I disturbi del sonno in odontoiatria

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Henri Piéron definì il sonno come uno stato fisiologico periodicamente necessario con una ciclicità parzialmente indipendente dalle condizioni esterne, caratterizzato da un’interruzione dei complessi rapporti senso-motori che tengono il soggetto in relazione con l’ambiente che lo circonda.

Dal punto di vista comportamentale il sonno si caratterizza per l’assunzione di una  postura particolare, una  diminuita sensibilità agli stimoli  esterni, una  riduzione dell’attività motoria e la comparsa di un’attività mentale specifica: il sogno. Dal punto di vista elettrofisiologico il sonno è contraddistinto, in rapporto alle sue fasi, da  modificazioni caratteristiche dei tracciati elettroencefalografico (EEG), elettrooculografico (EOG) ed  elet- tromiografico (EMG), i quali, nel loro insieme, costituiscono  la polisonnografia (PSG).

Esistono due tipologie differenti di sonno: il sonno con  movimenti  oculari  rapidi (sonno REM, Rapid  Eye Movements) e quello  privo  di questi ultimi (sonno non  REM). Dopo  l’addormentamento, il  sonno non  REM precede il  sonno REM ed è caratterizzato da un tracciato EEG sincronizzato, da movimenti oculari  assenti o ridotti e lenti, e da una diminuzione del tono muscolare. In base al progressivo grado di sincronizzazione dell’EEG, si distinguono, all’interno del sonno non REM, quattro fasi: stadio 1 (S1), stadio 2 (S2), stadio 3 (S3) e stadio 4 (S4) cia- scuno caratterizzato da specifiche onde EEG.

Passando da S1 a S4 il sonno si fa sempre più profondo e sono necessari stimoli sempre più intensi per indurre il risveglio del soggetto. In campo clinico le fasi S3 e S4 vengono indicate, nel loro insieme, come sonno sincrono, sonno a onde lente  o sonno profon- do; il grado di sincronizzazione dell’EEG è, infatti, quantificabile e rappresenta un  indice  della  profondità del  sonno. Durante il sonno non  REM la pressione arteriosa tende a ridursi,  così come la frequenza cardiaca e l’attività respiratoria.

Il sonno REM si caratterizza per un quadro EEG di tipo  desincronizzato, simile a quello  della  veglia. Dato che il soggetto è profondamente addormentato, questa fase  del  sonno viene anche indicata come sonno paradosso: compaiono, infatti movimenti oculari rapidi e il tono muscolare, soprattutto quello della  muscolatura antigravitaria, scompare, inducendo un quadro di atonia interrotta solo da sporadiche clonie  muscolari. Durante il sonno REM la pressione arteriosa aumenta fino a subire bruschi sbalzi; anche l’attività respiratoria aumenta e diventa irregolare; la frequenza cardiaca si fa più rapida e irregolare. La risposta agli stimoli da parte dei centri respiratori del tronco encefalico si riduce, così come l’adeguata risposta termoregolatoria all’esposizione al freddo e  al caldo: l’omeostasi delle funzioni neurovegetative sembra essere sospesa o ridotta.

Durante una  normale notte di sonno si alternano regolarmente, in cicli di durata relativamente costante, fasi di sonno non REM e  REM. Dopo l’addormentamento il sonno diviene  pro- gressivamente più profondo e il soggetto passa via via dalla fase  S1 alla S4. Successivamente il soggetto ritorna verso  le fase S3 o S2, allorché, tipicamente dopo un tempo variabile tra i 70 e gli 80 minuti, ha inizio il primo episodio di sonno REM, della durata di circa 15 minuti. Al termine di questo primo episodio di sonno REM, si conclude anche il primo ciclo non REM/REM, della durata complessiva di circa 90  minuti. Alcuni autori raggruppano le fasi S3 e S4 in un’unica fase di sonno.

Nel corso della  notte, questi cicli si ripeteranno mantenendo una   durata  relativamente costante. Con  il  trascorrere  della notte, tuttavia,  la durata del  sonno REM all’interno  di ciascun ciclo tenderà ad aumentare a scapito del sonno non  REM, che tenderà a  diventare progressivamente più superficiale, ossia con minore presenza delle fasi S3 e S4. Questa architettura fa sì che la maggior parte del sonno non  REM, e in particolare il sonno non  REM più  profondo, si concentri nella  prima  parte di una normale notte di sonno, mentre il sonno REM sia maggiormente presente nelle ultime ore che precedono il risveglio. Complessivamente la fase REM costituisce circa il 25% del tempo totale del sonno. Il sonno notturno, inoltre, può essere occasionalmente inframmezzato da brevi episodi di veglia.

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