Cronaca odontoiatrica /labiopalatoschisi/carie

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Odontoiatra.it trattando varie volte l’argomento sulla labiopalatoschisi, ha sottolineato l’insorgenza di carie nei bambini affetti da questa malformazione.

La schisi del labbro (labioschisi) e la schisi del palato (palatoschisi) sono, rispettivamente, mancate saldature del labbro o del palato, i quali normalmente si fondono durante le prime settimane di gravidanza.

L’incidenza complessiva, dato che nel 70-80% dei casi sono associate nella forma complessa della cheilognatopalatoschisi, varia tra 1:500 e 1:2.500 neonati in relazione principalmente a variabili etniche, essendo massima tra le popolazioni orientali e più bassa in quelle di origine africana.

L’Italia, si attesta su frequenze abbastanza alte, circa 1:800 nati vivi all’anno, che sono in linea con quelle di altri Paesi dell’Europa mediterranea ma inferiori a quelle di alcuni paesi del Nord Europa, in particolare dei Paesi scandinavi.

In Svezia, le malformazioni del palato primario e del palato secondario si riscontrano approssimativamente in un neonato ogni 500. Gli autori, afferenti al Dipartimento di odontoiatria pediatrica del Odontologiska Institutionen di Jönköping, hanno focalizzato il loro studio sul rischio di patologia cariosa in soggetti con vari tipi di schisi del labbro, dell’alveolo e del palato retroincisivo.

Tradizionalmente, infatti, dal punto di vista odontoiatrico in questi casi la massima attenzione è rivolta alla programmazione degli interventi ortodontici, destinati a susseguirsi dalla nascita fino all’età adulta, anche se evidenze di un’aumentata prevalenza di patologie dentarie (carie, difetti dello smalto) sono emerse da indagini recenti.
In questo studio Sundell e collaboratori hanno stimato in un campione di 133 bambini con schisi labiopalatali di vario tipo il rischio di patologia cariosa in relazione ai possibili fattori predisponenti.
I piccoli pazienti sono stati reclutati dai due centri dedicati delle università di Linköping e di Göteborg in modo da formare due sottogruppi di età diversa (77 bambini di 5 anni e 56 bambini di 10 anni), che sono stati messi a confronto con due sottogruppi di controllo (133 bambini di 5 anni e 164 bambini di 10 anni), equiparabili per distribuzione geografica e caratteristiche sociodemografiche, provenienti da sei cliniche odontoiatriche pubbliche.

La valutazione del ruolo dei fattori di rischio considerati è stata effettuata con i seguenti metodi: un questionario destinato ai bambini e/o ai loro genitori concernente le pratiche di igiene orale di routine, le abitudini dietetiche e l’adozione di fluoroprofilassi; la determinazione del punteggio di placca a livello delle superfici buccale e linguale dei denti dei quadranti primo e quarto secondo il Quigley-Hein Plaque Index modificato; la misurazione del flusso salivare dopo stimolo con paraffina (ottenuta solo nel gruppo dei bambini di 10 anni); il test di capacità tampone; la conta batterica per Streptococco mutans e lattobacilli. La diagnosi di patologia cariosa è stata fatta in accordo con l’International Caries Detection and Assessment System (ICDAS-II). Per la stima del rischio è stato utilizzato il Cariogram Risk Assessment Software adattato per le fasce di età del campione e ridotto a due range di probabilità di non incorrere nella patologia cariosa: da 0 a 60% (pari a un rischio di malattia alto) e da 61 a 100% (pari a un rischio di malattia basso).

Dai risultati si evince una maggiore propensione dei bambini con schisi labiopalatali nello sviluppo di carie dentale rispetto ai controlli, correlata a concentrazioni salivari di lattobacilli più alte, a igiene orale di qualità più scarsa e, nei bambini di 10 anni, a flussi salivari ridotti.

Sono indispensabili interventi preventivi mirati, per gestire i soggetti affetti da questa malformazione, con protocolli di valutazione precoci.

Odontoiatra.it

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