Contro le epatiti si deve mettere in campo anche l’informazione

0
216

Fino a non molto tempo fa, vale a dire prima del la diffusione su vasta scala delle misure di igiene e profilassi, parlare di epatiti significava inevitabilmente trascinare sul banco degli imputati i dentisti, accusati di contribuire a trasmettere l’infezione assieme alle trasfusioni non controllate, all’uso promiscuo di siringhe dei tossicodipendenti, a pratiche pericolose in assenza di adeguate precauzioni come i tatuaggi e i piercing.

Oggi non è più così e, fermo restando il monito a tenere sempre la guardia alzata rispetto alla sterilizzazione degli strumenti e degli accessori, il dentista può svolgere un ruolo che non è più soltanto di scontata protezione dei propri pazienti di fronte al rischio epatiti, ma che si può trasformare in una consulenza informativa globale su malattie infettive molto diffuse e potenzialmente pericolose per le conseguenze della loro cronicizzazione.

Una giornata mondiale per un problema sommerso

L’occasione per intraprendere il discorso viene dalla Giornata Mondiale dell’Epatite che si è celebrata in maggio in tutto il mondo per iniziativa della World Hepatitis Alliance e con il sostegno delle oltre 280 associazioni

mondiali che operano a tu­tela dei pazienti affetti da epatite B e C. L’obiettivo è di sensibilizzare gli ope­ratori sanitari, la popolazio­ne e le istituzioni, ma an­che di sottolineare la scar­sa consapevolezza che an­cora caratterizza il proble­ma e l’evidente mancanza di volontà politica di met­tere in pratica strategie sanitarie di informazione e prevenzione come quelle pianificate per altre malat­tie come l’Aids, la tuber­colosi e la malaria, di fron­te alle quali le epatiti pre­sentano numeri di inciden­za e mortalità analoghi se non superiori.

Tra l’altro, in concomi­tanza con la Giornata Mondiale, l’associazione EpaC (educazione, pre­venzione e ricerca sull’e­patite C) ha organizzato al­la Biblioreca del Senato l’evento, “Epatiti Summit 2010”, che ha approfondi­to i diversi aspetti della questione in termini epi­demiologici, sociali ed economici (la malattia cro­nica e le sue complicanze come la cirrosi, il tumore e il trapianto epatico han­no un impatto pesante sulla società).

I numeri allarmanti di una vera emergenza

I numeri, infatti, sono decisamente allarmanti e contrassegnano una vera e propria emergenza ri­guardante le epatiti virali, che rappresentano tra l’al­tro un problema sommer­so e quindi sottostimato. A livello mondiale, infatti, le persone coinvolte sono più di 500 milioni, vale a dire una persona su 12. Proprio da qui nasce lo slogan della Giornata Mondiale dell’Epatite, per­chè molti pazienti non so­no consapevoli di essere portatori cronici dell’infe­zione. Nel mondo, ogni 30 secondi una persona per­de la vita a causa di que­ste malattie, per un totale di un milione di decessi ogni anno.

Peraltro, spetta proprio al nostro paese il primato europeo del numero di ca­si di malattie epatiche. A risultare infatti affetto da epatite, cirrosi o epatocar- cinoma è un imponente esercito di oltre due milio­ni di italiani, dei quali un milione e 600 mila è affet­to da epatite C e 600 mila

sono affetti da epatite B.

Molti non sanno di aver contratto l’infezione, dato che le epatiti virali croni­che rimangono spesso si­lenti per anni, ma non po­chi manifestano la malat­tia in forma di cirrosi epati­ca: in Italia si contano 230 mila casi nell’infezione da virus C e 100 mila nell’in­fezione da virus B, che si traducono in circa 10 mila decessi ogni anno.

