L’ alimentazione e salute orale

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Le correlazione ed evoluzione storica!

di Paolo Mapelli*, Paolo Zampetti**
Corso di Laurea Specialistica in Odontoiatria e Protesi Dentaria (Presidente Prof. G. Resta)
*Insegnamento elettivo di Diagnosi e prevenzione della carie
**Insegnamento elettivo di Storia dell’Odontoiatria

RIASSUNTO

Scopo di questo lavoro è analizzare i rapporti esistenti tra il tipo di alimentazione e le condizioni odontostomatologiche attraverso le variazioni che hanno caratterizzato l’evoluzione umana nel corso dei secoli, a partire dalla preistoria fino ai giorni nostri. Vengono analizzate le teorie e le osservazioni di autorevoli studiosi della materia; ne risulta un esteso excursus, dai rimedi empirici suggeriti per alleviare i disturbi del periodo eruttivo fino alle moderne concezioni circa l’eziopatogenesi della carie e i sistemi di profilassi alimentare.

PREISTORIA E ANTICHITÀ
Compare la carie

Le abitudini alimentari condizionano, in maniera determinante, lo stato e le patologie dell’apparato odontostomatognatico.

I denti di umani risalenti al Paleolitico inferiore (Heidelberg e Neanderthal), Paleolitico superiore (Aurignac e Cro-Magnon), e a talune razze del Mesolitico sono massicci, un po’ più grandi degli attuali.

Le superfici occlusali presentano marcate abrasioni, in virtù del tipo di alimentazione e del modo di masticare e di utilizzare i denti, impiegati per la prensione degli oggetti e come strumenti di lavoro.

L’usura dentaria appare collegata con l’alimentazione vegetariana, in particolare con l’azione abrasiva di semi contenuti in alcuni frutti, analogamente a quanto si osserva nei grandi primati frugivori.

Anche la dieta carnea, con la scarnificazione delle ossa di animali, comporta un certo grado di usura, unitamente all’inquinamento della preda con cristalli di silice, dovuto al trascinamento su terreni sabbiosi prima dell’introduzione in bocca.

Il fatto che gli uomini preistorici fossero anche dediti alla pesca è dimostrato dal rinvenimento, nel tartaro, di frammenti di lische di pesce.

Nell’uomo dell’epoca neolitica si osserva una diminuzione delle abrasioni alimentari a carico dei denti, attribuibile alla consuetudine di frammentare i cibi prima di consumarli, il che non comporta minore incidenza di malattie odontostomatologiche, che tendono, viceversa, ad aumentare.

Comincia a manifestarsi la carie, del tutto eccezionale nel corso di Paleolitico e Mesolitico, indice di un rudimentale grado di civilizzazione, la cui incidenza appare intorno all’1,5-3% in epoca neolitica, e che tenderà ad aumentare progressivamente nell’uomo dei tempi storici.

Nello stesso periodo la variazione della dieta e delle modalità di assunzione degli alimenti determina l’inizio di una serie di cambiamenti a livello osteodentario, come modificazioni a carico del mento, cui avrebbe compartecipato lo sviluppo del linguaggio articolato, nonché l’involuzione del parodonto [1].

Che il livello di civilizzazione influisca nel determinare la frequenza della carie, nella fattispecie per quanto concerne le abitudini alimentari, è comprovato da vari Autori. Già Mummery (1870) aveva descritto, in studi sulla presenza della carie in dentature di antiche popolazioni britanniche, come, col progredire della civilizzazione, si assistesse ad un peggioramento dello stato dei denti. Le stesse considerazioni vengono riprese da W. D. Miller, che collega la minor frequenza di carie nelle popolazioni con uno stile di vita più “primitivo” ad un tipo di alimentazione a base di cibi ad elevata consistenza e che non producano fermentazione acida nel cavo orale. [2]

EPOCA CLASSICA
Si studiano le patologie del parodonto

Ippocrate (V sec a. C.) intuisce la stretta correlazione esistente tra nutrizione, sviluppo fetale, allattamento, dentizione e permuta: “L’esfoliazione dei decidui, correlata col tipo di alimentazione, si verifica intorno ai sette anni, o più precocemente, se il nutrimento è stato scadente o insufficiente”.

Galeno (138-201) si occupa di patologie parodontali, descrivendo la piorrea alveolare e correlandola con le abitudini alimentari e con l’età. Distingue, in particolare, due forme di tale patologia: una caratterizzata da atrofia gengivale, tipica dell’età senile e originata da un’alimentazione deficitaria, l’altra caratterizzata da ipertrofia gengivale, più frequente nei giovani e correlata ad eccessi alimentari.

Sorano d’Efeso (II sec. d. C.) tratta la dentitio difficilis e consiglia di evitare la somministrazione di cibi duri, in grado di determinare infiammazione e ipertrofia gengivali, tendenti a ostacolare l’eruzione dentaria, raccomandando altresì di frizionare le gengive con un dito unto di grasso o di miele cotto [3].

