Il laser illumina l’implantologia

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Abbiamo assistito a un aumento del numero degli odontoiatri che utilizzano il laser, ma sicuramente si tratta ancora di una tecnologia di nicchia.

Probabilmente, i costi elevati e un’errata informazione sul corretto utilizzo hanno inizialmente creato false aspettative. Ma oggi il grande lavoro di seria informazione scientifica di alcune sedi universitarie e delle associazioni di categoria, unite alla contemporanea riduzione dell’investimento iniziale, stanno favorendo la diffusione e il corretto utilizzo dei laser negli studi odontoiatrici; inoltre l’evidenza dei successi clinici, documentati da una letteratura in fase di grande espansione, ne fa prevedere per i prossimi anni una diffusione crescente.
Due specialisti, Luca Leoci e Walter Antonietti, ne hanno parlato di recente in un congresso della Silo (Società italiana laser in odontostomatologia) presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, dedicato al laser in odontostomatologia; con loro abbiamo provato a capire quali sono le potenzialità di questo strumento in implantologia.

In quali fasi della procedura implanto-protesica si può utilizzare il laser?
A questa domanda si può rispondere in una sola maniera: dipende dalla lunghezza d’onda. Infatti la luce laser, in funzione della propria lunghezza d’onda di emissione, interagisce con differenti cromofori, ossia diverse molecole bersaglio che appartengono ai differenti tessuti biologici.
Pertanto tutte le fasi della riabilitazione implanto-protesica possono essere eseguite o coadiuvate da un laser; ad esempio la seconda fase chirurgica con l’utilizzo di un laser a diodi oppure anche di un laser a erbio; la preparazione dell’alveolo implantare con il laser a erbio e il trattamento delle patologie perimplantari con un laser a diodi oppure con un laser a neodimio; l’apertura della botola per il rialzo di seno per via laterale con un laser a erbio e la biostimolazione, per facilitare il processo di guarigione clinica, può essere eseguita da qualsiasi tipo di laser a patto che si rispettino i parametri adeguati.
Si evince quindi che la conoscenza della fisica applicata alla biologia è di fondamentale importanza per la corretta applicazione delle diverse lunghezza d’onda.

Che aiuto può dare il laser nel posizionamento degli impianti?
Come si diceva, la chirurgia dei tessuti molli può essere eseguita con le principali lunghezze d’onda presenti sul mercato (diodi, KTP, neodimio, erbio, CO2), mentre la chirurgia dei tessuti duri può essere eseguita dalla famiglia dei laser a erbio.
Le capacità di taglio e di coagulazione garantite dall’azione fototermica di lunghezze d’onda di laser a neodimio e diodi ci permettono una chirurgia con limitato o addirittura nessun sanguinamento; questo ci garantisce un miglioramento e una riduzione dei tempi di guarigione, dei tempi di riabilitazione protesica e una migliore compliance del paziente che percepisce in maniera meno invasiva l’atto chirurgico eseguito con il laser piuttosto che con la lama fredda.
Pertanto anche l’ergonomia e la gestione dello studio odontoiatrico ne traggono vantaggio; proprio questo è stato l’argomento della tesi di master Emdola (European master degree oral laser applications) che abbiamo discusso qualche anno fa.
La preparazione dell’alveolo chirurgico, invece, è argomento di grande attualità e la realizzazione di tip con differenti forme e funzioni rispetto al passato indica che le case di produzione dei principali laser a erbio si stanno muovendo verso questo obiettivo; a questo proposito anche la letteratura si sta arricchendo di nuove e interessanti pubblicazioni.

In che modo invece il laser può essere utile nella sagomatura dei tessuti molli?
Grazie alle loro caratteristiche, i laser a diodi, neodimio ed erbio, ci garantiscono mininvasività, emostasi, biomodulazione, riduzione dei tempi di guarigione e della morbilità intra e post operatoria, migliorando la nostra attività clinica e la compliance del paziente.
Nei casi di ipertrofia gengivale perimplantare, causata da farmaci o da altre problematiche, che necessita del rimodellamento dell’architettura dei tessuti molli, proprio per le caratteristiche elencate prima, l’impiego dei laser è di elezione.