Perchè il nostro paese è il peggiore d’Europa come spiega Giampie­ro Carosi, direttore dell’I­stituto di malattie infettive e tropicali dell’Università di Brescia, «In Europa la prevalenza dell’epatite è maggiore nei paesi del Sud. E per quanto riguarda le complicanze, ossia il carcinoma del fegato e l’e- patoscompenso, l’Italia sta peggio del resto d’Eu­ropa. In Italia si contano più casi anche rispetto alle altre aree del Mediterra­neo come la Grecia e la Spagna. Da noi, infatti, non esiste un sistema di registrazione delle epatiti croniche, ma solo di quel­le acute». Oggi, però, co­me fa notare lo speciali­sta, la registrazione dei ca­si acuti ha poco significato e per tenere sotto control­lo la situazione sarebbe molto più utile la notifica e un registro delle epatiti croniche.

Vecchi e nuovi fattori di rischio

E’ sempre Carosi a ri­cordare i principali fattori di rischio per le infezioni da virus B e C dell’epatite, ponendo l’accento su ta­tuaggi, piercing, sessualità “disordinata”, incidenza delle infezioni negli immi­grati. «Anni fa la minaccia principale era rappresenta­ta dalla tossicodipendenza in vena con l’uso promi­scuo delle siringhe» spiega lo specialista. «Oggi, invece, circolano in quan­tità superiore quegli stu­pefacenti che favoriscono una vita sessuale promi­scua, facilitando la diffu­sione dell’epatite C, ma soprattutto della B. Per quanto riguarda la C, stan­no emergendo come fat­tori di rischio importanti pratiche come il piercing e i tatuaggi».

Pesanti conseguenze emotive per i portatori

Le epatiti B e C, inol­tre, non rappresentano soltanto un problema di carattere clinico-sanitario, ma portano con sé non poche conseguenze an­che emotive per chi ne è portatore. Come testimo­

nia Ivan Gardini, presiden­te dell’associazione di pa­zienti EpaC, paure, ansie, sensi dì colpa e la consa­pevolezza di convivere con qualcosa di potenzial­mente pericoloso per sé e per gli altri finiscono per dominare la vita dei malati e condizionare quella dei loro familiari, con un im­patto notevole sul rappor­to che la persona che si scopre positiva intrattiene con il mondo che la cir­conda.

Richieste circostanziate formulate dagli esperti

Sono dunque questi gli aspetti più rilevanti che ri­guardano riguadanti la realtà sottovalutata delle epatiti. Vale comunque la pena di sottolineare che dalle inziative di sensibiliz­zazione legate alla Giorna­ta Mondiale dell’Epatite e in particolare dal conve­gno Epatiti Summit 2010 sono anche emerse indi­cazioni precise e un docu­mento ufficiale di indirizzo.

Diverse le richieste e le proposte formulate dagli esperti: si chiede che le epatiti B e C vengano uffi­cialmente riconosciute co­me un problema di salute pubblica e inserite nei pro­getti previsti dal Piano na­zionale della prevenzione e nei programmi del Cen­tro di controllo delle malat­tie del ministero della Sa­lute. Si propone lo stanzia­mento di risorse per rafforzare l’attività di pre­venzione, come la vigilan­za sulle strutture che prati­cano piercing e tatuaggi, l’offerta della vaccinazione anti-epatite B agli immi­granti da aree a rischio (Est Europa, Russia, Cina, Mediterraneo del Sud), ai conviventi di portatori del virus B e ai tossicodipen­denti e ai detenuti, la pro­mozione della diagnosi precoce nelle persone a ri­schio di infezione, la crea­zione di registri di notifica sulle nuove diagnosi e sul­la mortalità da epatiti virali croniche, un maggiore so­stegno alla ricerca e alle associazioni che aiutano i pazienti e i loro familiari.