Alimentazione e salute orale
correlazione ed evoluzione storica
di Paolo Mapelli*, Paolo Zampetti**
Corso di Laurea Specialistica in Odontoiatria e Protesi Dentaria (Presidente Prof. G. Resta)
*Insegnamento elettivo di Diagnosi e prevenzione della carie
**Insegnamento elettivo di Storia dell’Odontoiatria

RIASSUNTO

Scopo di questo lavoro è analizzare i rapporti esistenti tra il tipo di alimentazione e le condizioni odontostomatologiche attraverso le variazioni che hanno caratterizzato l’evoluzione umana nel corso dei secoli, a partire dalla preistoria fino ai giorni nostri. Vengono analizzate le teorie e le osservazioni di autorevoli studiosi della materia; ne risulta un esteso excursus, dai rimedi empirici suggeriti per alleviare i disturbi del periodo eruttivo fino alle moderne concezioni circa l’eziopatogenesi della carie e i sistemi di profilassi alimentare.

PREISTORIA E ANTICHITÀ
Compare la carie

Le abitudini alimentari condizionano, in maniera determinante, lo stato e le patologie dell’apparato odontostomatognatico.

I denti di umani risalenti al Paleolitico inferiore (Heidelberg e Neanderthal), Paleolitico superiore (Aurignac e Cro-Magnon), e a talune razze del Mesolitico sono massicci, un po’ più grandi degli attuali.

Le superfici occlusali presentano marcate abrasioni, in virtù del tipo di alimentazione e del modo di masticare e di utilizzare i denti, impiegati per la prensione degli oggetti e come strumenti di lavoro.

L’usura dentaria appare collegata con l’alimentazione vegetariana, in particolare con l’azione abrasiva di semi contenuti in alcuni frutti, analogamente a quanto si osserva nei grandi primati frugivori.

Anche la dieta carnea, con la scarnificazione delle ossa di animali, comporta un certo grado di usura, unitamente all’inquinamento della preda con cristalli di silice, dovuto al trascinamento su terreni sabbiosi prima dell’introduzione in bocca.

Il fatto che gli uomini preistorici fossero anche dediti alla pesca è dimostrato dal rinvenimento, nel tartaro, di frammenti di lische di pesce.

Nell’uomo dell’epoca neolitica si osserva una diminuzione delle abrasioni alimentari a carico dei denti, attribuibile alla consuetudine di frammentare i cibi prima di consumarli, il che non comporta minore incidenza di malattie odontostomatologiche, che tendono, viceversa, ad aumentare.

Comincia a manifestarsi la carie, del tutto eccezionale nel corso di Paleolitico e Mesolitico, indice di un rudimentale grado di civilizzazione, la cui incidenza appare intorno all’1,5-3% in epoca neolitica, e che tenderà ad aumentare progressivamente nell’uomo dei tempi storici.

Nello stesso periodo la variazione della dieta e delle modalità di assunzione degli alimenti determina l’inizio di una serie di cambiamenti a livello osteodentario, come modificazioni a carico del mento, cui avrebbe compartecipato lo sviluppo del linguaggio articolato, nonché l’involuzione del parodonto [1].

Che il livello di civilizzazione influisca nel determinare la frequenza della carie, nella fattispecie per quanto concerne le abitudini alimentari, è comprovato da vari Autori. Già Mummery (1870) aveva descritto, in studi sulla presenza della carie in dentature di antiche popolazioni britanniche, come, col progredire della civilizzazione, si assistesse ad un peggioramento dello stato dei denti. Le stesse considerazioni vengono riprese da W. D. Miller, che collega la minor frequenza di carie nelle popolazioni con uno stile di vita più “primitivo” ad un tipo di alimentazione a base di cibi ad elevata consistenza e che non producano fermentazione acida nel cavo orale. [2]

EPOCA CLASSICA
Si studiano le patologie del parodonto

Ippocrate (V sec a. C.) intuisce la stretta correlazione esistente tra nutrizione, sviluppo fetale, allattamento, dentizione e permuta: “L’esfoliazione dei decidui, correlata col tipo di alimentazione, si verifica intorno ai sette anni, o più precocemente, se il nutrimento è stato scadente o insufficiente”.

Galeno (138-201) si occupa di patologie parodontali, descrivendo la piorrea alveolare e correlandola con le abitudini alimentari e con l’età. Distingue, in particolare, due forme di tale patologia: una caratterizzata da atrofia gengivale, tipica dell’età senile e originata da un’alimentazione deficitaria, l’altra caratterizzata da ipertrofia gengivale, più frequente nei giovani e correlata ad eccessi alimentari.

Sorano d’Efeso (II sec. d. C.) tratta la dentitio difficilis e consiglia di evitare la somministrazione di cibi duri, in grado di determinare infiammazione e ipertrofia gengivali, tendenti a ostacolare l’eruzione dentaria, raccomandando altresì di frizionare le gengive con un dito unto di grasso o di miele cotto [3].

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