Efficacia di un trattamento a base di oli iperossidati nelle ulcere orali traumatiche: studio pilota

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Fig.1 – Ulcera traumatica sul bordo laterale della lingua in T1
Fig. 2 Completa risoluzione dei segni clinici a 2 settimane dal trattamento

INTRODUZIONE

L’insorgenza di lesioni ulcerative orali può essere dovuta a diverse cause, che vanno dai fenomeni di semplice traumatismo a quelli di natura maligna; i primi sono di più comune riscontro. Abitualmente l’eziologia delle ulcerazioni di origine traumatica risiede in episodi di danno fisico localizzato, come quelli riconducibili a un elemento dentario fratturato, a un restauro dentale incongruo, a un traumatismo proveniente da un dispositivo ortodontico o da un manufatto protesico, o più semplicemente a un inatteso episodio di lacerazione mucosa (per esempio da morso, masticazione, spazzolamento, residui alimentari taglienti). Le ulcerazioni orali di origine traumatica possiedono solitamente caratteristiche istopatologiche uniche: un epitelio squamoso ipertrofico, strettamente accanto all’ulcera, che si presenta bruscamente interrotto e un esteso infiltrato infiammatorio all’interno del connettivo sottostante.

L’età di comparsa è correlata all’eziologia della lesione, con una frequenza minore nel sesso maschile. I pazienti presentano generalmente un’area dolente rivestita da residui di fibrina, localizzata soprattutto in corrispondenza del bordo laterale della lingua, benché possano vedersi colpite diverse altre sedi del cavo orale. Prima di impostare un trattamento a base di applicazioni locali bisognerebbe rimuovere la fonte primaria del trauma, quando possibile, poiché diversamente vi potrebbe essere un elevato tasso di recidive.

L’intento di questo studio osservazionale pilota è stato quello di descrivere l’efficacia clinica di un gel a base di oli iperossidati, dotato di funzione protettiva e filmogena, in pazienti affetti da ulcere orali di natura traumatica.

MATERIALI E METODI

Individui con ulcere orali di natura traumatica sono stati selezionati fra i pazienti afferenti alla Sezione di Medicina Orale, Dipartimento di Scienze Chrurgiche, Università degli Studi di Torino. La diagnosi è stata confermata inizialmente da due diversi esperti di medicina orale (PGA, RB) (T1).

I criteri di esclusione comprendevano:

  • storia recente di terapia topica della lesione identificata, nei precedenti 7 giorni;
  • gravidanza o allattamento;
  • lesioni di diametro > 16 mm;
  • diabete mellito.

È stato elaborato un protocollo clinico, prospettico, non randomizzato per caseseries (tra giugno 2014 e febbraio 2015). Tutti i candidati idonei per tale studio sono stati informati circa il protocollo sperimentale e sono state inoltre discusse opzioni terapeutiche differenti. Prima dell’inizio della cura, i pazienti hanno sottoscritto un consenso informato redatto in accordo con la Dichiarazione di Helsinki.Il Comitato etico del Centro Interdipartimentale di Ricerca della Dental School ha approvato lo studio. Il materiale sottoposto a valutazione è stato un gel a base di oli iperossidati  (Novox®, Moss SpA, Lesa, Novara), confezionato in apposite siringhe dal produttore. La preparazione si mantiene in stato di gel se conservata a temperature inferiori a 8 °C e qualora divenga fluida a seguito di una conservazione in ambiente non refrigerato, può essere riportata alla sua condizione fisica ottimale, senza alterazioni qualitative, se conservata nuovamente alle basse temperature sopra riportate. La medicazione è stata applicata 3 volte al dì per una settimana. Ciascun paziente è stato accuratamente edotto sulla modalità di impiego: strofinare con il dito sulla singola lesione precedentemente asciugata, dopo i pasti, prestando attenzione a non parlare, mangiare o bere nella successiva mezz’ora (tab. I). La percezione del dolore è stata stimata in occasione di ciascuna visita tramite scala analogicovisiva del dolore (Visual nalogue Scale, VAS). Questa è una retta orizzontale della lunghezza di 10 cm, contrassegnata da 0 (= assenza di dolore) a 10 (= percezione di massimo dolore). Il diametro maggiore della lesione è stato misurato in occasione di ciascuna visita da un singolo operatore (PGA) servendosi di una sonda parodontale (115 mm). Le visite di controllo sono state programmate a distanza di una (T2) e quattro (T3) settimane dall’inizio della terapia. Sono state realizzate indagini di statistica comparativa fra T1 (inizio della terapia) e T2.

Il test per campioni appaiati è stato impiegato per valutare la differenza nell’estensione della lesione prima e dopo il trattamento proposto e per calcolare la significatività degli esiti correlati alla percezione soggettiva del paziente (VAS), considerando come statisticamente significativi valori di p ≤ 0,05.

È stato utilizzato il software statistico SPSS (SPSS for Windows, version 11, SPSS Inc, Chicago, IL, USA).

RISULTATI

È stato reclutato un campione composto in totale da 14 soggetti di sesso femminile [età media di 68,72 (± 17,93) anni e 7 maschile [età media di 62,14 (± 11,32) anni. Sono state studiate 21 lesioni traumatiche, di cui 5 dovute a dente fratturato (23,8%), 9 a trauma da protesi totale (42,9%) e 7 da lacerazione traumatica inattesa (33,3%). Le sedi di più frequente riscontro sono state il bordo della lingua (38,1%) (fig. 1) e la porzione posteriore del solco alveololinguale della mandibola (28,6%), seguita da labbra e fornice.

