Endodonzia

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L’ Endodonzia rigenerativa tra problematiche e innovazione

Il razionale dell’endodonzia rigenerativa, su denti permanenti immaturi con necrosi pulpare, risiede nel recupero di cellule staminali progenitrici sane a livello della papilla apicale, che siano in grado di riprodursi, rigenerare il tessuto perso e continuare, così, lo sviluppo radicolare.

La procedura prevede una fase iniziale di disinfezione chimica, seguita dal posizionamento di un preparato terapeutico intracanalare. Tra i medicamenti antibatterici proposti vi sono paste a base di due o tre antibiotici (metronidazolo, ciprofloxacina e minociclina), oppure di idrossido di calcio o, ancora, formocresolo. In assenza di segni clinici infiammatori, il clinico rimuove poi il medicamento e induce il sanguinamento all’interno dello spazio canalare, attraverso irrigazione e strumentazione canalare. Con il sanguinamento, i fattori di crescita e le cellule staminali dall’area apicale ripopolano la trama di fibrina, inducendo la rigenerazione del complesso pulpo-dentinale. Dopo la formazione del coagulo, il clinico sigilla superiormente lo spazio canalare tramite cemento Mta.

L’esito della terapia di endodonzia rigenerativa, però, non è sempre predicibile. Talvolta il sanguinamento intracanalare è insufficiente e la rigenerazione di tessuto pulpare, sia da un punto di vista funzionale che istologico, non è sempre riscontrata. Due aspetti hanno ruolo determinante nell’endodonzia rigenerativa: 1) la disinfezione del canale radicolare, per abbassare la carica batterica e prevenirne la diffusione ai tessuti periapicali, senza effetto tossico sulle cellule staminali e i fibroblasti della polpa; 2) la presenza di coagulo ematico all’interno dello spazio canalare, ricco in proteine e fattori di crescita, che può essere colonizzato dalle cellule staminali progenitrici.

Recentemente la ricerca biotecnologica si è posta l’obiettivo di migliorare ciascuno di questi due punti, sviluppando scaffold/strutture per il trasporto e il rilascio controllato di antibiotici. I loro obiettivi sono quelli di trasportare a livello intracanalare, in modo uniforme, le molecole antibatteriche, minimizzando gli effetti di tossicità sulle cellule dell’ospite e di costituire un substrato utile alla differenziazione e alla crescita delle cellule staminali. Il successo del trattamento è stato osservato per elementi sia mono che pluri-radicolati ed è favorito da una corretta selezione del caso. La storia clinica del dente sembra infatti influenzare lo sviluppo radicolare successivo all’endodonzia rigenerativa: più lunga la necrosi pulpare dell’elemento, più probabile l’iposviluppo della radice.

Ad oggi, accanto ai lunghi tempi di trattamento, i disagi più frequentemente riscontrati risiedono nella formazione di discolorazioni dentali, la cui causa deriva soprattutto dall’impiego nella medicazione di minociclina, e nella calcificazione/obliterazione del canale, soprattutto in casi disinfettati con idrossido di calcio. Corretta selezione del caso, completezza e adeguatezza del trattamento e informazione sui possibili effetti collaterali rimangono punti cardine della cura.

1. Bottino MC et al. Bioactive nanofibrous scaffolds for regenerative endodontics. J Dent Res. 2013 Nov;92(11):963-9.
2. Nosrat A, Homayounfar N, Oloomi K. Drawbacks and unfavorable outcomes of regenerative endodontic treatments of necrotic immature teeth: a literature review and report of a case. J Endod. 2012 Oct;38(10):1428-34.

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