I biomateriale nel trattamento dei difetti parodontali infraossei (chirurgia)

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Per l’esposizione della tecnica abbiamo deciso di scegliere dalla coorte un caso limite. Un paziente di 48 anni, di sesso maschile, presentava, nel quadro di una parodontite cronica generalizzata, due difetti infraossei: uno sulla superficie mesiale dell’elemento 2.1 della profondità di 6 mm e un altro sulla superficie mesiale del 1.6 della profondità di 9 mm. Dopo somministrazione di articaina con vasocostrittore, si è proceduto nel sito controllo
con l’elevazione del lembo a spessore totale mediante lembo di Widman modificato e nel sito test con l’elevazione del lembo mediante tecnica di preservazione della papilla semplificata. Il tessuto di granulazione è stato rimosso mediante curettaggio e decontaminata la radice con scaler ultrasonici. La procedura chirurgica ha previsto nel
sito test il trattamento della lesione con PLGA in granuli (SINTbone®, Ghimas SpA, Casalecchio di Reno, Italia). Il materiale è stato applicato dopo lavaggio con soluzione fisiologica sterile fino a ricoprire totalmente il difetto. L’innesto è stato posizionato e adattato al sito ricevente privo di dispositivi di supporto o fissazione, richiudendo il lembo senza alcuna tensione tramite suture a punti staccati, usando fili da sutura sintetici non riassorbibili (Vicryl intrecciato 4/0). Nei siti controllo, invece, non è stato utilizzato alcun materiale da innesto. Successivamente,
i pazienti sono stati inclusi in un regime terapeutico con somministrazione di 2 g/die di amoxicillina e acido clavulanico per una settimana e sciacqui con collutorio a base di clorexidina gluconato allo 0,2% due volte al giorno per due settimane.

I risultati monitorati a 3, 6 e 12 mesi hanno confermato la biocompatibilità, la maneggevolezza e l’atossicità del prodotto, confermando la completa guarigione dei difetti. Per analizzare i dati dello studio è stato eseguito il confronto mediante test t di Student fra il sito test e il sito controllo di ogni paziente, mentre per la valutazione al baseline, a 3, 6 e 12 mesi sono stati considerati i parametri
PPD e CAL. In base all’esame clinico, in nessuno dei pazienti trattati si sono verificate reazioni indesiderate quali sintomatologie algiche, fenomeni edematosi o suppurazione. Prendendo in considerazione i valori del PPD abbiamo ottenuto tra casi controllo e casi test un miglioramento pari al 3,1% a favore di questi ultimi, dimostrando quindi che non vi è una differenza significativa e che i risultati sono sovrapponibili. Risultati significativi (p <0,05) si sono invece ottenuti per quanto riguarda il CAL. In tutti i casi in cui era avvenuta, la rigenerazione è stata inoltre confermata dall’esame radiografico, grazie al quale è stato possibile evidenziare l’avvenuto riempimento dei difetti e l’eliminazione delle componenti verticali, senza peraltro aver effettuato valutazioni di carattere quantitativo.

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