Fitoterapici in odontoiatria

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Per completezza, occorre prendere in considerazione anche gli effetti collaterali che le terapie a base di erbe possono indurre a livello del cavo orale. Per esempio, tra i fitocomplessi citati in precedenza, Echinacea purpurea può causare intorpidimento della lingua. Un elevato consumo di Mentha piperita può provocare un’irritazione dei tessuti orali simile a una dermatite da contatto. Tuttavia, anche altre sostanze di origine
vegetale non impiegate come medicamenti del cavo orale possono indurre effetti collaterali proprio a livello di questo distretto. La kava (Piper methysticum, fam.Piperaceae), antica pianta utilizzata dalle popolazioni di Polinesia, Melanesia,
Micronesia e Australia in virtù del suo un effetto sedativo, può determinare la comparsa di discinesie orali. Ulcere aftose, gonfiore della lingua e delle labbra con perdita del gusto possono verificarsi in conseguenza dell’ecces-sivo utilizzo di Tanacetum parthenium
(Asteraceae) o camomilla bastarda (il feverfew, cioè febbrifugo, degli anglosassoni),
molto diffuso come antinfiammatorio, antisettico e antiemicranico. Altre sostanze di origine vegetale dimostrano capacità vasoattive. È il caso degli estratti di Ginkgo biloba (Ginkgoaceae), che sono particolarmente attivi nei confronti della microcircolazione cerebrale e possono indurre un aumentato sanguinamento gengivale a causa della loro
attività antiaggregante piastrinica. Si segnala, inoltre, che il consumo di stimolanti
quali il johimbe (Pausinystalia johimbe, fam. Rubiaceae) può essere causa di
salivazione eccessiva. Manifestazioni orali importanti sono state attribuite alla masticazione del tabacco insieme a foglie di betel. I semi della palma di Betel (Areca catechu, fam. Arecaceae), noti anche come “noci di Betel”, trovano vasto impiego nell’Asia
sud-orientale per le loro proprietà stimolanti, digestive, cardiotoniche, vermifughe
e astringenti. Le popolazioni indigene masticano comunemente il betel dopo i pasti per favorire la digestione e profumare l’alito. Tuttavia, i tannini in esso contenuti presentano l’inconveniente di annerire i denti, colorare di rosso la saliva, provocare gengiviti e periodontiti e, soprattutto, predisporre allo sviluppo di lesioni orali precancerose. I primi testi relativi alla “medicina con le piante” sono opera dei Sumeri, che scrivevano
le ricette con piante medicinali su tavolette d’argilla. L’applicazione terapeutica della fitomedicina ha subito negli anni una crescita esponenziale estendendosi anche al “mondo occidentale”, ben oltre le comunità indigene e i tradizionali Paesi nei quali essa è ampiamente utilizzata (India, Brasile ecc.). Il potenziale terapeutico di queste sostanze
è dovuto alla presenza di antiossidanti naturali in grado di neutralizzare i radicali liberi diventando accettori dell’ossigeno singoletto; tali agenti bioattivi sono rappresentati da flavonoidi, cumarine, antocianine, catechine e isocatechine. Negli ultimi anni, lo sviluppo
di tecnologie di laboratorio sempre più raffinate ha permesso di realizzare preparazioni
fitoterapiche in grado di sfruttare al meglio i principi attivi contenuti nelle piante stesse.
Attualmente sono in corso molti studi volti a identificare antiossidanti di origine
naturale dotati di potente attività e minimi effetti collaterali e appare sempre crescente,
da parte della comunità scientifica, l’interesse nell’indagare in merito all’utilizzo di farmaci di origine vegetale anche in campo odontoiatrico. Dall’analisi degli articoli presenti in letteratura emerge che uno dei prodotti più interessanti, sia per la varietà degli impieghi
sia per la scientificità degli studi, è la propoli. Le sue spiccate proprietà antimicrobiche sono tali da giustificarne i vari campi di applicazione terapeutica nella pratica odontoiatrica, trovando una collocazione soprattutto nei casi in cui
non sia possibile avvalersi delle terapie farmacologiche convenzionali. Degni di nota sono anche gli studi sull’utilizzo dell’aloe e della portulaca nei pazienti affetti da lichen planus orale: in considerazione della natura recidivante della patologia, dell’ampio spettro degli effetti collaterali legati all’assunzione dei farmaci cortisonici e immunomodulatori
(prescritti soprattutto nelle forme sintomatiche) e dell’impossibilità da parte di
alcuni pazienti (diabetici, ipertesi) di effettuare lunghe cure con tali farmaci, appare
chiara l’importanza di trovare terapie meno invasive e sempre ripetibili. Un altro aspetto da non tralasciare è la crescente richiesta, da parte dei pazienti, di terapie a base di “rimedi naturali” ricorrendo talora all’automedicazione. In proposito, è necessario che i clinici facciano comprendere al paziente i rischi legati all’uso di prodotti ai quali possono
associarsi le problematiche comuni ai farmaci convenzionali (allergie, sensibilizzazioni
ecc.). In questo lavoro è stata presa in considerazione solo una parte dei fitomedicamenti
che possono rivelarsi utili nella pratica odontoiatrica. Ulteriori studi sono però necessari per valutare meglio l’efficacia clinica dei fitoterapici (trial clinici,studi prospettici), la tossicità, gli effetti collaterali, le interazioni con altre categorie di farmaci, al fine di possedere basi scientifiche sempre più solide.

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