Espansione del palato stretto

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La maggior parte delle malocclusioni che l’ortodontista si trova a diagnosticare ed a dover trattare sono correlate ad una discrepanza di ampiezza tra il mascellare superiore e quello inferiore. Tale problematica, molto diffusa, può essere di natura scheletrica e in questo caso è in genere la base ossea del mascellare superiore ad essere deficitaria o di natura dentaria per cui sono i denti ad assumere una posizione più palatale (interna) o anche essere miste cioè di tipo dento-scheletrico. Generalmente in questi casi all’esame clinico il paziente mostra la presenza di un morso incrociato o cross-bite in cui uno o più denti dell’arcata superiore, quando il paziente chiude, si articolano all’interno, cioè dal lato linguale, rispetto ai denti dell’arcata inferiore. Tale quadro spesso si associa durante la chiusura ad una deviazione della mandibola che il paziente effettua inconsciamente per la presenza di un precontatto che, incompatibile con una chiusura stabile, produce uno scivolamento che di solito si associa ad una mancanza di coincidenza delle linee interincisive.

I casi con riduzione di ampiezza mascellare di tipo dentario possono essere trattati con differenti metodi di espansione. Per i pazienti che hanno un deficit scheletrico l’espansione mascellare deve prevedere una disgiunzione della sutura mediana del palato che rappresenta il punto di unione dell’emimascella destra e sinistra nonché la zona dove, nei pazienti in crescita, si forma l’osso che determina l’ampliamento del palato. Ciò è possibile ottenerlo con degli espansori, che possono essere di molteplici tipi, che esercitino una forza adeguata ad ampliare il palato attraverso l’apertura della sutura. Tale effetto, tuttavia, si può ottenere solo nei pazienti che abbiano un’età in cui la sutura mediana del palato non si sia ossificata del tutto e tale età, pur essendo molto variabile da paziente a paziente, non va, in genere, molto oltre il picco di crescita puberale che solitamente si avviene tra i 10 ed i 12 anni, anche se diversi ricercatori hanno dimostrato come anche oltre tale periodo esista ancora la possibilità, per alcuni pazienti, di ottenere un’apertura suturale. Per i pazienti adulti l’espansione scheletrica può essere ottenuta con un trattamento ortodontico-chirurgico che prevede l’applicazione di dispositivi sovrapponibili a quelli utilizzati nei pazienti più piccoli con la differenza però che essi vengono attivati dopo che l’apertura della sutura sia stata effettuata chirurgicamente. Per quanto attiene all’epoca ideale di trattamento c’è da dire che le malocclusioni trasversali da trattare con priorità il che vuol dire anche a 5-6 anni di età, sono di certo quelle con scivolamento funzionale della mandibola. Infatti, in letteratura scientifica esistono molti dati a sostegno della possibilità che tale deviazione, instauratasi in età precoce, possa produrre nel tempo, continuando il paziente a chiudere con tale spostamento, una stabilizzazione di tale deviazione che diventerebbe scheletrica configurando una asimmetria mandibolare da trattare poi, in età adulta, esclusivamente ricorrendo alla chirurgia ortognatica. Per i pazienti con mascellare stretto non associato a deviazione in chiusura il trattamento ortodontico può essere effettuato, invece, anche al completamento della permuta dentaria. In ogni caso una buona parte di tali malocclusioni può essere trattata con successo anche in pazienti di età maggiore valutando caso per caso la soluzione più idonea. E’ ovvio che la decisione se trattare e quando trattare questa malocclusone spetta al clinico di concerto con i pazienti e/o i loro genitori.

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