Dolore oro-facciale

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Il dolore oro-facciale (DOF) può essere definito come una condizione algica o una disfunzione che affligge, primariamente, il terzo ramo del nervo trigemino. La sua prevalenza nella popolazione generale è circa del 13% (range 1-48%), maggiore nelle donne. Il DOF cronico si associa, più spesso, ai disordini temporo-mandibolari (DTM) e include anche quadri di sindrome della bocca che brucia (Burning Mouth Syndrome, BMS).

In generale, i disturbi del sonno possono scatenare o aggravare il dolore cronico, compreso il DOF. Nella letteratura oggi disponibile, tuttavia, si evidenzia un’ampia eterogeneità dei dati, che non permette un’associazione causale e suggerisce come vi possano essere ulteriori parametri in grado di influenzare significativamente la percezione del dolore, oltre a variazioni interindividuali e ai differenti approcci metodologici dei singoli studi, i quali coinvolgono, per lo più, soggetti sani, diminuendo la trasferibilità dei risultati alla popolazione di pazienti.

In ogni caso, la privazione del sonno per lunghi periodi sembra in grado di indurre uno stato di maggiore vulnerabilità al dolore e produrre uno stato di iperalgesia in soggetti in buone condizioni di salute. Questo si traduce in aggravamento degli sbalzi d’umore, sonnolenza diurna e affaticamento che possono, in un circolo vizioso, influenzare la percezione stessa del DOF.

Di seguito, i principali DOF con documentate implicazioni sulla qualità del sonno.

> Disordini temporo-mandibolari

I DTM comprendono una serie di condizioni cliniche caratterizzate da dolore a livello dell’articolazione temporo-mandibolare e dei muscoli masticatori, la cui causa principale è ascrivibile a quadri infiammatori, con sospetta sovrapposizione di una componente ormonale. Il rapporto di incidenza tra donna e uomo risulta pari a 10:1, con un picco durante la pubertà e la menopausa.

I disturbi del sonno sono stati recentemente proposti quale fattore di rischio aggiuntivo per lo sviluppo dei DTM, in particolare sulla base di prove indirette, per le quali la deprivazione di sonno può portare sia ad alterazioni del sistema immunitario

indagini retrospettive dei dati clinici. Molte di queste indicano come i pazienti con DTM soffrano di una ridotta qualità del sonno, sebbene manchino studi controllati che ne accertino l’effettivo ruolo nella patogenesi.

In accordo con i dati generali sul DOF, più del 50% dei pazienti con DTM riporta una scarsa qualità del sonno. In uno studio del 2009, che valutava la PSG in pazienti con DTM miofasciali, gli autori riscontravano percentuali elevate di disturbi del sonno di diversa natura: il 75% soffriva di bruxismo notturno, il 36% di insonnia e il 28,4% di sindrome da apnee notturne. Considerando, poi, lo stretto legame tra DTM e quadri di fibro- mialgia, l’intensità del DOF è stata recentemente correlata con la qualità del sonno, in pazienti affetti o meno da questa patologia. In generale, il dolore facciale peggiorava la qualità del sonno, indipendentemente dalla presenza o assenza di co- morbilità con la fibromialgia. Tuttavia, i pazienti con fibromialgia avevano esperienza di un dolore facciale più intenso e una minor qualità del sonno, che però non appariva particolarmen- te aggravata dalla presenza di DTM.

> Sindrome della bocca che brucia

La BMS è un dolore cronico, di tipo neuropatico, che rientra nei DOF e si manifesta come bruciore o sensazione di alterata sensibilità, soprattutto localizzati sull’apice linguale, sul terzo anteriore del palato duro e/o sulle labbra. La BMS si associa a un esame obiettivo intraorale nel quale le mucose orali appaiono indenni da lesioni e a esami ematochimici nella norma. Più frequentemente colpisce le donne dopo la menopausa, con una prevalenza variabile dallo 0,2 al 4,6%. L’eziopatogenesi è, al momento, sconosciuta e oggetto di ampio dibattito nella comunità scientifica.

Il ruolo dei disturbi del sonno quale fattore (potenzialmente) causale o aggravante della BMS è ancora sconosciuto. Alcuni report aneddotici hanno osservato come i pazienti con BMS riferissero un peggioramento del quadro di bruciore quando, la notte precedente, avevano dormito un minor numero di ore; un’altra prova indiretta deriva dal fatto che alcuni farmaci impiegati nella gestione della BMS possiedono anche effetti ipnotici.

Tra i pochi lavori disponibili, vi sono due interessanti e recenti studi caso-controllo trasversali che hanno dimostrato come i pazienti con BMS riferiscano più disturbi del sonno rispetto ai controlli (senza BMS) anche dopo correzione statistica dei risultati per età e numero di farmaci sedativi assunti; infatti, con BMS rispetto al 17,1% dei controlli.

I disturbi del sonno sono problemi comuni che portano a un deterioramento neuropsicologico importante e si associano all’intensità del dolore percepito. L’impatto negativo della BMS sulla qualità di vita potrebbe associarsi, assieme a quadri di ansia e depressione anch’essi di comune riscontro in questi pazienti, all’aumentata incidenza di disturbi del sonno. Bisogna tuttavia ricordare come i questionari sulla qualità di vita solitamente somministrati manchino di accertare con precisione i disordini legati al sonno.

Il trattamento della BMS, spesso, prevede l’impiego di farmaci psicotropi, come il clonazepam e antidepressivi triciclici, i quali possono avere ripercussioni sul sonno. Secondo alcuni autori questo aspetto potrebbe contribuire, almeno in parte, a spiegare il meccanismo d’azione di tali farmaci nella gestione della BMS.

In accordo con i risultati, pur preliminari, a oggi disponibili, la ricerca futura sulla BMS sarà chiamata a considerare con sempre maggior attenzione i disturbi del sonno e le possibili ripercussioni sulla percezione del dolore.

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