Quale vantaggio può apportare il laser nelle perimplantiti?
Nonostante la grande predicibilità e l’ampia percentuale di successo della riabilitazione implantoprotesica, le patologie e le problematiche a carico dei tessuti perimplantari sono un fattore di cui ci dobbiamo fare carico.
Nel trattamento di queste complicazioni perimplantari, i laser a diodi e neodimio, in virtù delle loro capacità decontaminanti e biostimolanti, trovano grande impiego con risultati molto incoraggianti. La letteratura ci supporta con un gran numero di studi e i reali vantaggi sono ampiamente documentati; questo è senza dubbio un argomento in grande evoluzione. Quando interveniamo nel trattamento di una perimucosite o di una perimplantite, sfruttiamo l’azione fototermica per debellare la carica batterica che è la noxa patogena.
In un prossimo futuro si lavorerà per migliorare la terapia fotodinamica, capace di abbassare la carica batterica senza creare possibili danni termici sia ai tessuti perimplantari che alla fixture stessa.
L’azione battericida garantita dalla luce laser ci permette di ridurre l’invasività degli interventi e allo stesso tempo di ottenere risultati confortanti.
Durante gli appuntamenti regionali della Silo tenuti in Piemonte nell’ottobre 2013 e a Roma nel marzo di quest’anno, abbiamo presentato due relazioni inerenti questo argomento, riscuotendo un grande interesse delle platee, proprio perché riteniamo che la cura della patologia perimplantare sarà uno degli obiettivi principali dei prossimi anni.

Quali sono le problematiche economiche per un implantologo che voglia dotarsi di un’attrezzatura laser moderna e tenersi aggiornato con le novità tecnologiche?
Naturalmente oltre al costo iniziale della macchina è necessaria una curva di apprendimento seria e adeguata, che richiede un importante sforzo economico; inoltre la riorganizzazione del proprio protocollo operativo, in funzione dell’utilizzo del laser, allungherà inizialmente i tempi di esecuzione e quindi lo studio odontoiatrico subirà inevitabilmente un aumento dei costi.
Ma la nostra esperienza personale, documentata da un interessante studio in fase di pubblicazione, ci porta ad affermare con certezza che questi costi iniziali sono ampiamente ripagati dai successi clinici e dal miglioramento dell’ergonomia dello studio, che si traduce in una diminuzione delle spese vive.
Che consigli potete dare a un giovane dentista che voglia sfruttare al meglio questo tipo di tecniche?
A un collega che voglia avvicinarsi all’odontoiatria laser si consiglia di seguire inizialmente un corso base, per valutare se è un argomento che per le sue esigenze può risultare interessante.
Nell’immaginario collettivo il laser è associato alla velocità e alla facilità di utilizzo: sbagliato! Per alcune terapie può effettivamente ridurre i tempi clinici, per esempio nelle frenulectomie, nelle gengivectomie o nella piccola chirurgia orale, ma in altre necessita di procedure applicative che allungano i tempi clinici, fino a essere più lunghi dell’odontoiatria tradizionale.
Inoltre per valutare l’eventuale acquisto di attrezzature spesso costose e non sempre performanti, ma soprattutto adeguate alla propria attività clinica, la conoscenza delle basi e il parere di un esperto non interessato sono fondamentali.
Riteniamo altrettanto imprescindibile l’approfondimento delle basi fisiche dell’emissione della luce laser e l’interazione con i tessuti biologici per evitare danni clinici e per sfruttare al meglio le proprie macchine.
Pertanto il consiglio è di informarsi presso le associazioni di categoria che possono indirizzare verso un corretto percorso.

In generale, il laser ha soddisfatto le aspettative che avevate riposto nel suo utilizzo?
La soddisfazione che troviamo utilizzando il laser quotidianamente va di pari passo con la soddisfazione che provano i nostri pazienti e con la richiesta da parte loro di prestazioni eseguite con i nostri macchinari.
Naturalmente l’utilizzo del laser nella pratica clinica va aumentando di anno in anno in funzione della nostra cultura in materia e con le novità che il mercato ci riserva. Personalmente difficilmente potremmo pensare ora di lavorare senza l’aiuto del laser e, come spesso amiamo dire, “il laser non ci fa diventare i migliori dentisti del mondo, però ci permette soluzioni altrimenti molto complicate”.

Quali sono le aspettative future per questa tecnologia?
Come recentemente affermato dal professor Carlo Fornaini dell’Università di Parma, nostro mentore, amico e personalità di spicco all’interno della Wfld (World federation in laser dentistry), il maggior organismo mondiale in questo campo, e confermato dal professor Umberto Romeo dell’Università Sapienza di Roma, presidente Silo, oggi ci si sta indirizzando verso la ricerca di una lunghezza d’onda capace di soddisfare tutte le esigenze, che sia capace di lavorare sui tessuti duri e sui tessuti molli, che sia performante e minimamente invasivo. Altrettanto di grande prospettiva è la terapia fotodinamica, sempre rivolta alla minimizzazione dell’invasività.

