LA BIOPROGRESSIVA.

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L’approccio diagnostico e terapeutico è eseguito secondo la moderna Scienza Bioprogressiva, che è l’insieme di 12 diverse tecniche ortodontiche basate sull’evidenza scientifica (evindence based). Il padre di questo movimento è il Prof. Robert Murray Ricketts che ha contribuito in maniera efficace all’evoluzione dell’ortognatodonzia. Bioprogressiva significa attuare principi diagnostici e terapeutici in sequenza logica nel pieno rispetto delle leggi biologiche. Le principali novità introdotte dallo scienziato americano sono:
la previsione di crescita sin dall’età di tre anni, individualizzata in base al sesso, età e tipologia facciale;
lapianificazionedeltrattamentosucarta(VTO visualizzazione degli obiettivi di trattamento);
la creazione di apparecchi ortodontici, applicabili anche sui denti da latte, capaci di modificare la crescita e le ossa del massiccio facciale; la dimostrazione scientifica di correlazioni tra l’occlusione e l’articolazione temporomandibolare;
il metodo bioprogressivo permette una maggiore efficienza ed una salvaguardia dell’estetica: dispositivi linguali e applicazioni dell’apparecchiatura in sezioni sono comunemente utilizzati per la risoluzione dei casi clinici.
Secondo la Scienza Bioprogressiva, da noi praticata, gli apparecchi vengono applicati in maniera progressiva seguendo una logica legata agli obiettivi da raggiungere. I primi denti ad essere interessati sono di solito i molari considerati le fondamenta dell’occlusione. Successivamente gli incisivi inferiori, coperti dal labbro inferiore ed i premolari ed i canini nascosti dalle guance. L’ingranaggio di molari e canini è alla base di una buona riuscita del trattamento e di una sua difficile recidiva. Con questo approccio gli incisivi superiori, che sono i denti più visibili e sono considerati il tetto dell’occlusione vengono di solito interessati nelle ultime fasi della terapia, sino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

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