Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche. Il contributo del Collegio alla crescita professionale

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odontoiatra.it, Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche
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All’inizio c’erano gli odontopuffi. Qualcuno di noi ci soffriva molto; io che, durante il liceo classico, avrei pensato di fare con maggiore probabilità almeno altre 5 professioni diverse prima dell’odontoiatra, meno, ma la cosa mi disturbava comunque e più passava il tempo più mi dava motivazioni per contribuire a cambiare le cose. Durante il corso di laurea, a metà degli anni 80, il tirocinio “clinico”, all’inizio, consisteva in uno stazionamento in posizione eretta almeno 1 metro, a ore 12, dietro il poggiatesta del paziente su cui lavorava lo specializzando – e per questo a Trieste eravamo molto avanti – (voci popolari non confermate raccontano, inoltre, che ci fosse anche una linea, non so se immaginaria, da non superare…); al 5° anno ho estratto un 4.3 con mobilità 6 o 7 (in una scala da 0 a 3) e restaurato due elementi dentari di cui ignoro la prognosi. Quando ho fatto il militare, non esisteva l’ufficiale odontoiatra. Non esisteva la figura di dirigente ospedaliero odontoiatra (nel 1991 è stata un’impresa dei professori Siila e Dorigo assumermi). L’odontoiatria era, al di là dell’impegno dei nostri maestri, una disciplina poco più che ancillare nei collegi di direzione e nei consigli di facoltà e di dipartimento, pur se molto ambita in ambito professionale. Nel primo collegio dei primari cui ho partecipato (2000), il direttore di una medicina interna universitaria si è lamentato ufficialmente che un “paramedico” sedesse in quel consesso… Quanto detto è per tratteggiare, in modo scherzoso pur se assolutamente aderente alla realtà, e soprattutto per i più giovani, quanta strada abbiamo potuto fare grazie ai nostri maestri e alla nostra azione quotidiana. Insieme ai laureati in odontoiatria è cresciuta (ed è la cosa veramente importante) la disciplina in toto, la professione, la ricerca con le società scientifiche, la didattica con i corsi di laurea e le scuole di specializzazione, la tecnologia, i materiali e con loro l’industria, i protocolli, le figure professionali sanitarie e non sanitarie del mondo odontoiatrico, e con loro il livello ed i risultati della clinica, il ruolo negli ordini dei medici, ecc. Per limitarci al mondo universitario, oggi abbiamo 3 magnifici rettori della disciplina (a Chieti, Varese e Milano San Raffaele), decine di direttori di dipartimento/facoltà, eletti nei senati accademici e nei consigli di amministrazione delle università, presidenti di società scientifiche. L’odontoiatria è centrale in gran parte dei collegi di direzione delle aziende sanitarie e ospedaliere, molti odontoiatri sono direttori di dipartimenti assistenziali integrati; l’odontoiatria italiana è riconosciuta a livello mondiale per il suo livello di competenza clinica e di capacità di innovazione e ricerca, adeguatamente supportata da un’industria di riconosciuto valore. Paradossalmente, però, ed in apparente incongruente controtendenza, il quadro della redditività professionale, dell’appeal verso la professione, della soddisfazione degli operatori e delle preoccupazioni per il futuro sembrano rappresentarci un mondo in grande difficoltà. Dove sta la verità e cosa deve fare chi ha la responsabilità di selezionare, formare e guidare nella costruzione degli strumenti per la crescita continua dei professionisti del domani? Non esistono scorciatoie e soluzioni semplici, né i risultati raggiunti sono per sempre acquisiti, anzi. Si devono continuare e se possibile accelerare e rinforzare i percorsi che già da diversi anni, pur se in alcuni casi ancora a macchia di leopardo, sono stati attivati e perseguiti. E in questo ambito credo fermamente che in un momento in cui sembra che la competenza, il lavoro, la serietà anche noiosa dello studio e del l’approfondi mento clinico, culturale ed organizzativo siano o possano apparire un disvalore, invece è nostro doveroso compito ribadire con forza che sono la base indiscutibile ed indiscussa da cui non possiamo prescindere. Il Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche ha superato i 25 anni di vita e, unico tra i collegi dell’area medica, accoglie al suo interno non solo i professori ordinari ma anche gli associati ed i ricercatori, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato. I presidenti che mi hanno preceduto hanno saputo gestire con lungimiranza un passaggio generazionale non banale, governando con lucida e inclusiva determinazione un mondo ampio e articolato che in alcuni momenti ha scricchiolato ma che da questi ne è uscito ancora più forte e coeso.

