Farmaci e gengive

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L’ iperplasia gengivale indotta da farmaci

Nella rivista Prescrire (1) è stato pubblicato un articolo che ha focalizzato
l’attenzione sull’iperplasia gengivale indotta da farmaci. Di seguito si riporta una sintesi dell’articolo.

L’iperplasia gengivale è definita come un aumento delle dimensioni dei tessuti gengivali. La frequenza stimata nella popolazione generale è circa il 5%. Talvolta può essere accompagnata da un’infiammazione gengivale dolorosa (gengivite) e da sanguinamento
Alcuni farmaci causano iperplasia gengivale e sono usati maggiormente per trattamenti a lungo termine. Il meccanismo preciso dell’iperplasia gengivale indotta da farmaci non è conosciuto, ma coinvolge un sostanziale aumento nel tessuto connettivo, dovuto all’alterazione del metabolismo dei fibroblasti gengivali.
La frequenza dell’iperplasia gengivale attribuita ad un determinato farmaco varia ampiamente da uno studio ad un altro. Le differenze sono dovute a problemi metodologici, alla dose di farmaco e alla concentrazione plasmatica, alla durata del trattamento, ai criteri diagnostici, alla salute generale del paziente e a fattori aggravanti.

I farmaci che potrebbero provocare tale evento avverso sono:

Antiepilettici, specialmente la fenitoina: l’iperplasia gengivale si verifica in quasi la metà dei pazienti trattati con fenitoina, soprattutto i bambini, durante i primi mesi di trattamento. Alcuni casi sono stati attribuiti anche ad acido valproico, etosuccimide, fenobarbitale e vigabatrin.
Calcio-antagonisti: è spesso implicata la nifedipina, probabilmente a causa del suo uso diffuso. Generalmente l’iperplasia insorge tra il primo ed il nono mese di trattamento e non sembra essere dose-dipendente. La sua frequenza è molto variabile, da 0,5% a 83%, in base allo studio.
Gli altri calcio-antagonisti che possono indurre iperplasia gengivale includono amlodipina, diltiazem, felodipina, manidipina, nicardipina, nitrendipina e verapamil.
Immunosoppressori, specialmente la ciclosporina: la frequenza di iperplasia gengivale in soggetti trapiantati trattati con ciclosporina è circa del 30% (tra 7% e 70%, secondo lo studio). L’iperplasia gengivale generalmente si verifica durante i primi tre mesi di trattamento e l’effetto è dose-dipendente. Solitamente si risolve dopo la sospensione o la riduzione della dose di ciclosporina. È meno frequente con tacrolimus e micofenolato.
Un caso di iperplasia gengivale è stato attribuito all’acido tranexamico, un agente antifibrinolitico, e ad un’ampia varietà di farmaci, inclusi i contraccettivi orali combinati e gli antibiotici. Tuttavia l’iperplasia è diversa da quella dovuta a fenitoina, ciclosporina e calcio-antagonisti. Con questi altri farmaci, l’iperplasia gengivale si manifesta e si risolve nell’arco di periodi molto brevi e sembra essere meno fibrosa. Non tutti questi casi sono stati convalidati.
Da ricordare:

La scarsa igiene orodentale e la carenza di acido folico potrebbero aumentare la severità dell’iperplasia gengivale.
La durata e la dose del trattamento possono essere fattori importanti. La terapia combinata con diversi farmaci che provocano iperplasia gengivale aumenta il rischio. I disturbi si risolvono dopo l’interruzione della terapia. Talvolta è sufficiente una riduzione della dose.
Alcune volte si rende necessario effettuare una gengivectomia ma, se la terapia con il farmaco implicato non viene sospesa, l’iperplasia può ripresentarsi dopo 3-6 mesi e alcune volte dopo 1 anno.
Bibliografia

Prescrire International 2011; 20: 293-294.

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