Il sorriso ad ogni età.

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Saggezza africana ci insegna il rispetto per chi è nato prima e recita “Quando un vecchio muore è come se bruciasse una biblioteca”

La saggezza italiana, raccontata dalle canzoni, quando parla di vecchiaia fa i conti con un po’ più di malinconia e di rassegnazione, quella degli anziani che guardano con occhi lucidi un mondo troppo veloce che inesorabilmente li esclude…

I vecchi cantati da Baglioni “vecchi sulle panchine dei giardini succhiano fili d’aria e un vento di ricordi, il segno del cappello sulle teste da pulcini… i vecchi che non sono mai cresciuti, occhi annacquati dalla pioggia della vita”

e quelli di Guccini “… subiscono le ingiurie degli anni, non sanno distinguere il vero dai sogni”.

Ma chi sono gli anziani oggi?

…rincorrono l’eterna giovinezza con lifting e dolore o con serenità possono mostrare un sorriso alla vita, magari arricchito da rughe ed emozioni

Quanto della loro serenità, della loro salute passa attraverso i denti e il sorriso?

La cura dei denti è importante non solo dal punto di vista estetico, dando un fondamentale rimando psicologico e sociale positivo per l’accettazione di sé e da parte degli altri, ma è importante in quanto consente anche una corretta alimentazione.

Insomma, mangiare bene aiuta ad invecchiare bene, ma solo una buona dentatura ce lo può consentire.

Avere una dentatura sana, composta prevalentemente da denti naturali, significa avere la possibilità di masticare in modo corretto anche cibi “problematici” per le dentiere, come ad esempio frutta e verdure crude, alimenti estremamente importanti e ricchi di fibre che aiutano a prevenire fastidiosi disturbi.

Una recente ricerca americana condotta dal National Institute of Dental Research (Adnkronos Salute) sostiene che almeno 4 anziani su 10 soffrano di edentulia (la mancanza di denti totale o parziale). Questa condizione può provocare mal di testa, ma anche problemi di cattiva digestione e difficoltà nelle relazioni sociali. Rischi a cui è sottoposto, appunto, oltre il 40% della popolazione con più di 65 anni, ma anche il 4% delle persone tra i 35 e i 64 anni d’età. A conclusioni simili giunge un’indagine effettuata nell’area milanese: il 42,3% degli anziani presenta edentulismo, con un numero medio di denti permanenti che non arriva a quattro per gli anziani ospedalizzati e a 10 per quelli non ospedalizzati.

Quali sono oggi le soluzioni per chi soffre di edentulia?

Il rimedio più diffuso, adottato da oltre due milioni di italiani, è rappresentato dalla classica dentiera. Non va dimenticato però che questo tipo di protesi può risultare instabile, può richiedere l’uso di colle per fissarla e spesso crea arrossamenti e indolenzimento a livello gengivale, oltre a essere fonte di disagio psicologico.

Trent’anni fa, molte persone dopo i 65 anni non avevano più i denti naturali; oggi, la maggior parte delle persone anziane riesce invece a conservare i propri denti e gli esperti dicono che, nel 2019, solo il 20% degli anziani perderà i propri denti.

Oggi, per tornare nuovamente a sorridere, ma anche risolvere i problemi dettati da una non corretta masticazione, bastano poche ore, grazie alle nuove tecnologie che consentono di effettuare interventi di implantologia a carico immediato, con buoni risultati.

La ricerca tecnica ha seguito le necessità dettate dalla crescita dell’aspettativa di vita in salute, nell’ultimo secolo, che in altri termini significa una terza età lunga e attiva per la maggior parte della popolazione e la necessità di sostituire nel tempo parti del corpo che si deteriorano.

Il fattore funzionale del mantenimento della masticazione si unisce quindi a quello estetico e sociale. In questo senso l’implantologia si è sviluppata a partire dagli anni ‘80 permettendo la sostituzione del singolo dente perso in maniera stabile, senza l’utilizzo di protesi mobili o ponti, con l’obiettivo di non danneggiare i denti sani e non divenire fonte di attrito per il cavo orale.

Se con l’età l’osso che supporta i denti si riassorbe, rendendo difficoltoso il posizionamento dell’impianto, è possibile intervenire con un “trapianto” di osso autologo, cioè prelevato in un’altra zona della bocca, in grado di integrarsi e favorire la ricrescita dell’osso mancante. Inoltre, la ricerca sui biomateriali si sta spingendo verso la rigenerazione completa dell’osso mancante a partire da biomateriali, cioè sostanze in grado di riparare la perdita ossea.

Ma in che modo la ricerca influenza la pratica quotidiana delle cure dentali in un sistema, come quello italiano, fondato su un regime libero professionale?