Nel prossimo futuro l’obiettivo è quello di essere sempre più inclusivi e quindi di riuscire a far partecipare al Collegio anche i colleghi e le sedi che storicamente sono state più tiepide e meno propulsive; a questo fine il Collegio può e deve svolgere un ruolo di servizio per le sedi universitarie ed i singoli iscritti, nonché di supporto tecnico-politico nell’ambito delle specifiche problematiche anche relative alle programmazioni del reclutamento e concorsuale. In un mondo in cui, accanto agli indubbi vantaggi che porta con sé, l’autonomia delle sedi sta facendo emergere delle criticità rilevanti, il Collegio deve svolgere un ruolo di armonizzazione, guida e supporto. In particolare, in collaborazione con la conferenza permanente dei corsi di laurea in odontoiatria e la commissione nazionale dei corsi di laurea in igiene dentale, pare sempre più necessaria l’armonizzazione dei piani di studio dei corsi di laurea delle varie sedi italiane, sia in odontoiatria e protesi dentaria (33) che in igiene dentale (29), allo scopo di favorire la possibilità di trasferimento degli studenti da una sede all’altra (ancora più importante in presenza della graduatoria nazionale nell’esame di ammissione), ma anche di garantire a tutti una preparazione teorica e pratica, uniforme e adeguata. Molto è stato fatto e il progress test ormai attivo da anni, sia per il CLMOPD che per il CLID, è la chiara dimostrazione che il tempo non è passato invano per raggiungere una formazione di livello europeo. Dobbiamo fare, ora, un nuovo salto di qualità e supportare tutte le sedi esportando e facendo conoscere le numerose best practices distribuite in tutta Italia. Dobbiamo preparare le nostre 49 scuole di specializzazione ai percorsi di accreditamento che inevitabilmente l’Osservatorio nazionale ci chiederà di applicare. Il supporto politico del Collegio deve trovare attiva applicazione in una forte azione che miri a contribuire al governo razionale (e non poco più che casuale come avvenuto anche recentemente) della distribuzione dei posti a concorso per la programmazione degli esami di ammissione che presenta criticità significative. Il numero programmato è doveroso, ma l’attuale organizzazione degli scorrimenti si è dimostrata fallimentare sia nel prevenire i ricorsi, motivo per il quale era stata introdotta, sia nell’efficace reclutamento di studenti. A quattro mesi dal test (e alla fine del primo semestre di lezioni!), solo due sedi hanno completato le iscrizioni al primo anno, e più di 1 posto su 4 non è stato coperto. Inoltre, non raramente, gli studenti all’inizio del secondo anno di corso si re-iscrivono all’esame di ammissione e in molti casi si trasferiscono al corso di laurea in medicina e chirurgia, lasciando liberi ulteriori posti, e accentuando l’inefficienza del sistema già caratterizzato, storicamente, da alcuni corsi di laurea con ridotto potenziale formativo e da centinaia di connazionali che si iscrivono a corsi di laurea esteri, in alcuni casi di livello imbarazzante. Dobbiamo sfruttare il potenziale delle università con studenti e specializzandi, per il miglioramento del livello di salute orale della popolazione. Già in molte Regioni si stanno creando le condizioni per aumentare di molto il numero di odontoiatri e igienisti assunti nel SSR ma anche per il finanziamento da parte delle Regioni, di borse per specializzandi o assegni di ricerca, dottorati, ecc. Su questi temi il Collegio è molto unito e i membri particolarmente attivi e motivati. La prima occasione ufficiale di incontro sarà dall’11 al 13 aprile a Napoli per il nostro XXVI congresso nazionale. Il congresso che seguirà l’impostazione “storica” anche quest’anno avrà un appeal particolare per i professionisti non accademici grazie ad un programma che ritengo particolarmente interessante e, novità assoluta, sarà gratuito proprio per favorire la massima partecipazione. 

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