Il documento ufficiale con un tocco polemico

A supporto delle istan­ze è stato stilato il docu­mento “Epatiti: un’emer­genza sommersa”, nato dalla collaborazione di tut­

te le organizzazioni promo­trici del convegno Epatiti Summit 2010, per sensibi­lizzare la popolazione, gli operatori sanitari e le auto­rità santarie su un proble­ma troppo trascurato. Co­me spiega Mario Rizzetto, direttore della Divisione di gastroepatologia dell’O­spedale Molinette di Tori­no, «Il documento nasce dall’esigenza di fare luce sugli aspetti più critici del­la prevenzione e della ge­stione delle infezioni da vi­rus B e virus C dell’epati­te, per identificare gli stru­

menti utili a correggere e migliorare il controllo di un problema di grande impat­to che ha finora ricevuto scarsa attenzione nei piani di politica sanitaria e in ter­mini di supporto alla ricer­ca: la lotta a malattie infet­tive meno rilevanti dal punto di vista numerico ma dal grande effetto emotivo e mediatico co­me l’Aids, che in Italia pro­

voca circa 200 decessi al­l’anno di fronte ai diecimi­la attribuibili alle epatiti, può contare su dispiega­menti di forze decisamen­te più imponenti».

Il valore aggiunto all’informazione

Dal nostro punto di vi­sta, in termini pragmatici, il compito del dentista di fronte al problema epatiti appare chiaro: oltre alle ovvie precuzioni di caratte­re igienico, si tratta di con­tribuire a far emergere dal­l’oscurità questa malattie,

informando il proprio clien­te-paziente sui rischi e l’e­voluzione che comporta l’infezione. I dati appena visti configurano un reale problema di salute pubbli­ca se non una vera e pro­pria emergenza e in que­sto campo l’informazione non basta mai. Soprattutto quando viene da un pro­fessionista sanitario di fi­ducia come il dentista. ^

La Giornata Mondiale dell’Epatite (World Hepatitis Day) è un’iniziativa partita nel 2008 che quet’anno è quindi giunta alla sua terza edizione. Quest’anno lo slogan della giornata è stato “Questa è l’epatite…” (“This is hepatitis…”), con l’intento di sensibilizzare ed eliminare lo stigma che così di frequente accompagna queste malattie.

La Giornata Mondiale dell’Epatite ha ottenuto il supporto di governi, organizzazioni non governative di altro profilo e istituzioni sovranazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità, patrocinando più di 700 eventi in tutto il mondo, che spaziano da concerti rock a conferenze stampa, incontri istituzionali, manifestazioni per la raccolta di fondi.

Peraltro, la Giornata Mondiale dell’Epatite rappresenta la tappa di un piano quinquennale che mira a ottenere una maggiore consapevolezza globale sul problema e al miglioramento della prevenzione, della diagnosi, del trattamento e del sostegno di chi è affetto dall’epatite B e dall’epatite C.

La Giornata Mondiale dell’Epatite è coordinata dalla World Hepatitis Alliance (Alleanza Mondiale per le Epatiti), organizzazione no profit che rappresenta oltre 280 associazioni nel mondo che tutelano i malati di epatite B e C. Il consiglio direttivo è formato da gruppi di pazienti di sette aree geografiche: Europa, Mediterraneo dell’Est, Africa, Nordamerica, Sudamerica, Australia e Pacifico dell’Ovest.

Lo slogan “Sono io il numero 12?” caratterizza la principale uampagna di sensibilizzazione promossa dalla World Hepatitis Alliance ed è il fulcro della Giornata Mondiale dell’Epatite, fin dal suo lancio tre anni fa per sottolineare un dato allarmante: nel mondo, una persona su 12 ha l’epatite cronica B o C, ma la maggior parte non ne è consapevole. “Sono io il numero 12?” vuole sollecitare le persone a rendersi conto della portata dell’epidemia, ad interrogarsi se si è a rischio e a sottoporsi al test.

La campagna ha raggiunto più di un miliardo di persone nel mondo, inclusi 100 mila visitatori da oltre 700 paesi ai siti web e ai social network come Facebook, YouTube e Twitter. È stata tradotta in 40 lingue e utilizzata da gruppi di pazienti in più di 60 Paesi. Il logo è apparso ovunque, dai concerti rock in Bangladesh agli aeroporti negli Stati Uniti, agli incontri con la stampa un po’ ovunque nel mondo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here