Ne parliamo con il Dr. Tiziano Testori, Presidente della S.I.C.O.I., (Società Italiana di Chirurgia Orale e Implantologia), che ha dedicato il congresso nazionale del 2008 e un corso di formazione, proprio ai biomateriali per la rigenerazione ossea.

«Oggi occorre prestare molta attenzione ai materiali che si utilizzano. Tutti i prodotti devono essere certificati dal Ministero della Salute per l’uso in chirurgia maxillofacciale e orale. Tra i fattori di crescita attualmente solo due sono approvati dall’FDA, l’ente di certificazione dei farmaci americano, ma non sono approvati a livello europeo e italiano per l’uso odontoiatrico. Si possono utilizzare quindi soltanto in strutture dedicate alla ricerca, che hanno particolari deroghe. La sperimentazione dev’essere approvata dal comitato etico e i pazienti devono fornire il proprio consenso informato scritto per il materiale che verrà utilizzato. Solo quello che è certificato in Italia può essere utilizzato in uno studio professionale»

Estetica, funzione e compatibilità biologica hanno spinto l’uomo fin dall’antichità a utilizzare materiali per la sostituzione dei denti. Soprattutto per il sorriso, la funzione estetica ha prevalso per mantenere l’integrità del viso e alcuni interventi sui denti anteriori avevano e hanno anche oggi prevalentemente una funzione estetica, ancora più che terapeutica. E così si possono trovare protesi dentali tra i reperti etruschi, egiziani, maliani, fenici e maya e interventi sui denti rinvenuti dagli archeologi. Oro, argento, legno, osso o conchiglie sono stati i materiali di scelta per la loro capacità di instaurare relazioni favorevoli con l’organismo vivente e per la possibilità che offrivano di essere lavorati per offrire anche un valore estetico e funzionale alla masticazione.

Se i teschi antichi mostrano la perdita dei denti a un’età per quei tempi avanzata di circa 40 anni e solo alcune classi sociali portavano protesi realizzate da abili artigiani, oggi è molto comune la sostituzione dei denti persi a metà della vita con protesi o impianti, tanto che in Italia gli impianti sono un milione duecentomila l’anno.

Se i metalli sono utilizzati in odontoiatria dagli inizi del secolo scorso e il titanio a partire dagli anni ‘60, a fine anni ‘90 si sono realizzati nuovi materiali per l’uso biomedico, integrando il lavoro di medici, ingegneri e biologi.

«I biomateriali per la rigenerazione ossea hanno trovato i primi impieghi in chirurgia ortopedica, dove ci sono stati i risultati migliori, per sopperire a carenze d’osso. Nella chirurgia orale, odontoiatrica e maxillofacciale si iniziano ad avere buoni risultati anche se non ci sono ancora applicazioni codificate. In ambito ortopedico i pazienti sono ospedalizzati e trattati nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale. I costi relativi sono quindi assorbiti dalla struttura. Nel settore odontoiatrico la ricaduta è più lenta perché è un settore basato sul privato e i costi sono a carico del singolo studio e quindi del paziente» spiega il Dr. Carlo Mangano, odontoiatra, ricercatore e docente presso l’Università dell’Insubria.

«Stiamo inoltre aprendo una nuova via italiana alla rigenerazione ossea utilizzando bioceramiche rigide e ottenendo le cellule staminali adulte multipotenti non più dal midollo del tessuto osseo mascellare, ma dalla polpa dentaria, da quei denti che quasi sempre vengono persi o curati durante il trattamento di riabilitazione.

Questa soluzione rappresenta un’alternativa che permetterebbe di semplificare le procedure rispetto al prelievo dal tessuto osseo. Abbiamo i primi risultati in vitro in laboratorio e le cellule staminali pulpari già dopo poche ore dal prelievo colonizzano il biomateriale, producendo osso. Questa procedura avviene attualmente a livello sperimentale in centri istituzionali e tra un anno avremo dei risultati definitivi»

La tendenza attuale dell’implantologia è quella di orientare la ricerca verso materiali e procedure che siano personalizzati sul singolo paziente

Si parla di terapie individualizzate e personalizzate che possono prevedere ad esempio la realizzazione di impianti in titanio su misura del paziente. Grazie ai primi risultati clinici ottenuti, sarà possibile ipotizzare nuovi scenari in implantologia e nuove prospettive per il futuro.

Vivere meglio e più a lungo si può, dunque, grazie alla ricerca scientifica ma anche e soprattutto grazie a noi stessi, all’importanza che diamo alla prevenzione, alla cura con cui scegliamo il cibo nelle nostre tavole e, perché no, alla nostra capacità di sorridere.

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