I piccoli in studio.

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Chi è il pedodonzista. Il pedodonzista è lo specialista che si interessa della salute orale dei bambini.
È quindi quel medico che, grazie a una essenziale predisposizione relazionale e a competenze psicologiche ancora più spiccate rispetto ai colleghi, si sa avvicinare alla mente del bambino, accorgersi delle sue paure e dei suoi bisogni ogni volta che il bimbo necessiti di qualche controllo.
Decisione e fermezza, ma anche gentilezza e sensibilità, sono necessarie per affrontare la visita e proporre una terapia adeguata, utilizzando un linguaggio adatto alla fascia di età del piccolo paziente, con un approccio dolce ma fermo e cercando di impostare il lavoro in poltrona in tempi più rapidi possibili.
I bambini che si siedono sulla poltrona del dentista hanno sempre paura?
Innanzitutto va precisato che non è detto che tutti i bambini abbiano ”paura” del dentista. Non è innata questa emozione, molto dipende da quanto viene percepito a scuola dalle esperienze dei compagni, oppure nell’ambiente famigliare dai genitori o dai fratelli. Per questo è consigliabile che i genitori dicano il meno possibile ai figli circa la visita e le terapie a cui verranno sottoposti per evitare di trasmettere loro nozioni errate che potrebbero poi esser la causa di ansie e paure.
In alcuni casi queste sono invece determinate effettivamente da una situazione orale critica, da traumi, oppure da esperienze negative precedenti; questi pazienti sono effettivamente più “difficili”. In ogni caso è fondamentale l’approccio psicologico col bambino. Esistono diverse tipologie di bambini, quelli più timorosi e ansiosi, emotivi e dipendenti dalle figure parentali, ma anche i più ribelli e poi collaboranti. Allo stesso modo i genitori riflettono sui figli le proprie caratteristiche, dai più ansiosi e indecisi ai più autoritari e severi. Si può dire che a partire dai tre anni i bambini possono essere collaboranti, anche nel 70% dei casi.
Fin da subito si percepisce l’atteggiamento del bambino.

Alcuni sono molto attenti e fermi, poi ci sono quelli che toccano tutto, non ascoltano, fino ad arrivare a quelli che non si siedono neppure, rifiutano il medico, stanno in braccio alla mamma, rimangono in sala d’attesa senza nemmeno sedersi sulla poltrona.
Nel risultato in studio e col piccolo paziente quanto è importante il ruolo dell’assistente alla poltrona?
L’assistente affianca il dentista nella relazione e in tutte le fasi della terapia col bambino.
Deve essere una persona intuitiva e sensibile, capace di accogliere e gestire con buon senso e attenzione il paziente, dimostrando però grande fermezza e decisione, onde evitare che il bambino riesca a “mettere i piedi in testa” a tutti. L’assistente è un punto di riferimento per lo studio: medico, pazienti e genitori.
Come deve comportarsi il pedodonzista con il bambino che si è seduto sulla poltrona?
La prima seduta può essere di tipo esplorativo, volta a conoscere meglio il bambino, senza operare manovre invasive, facendolo ambientare e sentire a proprio agio, ponendogli domande generiche non strettamente legate al dolore o alla sua presenza nello studio.
Sarà importante instaurare un’interazione positiva col bambino, fin dall’inizio, generando fiducia e collaborazione e pian piano spiegandogli le fasi del lavoro che insieme verrà svolto in studio, fino a mostrargli gli strumenti, il loro funzionamento e utilizzo.
I consigli ai genitori.
Che cosa dire al bambino?
Innanzitutto da un punto di vista odontoiatrico, si consiglia di effettuare un primo controllo della bocca del bambino intorno ai 3 o 4 anni d’età in modo da valutare la generale situazione orale e diagnosticare eventuali carie e/o malocclusioni.
Cosa dirgli prima di accompagnarlo dal dentista? “Andiamo a fare una visita, ti guarderanno i dentini, sarà tutto a posto!”. Ma non cercare di spiegare carie, trapano, dolore!

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