Il Lentisco, la pianta che sana denti, gengive, stomaco e le emorragie

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La Val d’Orcia è una delle zone più ricche di flora tipica della Toscana e, forse, dell’Italia.
Innanzitutto, nonostante la non vicinanza con il mare, risente del suo inesorabile influsso e si crea una forma di macchia mediterranea, al tempo stesso tipica e con caratteristiche peculiari.

Il terreno, prevalentemente argilloso, misto ad ampi banchi di travertino (che è calcare “spugnoso-
cavernoso” a carattere sedimentario-termale), favorisce le specie che amano l’alcalinità e la secchezza, tuttavia vicina ad un corso d’acqua importante (l’Orcia) e prossima alle fonti termali.
Nel mondo antico località come questa erano considerate vere miniere di materie prime di grandi utilità, vegetali, ma anche minerali ed animali.

Elemento caratteristico della macchia mediterranea è il Lentisco (Pistacia Lentiscus L.) della famiglia delle Anacardiacee (di essa fanno parte l’Anacardio, il Pistacchio, il Terebinto; alcune fonti di frutti oleaginosi, quasi tutte emettono, in condizioni particolari, delle gommo-resine).
Appunto, una delle gommo-resine più famose fin dalla più remota antichità è il Mastice (dal greco Mastikà).
Il Lentisco, ahimè, in Val d’Orcia, non trova un clima adatto ad emettere questa preziosa gommo-resina. Essa è tipica dell’arcipelago ellenico. L’isola più importante per la produzione del Mastice è l’isola di Chio: celebre nei mercati e nei traffici del mondo antico, ma ancor oggi non è stato dimenticato, era il Mastice di Chio.
Era usato popolarmente sia come una sorta di chewing-gum, masticato energicamente per rafforzare le gengive e curare disturbi di stomaco. Tant’è vero che una parte dell’olio essenziale che si trova nella gommo-resina, molto gradevolmente aromatica, è attivo sull’Helycobacter pylori, responsabile di molti danni alla mucosa gastrica.
Sappiamo bene che gli antichi, pur non sapendo molte cose che sappiamo oggi, si comportavano come se le conoscessero perfettamente!
La tradizione contadina locale faceva usare le foglie ed i giovani rametti di Lentisco per curare le gengive infiammate, i denti smossi, la piorrea, il mal di gola ed il mal di stomaco!
I nostri contadini masticavano le foglie come i contadini greci masticavano il Mastikà.
Ma vediamo i “sacri testi” (Quelli di Dioscoride – originario di Anazarba, in Cilicia, medico militare sotto Vespasiano e Tito nella Prima Guerra Giudaica, Imperatore il buon Nerone, e di Galeno, medico personale imperiale, da Marco Aurelio fino a Settimio Severo):
Come sempre ‘aggiusteremo’ alcune parole e frasi secondo la mentalità odierna, per facilitare la lettura.
Dioscoride, Materia Medica, Libro I°, Cap. 72° (vers. Mattioli)
… Ogni parte della pianta ha virtù astringente, ovvero i frutti, le foglie, i rametti, la corteccia e le radici.
Con la corteccia, le foglie e le radici se ne fa un liquido in questo modo: si cuociono lungamente nell’acqua; poi si toglie dal fuoco, si raffredda, si filtra e si torna a far bollire finché non assume la consistenza del Miele.
Si beve il Lentisco, con successo, per curare il vomito di sangue, i flussi del corpo [emorragie intestinali] e la diarrea; è utile anche nelle emorragie mestruali ed al prolasso uterino e anale.
Serve a sostituire il l’Acacia e l’Ipocistide [piante fortissimamente astringenti].
Lo stesso effetto lo fa il succo spremuto dalle foglie triturate.
La sua decozione applicata esternamente, cura le ulcerazioni e le ferite; consolida le rotture delle ossa, ristagna i flussi mestruali e ferma le ulcere “serpeggianti”.
Bevuto è anche diuretico.
Lavandosene la bocca, ferma i denti smossi [vedere come gli usi tradizionali si conservano per secoli e secoli!].
Si usano i suoi rametti per pulirsi i denti, al posto delle Canne [antenati degli spazzolini da denti].
Dal frutto si estrae un olio, conveniente quando ci sia da astringere.
Produce il Lentisco una resina [oggi sappiamo che è una gommo-resina1], chiamata da alcuni “Lentiscina” e da altri “Mastice”.
Questa, bevuta, giova al vomito di sangue ed alla tosse cronica; fa bene allo stomaco ma fa fare rutti (!).
Si mette nelle polveri che si preparano per i denti e nei cosmetici che si usavano per schiarire la pelle del viso.
Fa rinascere i peli delle palpebre e masticandola fa buono l’alito e rassoda le gengive. Nasce copiosa ed ottima nell’isola di Chio. Lodasi quella che risplende come una lucciola e quella che rassomiglia, nel suo candore alla Cera di Toscana, piena, secca, fragile, profumata , e stridente [si riferisce al rumore stridulo che fanno i grani della gommo-resina quando si sfregano tra di loro]. Se è verde è meno attiva.
Si sofistica con l’Incenso2 e con resine dei gusci delle pigne.

