CISTI NASO-PALATINA.

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Si presenta molte volte come reperto occasionale radiologico a carico del mascellare superiore in sede del forame naso-incisivo. Si presenta con una caratteristica immagine radiotrasparente a forma di cuore di carta da gioco per la proiezione della spina nasale anteriore, di consistenza dura ed elastica o fluttuante a seconda o meno dell’erosione della corticale ossea. Nei casi avanzati può essere presente una tumefazione sul versante vestibolare, come pure un coinvolgimento del pavimento nasale. Cresce lentamente, in modo indolore, ma può andare incontro a infezione coinvolgendo i denti vicini le cui radici possono risultare spostate a causa dell’espansione cistica con palato versione delle corone dei due incisivi. I denti in genere si mantengono vitali. Predilige il sesso maschile tra la quarta e la sesta decade di vita. Nelle fasi iniziali si può confondere con il canale naso-palatino. La terapia di elezione è l’exeresi chirurgica, va aggredita dal lato palatale, in genere non tende a recidivare.
Tecnica chirurgica
1. Anestesia e incisione
L’anestesia viene effettuata al nervo naso-palatino e potenziata con due tronculari ai nervi palatini maggiori aggiungendo una plessica in zona vestibolare di 11 e 21. L’incisione intrasulculare lineare si estende da canino-premolare di un lato a quello contro laterale da effettuarsi a tutto spessore con una lama del 15.
Da evitare i tagli di scarico sia per il miglior controllo del sanguinamento sia per un migliore riposizionamento del lembo.

2. Scheletrizzazione ed exeresi
Con uno scollatore in modo preciso si effettua il sollevamento del lembo rispettando tessuto pericoronale e papille. La fibromucosa palatina significativamente spessa oppone una certa resistenza. Il fascio pascolonervoso palatino, se ostacola le manovre, può essere opportunamente legato e sezionato. Ciò non compromette la vascolarizzazione e non è causa di sequele neurologiche significative. Esposto il palato nella porzione anteriore si procede all’escissione della cisti con l’utilizzo di cucchiai. Per non danneggiare la parete cistica è opportuno il riconoscimento del giusto piano di clivaggo. In genere, una zona usurata favorisce il riconoscimento della cisti, può comunque essere necessaria la rimozione dell’osso che la sovrasta (osteotomia). Questa può essere eseguita con micromotore a bassa velocità. Dalla cisti può fuoriuscire un liquido giallastro, viscoso e privo di cristalli di colesterina.
Grande attenzione va posta nel non ledere i fasci vascolo-nervosi dei denti onde poterne mantenere la vitalità.
La cavità residua può essere revisionata con una fresa e abbondante irrigazione al fine di rimuovere ogni residuo della parete cistica. Si può posizionare una spugna emostatica se necessario un miglior controllo del sanguinamento.
3. Sutura
Si riposiziona il lembo e si sutura a punti staccati interdentali. Si esegue un tamponamento compressivo della ferita con garza umida per qualche minuto onde favorire l’emostasi.
Si controlla la tenuta dell’emostasi e della sutura e si dimette il paziente.
4. Guarigione
Occorre impartire le opportune raccomandazioni sull’alimentazione che dovrà essere rispettosa della sede chirurgica prediligendo cibi morbidi e freddi per i primi giorni.
Si prescrive una copertura antibiotica short-term associata a un fans, sciaqui con clorexidina per una decina di giorni prevedendo la rimozione della sutura in ottava giornata. Un controllo radiografico a 12 mesi conclude l’iter e verifica l’avvenuta guarigione, oltre che dei tessuti molli, di quelli duri con una adeguata remineralizzazione della zona. La formazione ben rimossa non tende a recidivare.

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