È stata osservata una riduzione del diametro (p = 0,000) a seguito dell’applicazione del protocollo clinico (fig. 2); inoltre, è stata riconosciuta una differenza statisticamente significativa in termini di successo da parte del paziente, sotto forma di riduzione del punteggio alla VAS (p = 0,000). Le medesime riduzioni sono emerse quando i dati sono stati stratificati per genere (tab. II).

I risultati ottenuti sono rimasti stabili dopo 3 settimane dalla fine del protocollo (T3) in tutti i pazienti; nessuna lesione era più oggettivabile nel punto di insorgenza e i pazienti non lamentavano sintomi (VAS = 0) (dati non riportati in tabella). Nessun paziente ha riferito effetti collaterali indesiderati durante il periodo della terapia. Anche se tutti i pazienti erano stati inizialmente informati del gusto sgradevole della medicazione, il 20% ha riferito tale problema anche alla fine del periodo di controllo (T3). Questo fastidio non ha però impedito ai pazienti di portare a termine il protocollo prescritto.

DISCUSSIONE

In un soggetto immunocompetente sano, ulcerazioni orali traumatiche delle dimensioni di circa 11,5 cm tendono a guarire nel giro di 15 giorni, se la causa viene prontamente rimossa. Tutti i presidi che possono essere applicati topicamente sulla lesione hanno quindi lo scopo di accelerare il processo di guarigione ed essere di “supporto” al paziente in questo intento. A oggi, nella letteratura disponibile, l’efficacia delle formulazioni topiche nel ridurre il disagio intraorale e lenire il dolore provocati dalle ulcere traumatiche è tuttavia scarsamente documentata. Sulla base delle informazioni in nostro possesso, l’efficacia clinica di un gel a base di oli iperossidati in pazienti affetti da ulcere orali di natura traumatica non è mai stata documentata. Nonostante i molteplici limiti, in particolare in merito al ristretto numero di pazienti e all’assenza di un gruppo di controllo, i nostri dati indicano come la medicazione proposta possa ridurre rapidamente le dimensioni di tali lesioni, nonché la sintomatologia dolorosa a esse correlabile. Tra i vari fattori, generali e locali, che possono influenzare il complesso processo di riparazione tessutale, l’ossigeno può essere certamente considerato un componente fondamentale.

Pressoché ognuna delle fasi del sistema di riparazione tessutale è ossigenodipendente; per giunta, un elemento chiave è da ricercarsi nel potere antimicrobico dell’ossigeno, che esercita un’azione battericida nei confronti di batteri anaerobi e piogeni. L’applicazione topica di formulazioni a rilascio di ossigeno possono offrire una sorta di “valore aggiunto” per tali lesioni.

Le ulcerazioni di natura traumatica a carico della mucosa orale sono lesioni benigne, di comune riscontro, autolimitantesi e generalmente sintomatiche, contraddistinte da una tendenza alla regressione spontanea in circa 1014 giorni, a patto che il trauma ipotizzato sia adeguatamente rimosso.

Dato che tali lesioni, solitamente, hanno la capacità di risolversi spontaneamente, un’eventuale terapia diventa necessaria più in termini di alleviamento del dolore che per promuoverne la guarigione. Inoltre le medicazioni sono di solito applicate sulle ulcere orali al fine di prevenire la contaminazione microbica, e la formulazione proposta ha dimostrato di recente di possedere tale requisito.

Lo scopo del lavoro è stato quello di valutare se l’applicazione di un gel a base di oli iperossidati per la terapia causale delle ulcerazioni traumatiche orali potesse influenzarne il decorso clinico. L’analisi dei parametri clinici ha rivelato una riduzione statisticamente significativa delle dimensioni e del dolore riferito. La medicazione proposta potrebbe promuovere la guarigione delle ulcere mediante diversi possibili meccanismi d’azione, come già riportato per le lesioni cutanee. Nessun paziente si è lamentato circa la metodica di somministrazione, trovando la formulazione in siringhe di facile utilizzo per il cavo orale. Il gusto della preparazione potrebbe essere più gradevole; comunque, meno di un paziente su quattro ha continuato a lamentarsi per questo. Come già per le lesioni cutanee, la totalità dei pazienti ha risposto con un’eccellente tollerabilità, senza alcun caso osservato o riferito di intolleranza o allergia. L’aspetto accessibile all’utilizzatore di tale medicazione iperossidata, facile da applicare nel cavo orale, la rende sicuramente ben gradita ai pazienti. I risultati di questo studio pilota suggeriscono come l’applicazione di unguenti a base di ossigeno possano rappresentare un nuovo ed efficace trattamento per accelerare il processo di guarigione e ridurre il dolore nell’ambito delle lesioni orali di origine traumatica. Considerando l’esiguità del campione, tuttavia, non è possibile trarre conclusioni definitive, ma tali risultati potrebbero aprire nuove strade per la ricerca. Inoltre saranno necessari lavori su campioni di popolazione ben più ampi, in forma randomizzata, con il possibile inserimento di una medicazione di controllo o semplicemente con il confronto con la rimozione dell’agente causale, per verificare i risultati preliminarm

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