Cronaca odontoiatrica /legionella/contagio batterico

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Odontoiatra.it ha già discusso di questa malattia in precedenti articoli, poichè in odontoiatria, principalmente il rischio legionella, ma anche altre infezioni, deriva dall’acqua erogata attraverso il riunito odontoiatrico tramite spray, turbine, micromotori, ablatori. Per questo, spesso, lo studio odontoiatrico è indicato come luogo a rischio.

Sono davvero tante le raccomandazioni per evitare il rischio di legionella nello studio odontoiatrico. Il ministero della Salute a seguito di una riunione sembra aver colto gli orientamenti dei sindacati odontoiatrici che chiedevano di poter dire la loro sulla vicenda aperta dagli “inquietanti” esiti dei controlli disposti a Torino dal procuratore Guariniello a inizio anno. Da parte del Dicastero, che ha deciso di coinvolgere al tavolo la Fnomceo da gennaio, sembra si sia compreso che una cosa è la possibilità per il batterio di sopravvivere nell’acqua delle tubature di un palazzo che ospita uno studio odontoiatrico, un’altra quella di proliferare in colonie e infettare i pazienti, cosa che accade negli ospedali raramente.

Aio, Andi e Sumai, che sono i maggiori sindacati, insieme agli uffici ministeriali di Prevenzione e gruppo tecnico odontoiatria, un rappresentante delle regioni (Emilia Romagna) e un tecnico incaricato dalla procura di Torino, hanno convenuto sull’opportunità di rivedere le linee guida per gli studi odontoiatrici sulla base di alcuni principi che possano servire a fare chiarezza sulle procedure da adottare, per esempio effettuare un’analisi batteriologica degli spray del riunito preferibilmente annuale e da parte di laboratori accreditati e ricondurre le protezioni nella legge 81 del 2008. Sul Documento di valutazione del rischio deve risultare con chiarezza da un’analisi tecnica che i circuiti e l’aerosol sono esenti da agenti infettanti, se ciò non fosse possibile si devono mettere in atto tutte le procedure per abbattere la carica di batteri e virus.

A preoccupare non è solo è la sola legionella, in realtà pericolose in colonie da oltre 10 mila unità al litro, sonno anche Pseudomonas, Salmonella ecc. Valori di presenza attestanti un sia pur minimo rischio porteranno altresì a una sorveglianza sanitaria più frequente. A valle delle due raccomandazioni ci sono i consigli ulteriori, tra cui l’applicazione di un filtro a monte del riunito da 0,22 micron capace di bloccare molti agenti infettanti (legionella in primis) o altri sistemi validi per abbattere i rischi, come disinfezioni e svuotamenti quotidiani del circuito idrico “sposati” nelle linee guida attualmente vigenti.

Saranno però soggetti ad ulteriori verifiche questi accorgimenti delle acque. «Le linee guida che andremo a rielaborare nella commissione ministeriale istituita ad hoc questo mese, per portarle all’approvazione della conferenza Stato-Regioni saranno solo una serie di consigli e raccomandazioni sulle varie procedure da mettere in atto per prevenire il formarsi di colonie batteriche nei nostri circuiti e rispettare la legge vigente», dice Pierluigi Delogu, presidente di Aio, sindacato che ha già inviato una nota ai soci per invitarli ad effettuare da subito la valutazione del rischio legionellosi a partire da un prelievo d’acqua da consegnare a un laboratorio accreditato.

La sensibilizzazione da parte di tutti i colleghi deve essere un impegno imperativo, nella autoanalisi del proprio sistema ed eventualmente per correggere, annullare o abbattere quasi totalmente il rischio di infezione: un rischio che i dati epidemiologici internazionali stimano molto basso, confermando solo due casi d’infezione al mondo!

 

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