In caso di parodontite le statine possono essere un aiuto.

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L’ effetto collaterale positivo per il farmaco anti-colesterolo. Oltre ad abbassare il colesterolo, le statine sembrano in grado anche di ridurre l’infiammazione parodontale. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of American College of Cardiology da un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston.

Il cardiologo Ahmed Tawakol, coordinatore dello studio, spiega: “la malattia parodontale (Pd) non solo colpisce quasi il 50% degli adulti negli Stati Uniti, ma è anche un fattore di rischio per la malattia aterosclerotica”.

La parodontite causa infatti il rilascio di citochine proinfiammatorie aumentando di fatto l’infiammazione sistemica. L’aumento dei mediatori circolanti stimola a sua volta l’attività infiammatoria all’interno della placca aterosclerotica.

“È interessante notare che il trattamento locale della parodontite riduce l’infiammazione sistemica nei pazienti con storia di eventi cardiovascolari, anche se non ci sono prove che il trattamento della malattia parodontale diminuisca il tasso di cardiopatia”, spiega Tawakol.

Le statine, come noto, esercitano un effetto positivo sull’aterosclerosi riducendo le lipoproteine Ldl e l’infiammazione sistemica. Per valutarne l’efficacia nei confronti della parodontite, i cardiologi americani si sono quindi serviti della Pet.

“Abbiamo ipotizzato che l’atorvastatina potesse ridurre la parodontite con effetto simile a quello sulla placca aterosclerotica, fornendo sia un legame tra le due patologie, sia le basi per ipotizzare una possibile riduzione del tasso di cardiopatie”, spiega ancora Tawakol.

Il campione che ha partecipato allo studio era formato da 71 soggetti, alcuni dei quali hanno assunto 80 mg di atorvastatina, mentre altri solo 10 mg. I volontari si sono poi sottoposti a Pet all’inizio della sperimentazione, dopo 4 e dopo 12 settimane. Per valutare la perdita ossea parodontale è stata utilizzata invece una TC con mezzo di contrasto.

Dai risultati è emerso che dopo 12 settimane l’infiammazione parodontale risultava assai diminuita nel gruppo dei pazienti da 80 mg rispetto al campione di controllo. Il miglioramento della  parodontite  era associato in maniera chiara a una riduzione dell’ infiammazione carotidea .

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