I LASER IN ODONTOIATRIA E I LORO VANTAGGI
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un enorme sviluppo nel campo dell’odontoiatria laser. La direzione presa dalle principali case di produzione è quella della riduzione delle dimensioni delle macchine, dell’evoluzione dei software che le controllano e attivano, rendendole molto più performanti rispetto a un tempo.
Il diodo, per esempio, è altamente performante in ambito chirurgico e ha un grande potere sia decontaminante che biomodulante. Queste proprietà, associate alle sue ridotte dimensioni (che ne permettono una facile trasportabilità) e a un costo contenuto, lo rendono di grande ausilio nella pratica quotidiana di uno studio odontoiatrico, il che ne giustifica la sua grande diffusione.
I miglioramenti dei laser a diodi sono volti ai software che controllano l’impulso, regolando l’emissione continua fino a renderla “superpulsata”; questo permette di erogare potenze maggiori per tempi ridottissimi, con implemento dell’efficacia chirurgica e riduzione dei danni termici.
I laser a neodimio sono altrettanto performanti sui tessuti molli, ma sono meno maneggevoli e hanno costi più elevati.
I laser a erbio invece, avendo come cromoforo bersaglio la molecola d’acqua, possono interagire con tutti i tipi di tessuto all’interno del cavo orale ma con poca profondità di penetrazione. Essi trovano il massimo della propria applicazione sui tessuti duri, pertanto in odontoiatria conservativa, e in chirurgia ossea, ma senza trascurare i tessuti molli.
Per quanto riguarda l’implantologia, le direzioni prese dalle case di produzione sono quelle della realizzazione di tip con forme e dimensioni volte a preparare l’alveolo implantare, garantendo così un sito privo di contaminazioni batteriche, di traumi e di alterazioni termiche, migliorando e riducendo i tempi di osteointegrazione.
Un altro laser interessante è il KTP, che grazie ai suoi 532nm di lunghezza d’onda si pone come strumento elettivo per la chirurgia dei tessuti molli, così come il laser a CO2, uno dei primi a essere utilizzato in ambito odontoiatrico ma ancora molto attuale.

COME IMPARARE A USARE LA TECNOLOGIA LASER
Le competenze che si devono possedere per un corretto utilizzo del laser non possono prescindere da corsi e lezioni che alcuni atenei inseriscono nei loro programmi formativi post-laurea.
In Italia, l’Università di Genova garantisce un corso di perfezionamento e un master biennale per l’utilizzo del laser, ma soprattutto l’Università “Sapienza” di Roma, nella persona del professor Umberto Romeo e l’Università di Parma, con il professor Paolo Vescovi, presentano il master europeo Emdola e sono di assoluta elezione.
Emdola (European master degree in oral laser applications) è un percorso formativo molto completo che prevede lezioni presso le sedi universitarie di Liegi, Nizza, Barcellona e Aachen e che porta a contatto con i massimi esperti mondiali di laser, oltre a una completa parte clinica che permette di utilizzare tutti i macchinari ampiamente studiati durante il primo anno di lezioni.
«Chiunque voglia avvicinarsi al laser – suggeriscono Walter Antonietti e Luca Leoci – potrebbe inizialmente seguire un corso di perfezionamento e successivamente, per approfondire gli argomenti, il master Emdola è imprescindibile. Anche la principale associazione di categoria, la Societa italiana laser in odontostomatologia (Silo), organizza eventi culturali a cui partecipano i più importanti esponenti e svolge un lavoro capillare di regione in regione, con rappresentanti che, a loro volta, organizzano eventi locali sotto la direzione Silo. A tal proposito, per la regione Piemonte, ma non solo, abbiamo attivato una casella mail (aggiornamentolasertorino@gmail.com) rivolta a chiunque desideri avere informazioni, consigli o approfondimenti su casi clinici o particolari tecniche adottate; inoltre organizziamo giornate e serate a tema, in cui ci poniamo a confronto con colleghi per migliorarci e per cercare di creare un movimento di odontoiatria laser. Aggiungiamo quindi i principali siti a cui accedere per ottenere tutte le informazioni necessarie: www.silolaser.it, www.emdolacademy.com, www.emdolaserparma.it».

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