimagrimento (nonostante i bambini/ragazzi spesso si alimentino più del solito). Il problema è pensare a questa diagnosi, e non è infrequente veder arrivare in ospedale pazienti in gravi condizioni perché, pur presentando i classici sintomi, non era stata fatta la diagnosi. E’ così che, ancora nel 2016, è possibile veder arrivare in ospedale bambini in chetoacidosi diabetica.

La chetoacidosi diabetica (DKA), all’esordio clinico del diabete tipo 1 o nel corso dello stesso, rappresenta un’emergenza clinica per il Pediatra. Esistono, a livello internazionale. Linee Guida e raccomandazioni stilate dalle principali Società di diabetologia, prima fra tutte l’ISPAD (International Society for Pediatrie

and Adolescent Diabetes), relative al trattamento della DKA in età pediatrica, cui si sono, da circa un anno, affiancate le Raccomandazioni italiane, stilate dal Gruppo di Studio sul Diabete della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica.

E’ intenzione di questo Gruppo promuovere una campagna di sensibilizzazione a livello nazionale “Italia Campaign”, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di chetoacidosi, specie nella sua forma severa, all’esordio del diabete tipo 1. Questo per migliorare la prognosi di centinaia di bambini e adolescenti che tutt’oggi corrono seri rischi per la loro salute se incorrono in episodi di chetoacidosi. L’idea di questa campagna di prevenzione nasce da alcune considerazioni.

La prima e più importante, è che la DKA può essere prevenuta facendo una diagnosi precoce di diabete. La cosiddetta “Parma Campaign”, ideata e condotta ormai diversi anni fa dal Prof. Maurizio Vanelli, allora direttore della Pediatria di Parma, e dai suoi collaboratori, aveva avuto il merito di ridurre a zero Linci- J denza di DKA a Parma e provincia.

Purtroppo, dopo alcuni anni, non essendo più stata rinnovata, questo effetto è andato scemando fino al suo annullamento e ancora oggi i bambini esordiscono con DKA anche a Parma.

La seconda considerazione quindi, è che sia necessario tenere alta l’attenzione per periodi molto lunghi, coinvol­gendo magari figure diverse, che si occupano dei bambini. Un’indagine appena pubblicata sul Journal of Diabetes Research, condotta dai pediatri afferenti alla SIEDP sul­l’incidenza di DKA all’esordio negli anni 2012 e 2013, ha evidenziato che questo resta un problema. Circa il 38% dei nuovi casi di diabete tipo 1 esordisce con una DKA; percentuale che sale a oltre il 70% dei nuovi casi se si prendono in considerazione i bimbi fino a 6 anni. Di questi circa il 10-11% aveva una DKA grave.

Tutte queste considerazioni sono state alla base della decisione del Gruppo di Studio sul Diabete della SIEDP di promuovere una nuova campagna di sensibiliz­zazione, che coinvolgesse tutto il territorio italiano, che durasse almeno un anno, con la possibilità che la sua durata si prolunghi, e che vedesse coinvolte figure diverse che si occupano del bambino.

Fra queste i Pediatri di famiglia in prima battuta, quali responsabili dello stato di salute dei loro piccoli pa­zienti, debbono per primi pensare alla possibilità del diabete tipo 1 quando se ne manifestino i sintomi.

Ma anche la scuola, luogo dove bambini e adolescenti trascorrono gran parte delle .loro giornate.

A volte infatti, possono essere gli insegnanti a notare per primi che qualcosa non va in un bambino: ad esempio molte richieste di andare al bagno e sete intensa. Pensa­re alla possibilità del diabete significa comunicare alla famiglia questo dubbio e permettere ai genitori di fare le indagini opportune. Le famiglie infatti, hanno il diritto di essere educate e informate su questa possibilità. Questo è il motivo per cui, con la pubblicazione del pre­sente articolo in questa Rivista, prende avvio anche la diffusione di un manifesto informativo che invitiamo i Pediatri ad appendere nei propri ambulatori e gli inse­gnanti nelle scuole e in qualsiasi altro luogo frequentato da bambini e adolescenti e dalle loro famiglie (è possibi­le farne richiesta a EDITEAM Gruppo Editoriale alla maiI conoscerepercrescere@editeam.it).

Il manifesto è stato appositamente studiato per far pensare ai sintomi più comuni del diabe­te (fare tanta pipì e

bere tanto) e per sugge­rire che se queste condizioni dovessero veri­ficarsi è bene rivolgersi al proprio Pediatra che sarà poi in grado di dare tutte le indi­cazioni opportune.

Se tutti insieme saremo capaci di “lavorare” bene a questa “Italia Campaign”, potremo replicare i primi, incoraggianti risultati

della “Parma Campaign” e azzerare il nu- mero di DKA all’esordio di diabete tipo. Insieme possiamo sconfiggere la DKA, perché più nessun bambino rischi la vita per una diagnosi tardiva, perché più f nessun pediatra si senta responsabile per non aver pensato alla diagnosi di diabete più tempestivamente.

Questa nuova campagna di sensibilizzazione è resa possibile grazie al contributo non con­dizionante di Bayer.

Buona Italia Campaign a tutti!

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