Mattioli, nel commentario che segue il testo Dioscorideo (ci serviamo dell’edizione veneziana del 1557 dei “Discorsi sui sei libri della Materia Medicinale di Pedacio Dioscoride Anarzabeo”), ci fa sapere che il Mastice si produce anche in Italia. Noi riteniamo soprattutto nelle regioni più calde, assolate e più vicine al mare.
Galeno descrive il Lentisco nell’ VIII Libro del “Le Virtù dei semplici medicamenti” (ovvero dei singoli prodotti usati per fare medicamenti); in questa parte del testo Galeno descrive sia il Lentisco come tale, sia il Mastice.
Lentisco (greco – “Schinos”)
Il Lentisco è un arbusto che contiene una essenza Acquea leggermente Calda e di una minore parte Terrestre e Fredda, grazie alla quale è moderatamente astringente.
Dissecca tra la fine del II grado e l’inizio del III, ma è quasi equilibrato tra Calore e Freddezza.
è astringente in tutte le sue parti, nelle radici, nei rami, nei germogli, nelle foglie, nei frutti e nella corteccia del fusto e dei rami.
Il succo estratto dalle foglie è anche esso simile e moderatamente astringente.
Lo si assume per via interna da solo o mescolato ad altri ingredienti nella diarrea ed in altre affezioni intestinali; giova nell’emottisi, nelle metrorragie e nel prolasso anale o dell’utero; questa ultima attività lo rende simile, affine e mescolabile con l’ Ipocistide [vedi anche il testo di Dioscoride]
Mastice (greco – “Mastike”)
Quando è candido, è consuetudine chiamarlo “Chio”.
è costituito da virtù contrarie, astringente ma anche emolliente; per questo motivo cura le infiammazioni dello stomaco, dell’intestino e del fegato.
Considerato il bilancio finale delle sue qualità, risulta Caldo e Secco nel II grado.
Quello nero è detto “Egizio” ed è più disseccante e meno astringente e quindi più adatto a disperdere i flussi Umorali per traspirazione; sempre per questo motivo è un eccellente rimedio per i foruncoli.
Macerandolo con Olio si ottiene l’ Unguento Masticino, ma lo si prepara solo con il “Chio” e non con l’ “Egizio”. Questo Unguento ha le stesse proprietà della droga tal quale.

Attenzione: mentre la descrizione di Dioscoride è comprensibile a tutti ancor oggi, perché più semplice e pratica, il testo di Galeno è molto più complesso ed occorre conoscere bene la Dottrina Umorale, secondo quella che abbiamo definito “Medicina Tradizionale Mediterranea”, in uso da noi fino alla fine del XVIII secolo.
I fenomeni naturali sono descritti secondo le Quattro Qualità (Caldo, Freddo, Secco e Umido) ed una loro accurata graduazione: il Lentisco è secco (perciò dissecca) tra il II° ed il III° grado, ed è equilibrato tra Calore e Freddezza. Invece il Mastice è Caldo e Secco nel II° grado.
Tenendo conto che la graduazione va dal I grado al IV (il massimo) si capisce l’intensità degli effetti. Inoltre il Caldo ed il Secco generano l’Elemento Fuoco, il Caldo e l’Umido l’Elemento Aria, il Freddo e l’Umido l’Elemento Acqua, il Freddo e il Secco l’ Elemento Terra.
Quindi, mentre il Lentisco è solo essiccante, il Mastice è governato, pur in basso grado (il II) dall’Elemento Fuoco.

Concludendo, possiamo usare il nostro Lentisco raccogliendolo in Val d’Orcia, tenendo conto che la pianta è attiva in tutte le stagioni. Considerando che è più ricco o della componente astringente (stagioni fredde) o della componente aromatico-resinosa (stagioni calde). Meglio raccoglierlo a luna calante, come la maggior parte delle piante.

è utile sia per uso interno (diarree, emorragie, ulcerazioni alle mucose digestive), sia nell’uso esterno (come colluttorio gengivale, nelle forme lievi di piorrea, nelle infiammazione del cavo orale e soprattutto nelle emorragie post-estrazione o altri piccoli interventi odontoiatrici); eccellente per fare gargarismi per il mal di gola. Ottimo emostatico nelle piccole ferite accidentali.
Si può usare come decotto di alcuni minuti (non facciamo come gli antichi) e lasciar riposare almeno due ore o tutta la notte.
Ottimo l’estratto idroalcolico, da fare con alcool (quello “Buon Gusto”, da liquori) a gradazione intorno ai 60°. La soluzione si prepara mescolando 600 ml di alcool e 400 ml di acqua distillata o meglio ancora con acqua minerale povera di Sali.
Si lascia in macerazione almeno un mese, poi si scola, si spreme, e poi si filtra con carta-filtro o con cotone idrofilo, messo ‘a spessore’ in un imbuto.
La soluzione idroalcolica così fatta, blocca le emorragie da piccoli interventi odontoiatrici in pochi minuti, quando occorrono a volte un paio di ore.
Per ottenere colluttori e preparati più attivi si mescolano le foglie fresche ben triturate con piante ad azione analoga o potenziante, come la Mirra (anche essa è una gommo-resina), i Chiodi di Garofano, la Genziana, tutte piante emostatiche, astringenti o antidolorifiche (soprattutto la Mirra e i Chiodi di Garofano).
Ottimo decotto per le forme gastriche ulcerose o semplicemente infiammatorie così fatto: un pugno di foglie di Lentisco, Melissa, Cannella triturata, Liquirizia e Malva, più o meno in parti uguali. Se ne fa un brevissimo decotto (un minuto!), poi si lascia riposare per 15 minuti e si beve a fine pasto.
Gli ipertesi e quelli che non vogliono la Liquirizia, possono usare dell’Anice in semi.

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