La chirurgia mininvasiva come metodo di lavoro dell’odontoiatria moderna (parte prima)

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Negli ultimi  anni si è molto  parlato e si discute tuttora  ampiamente su ciò che in chirurgia possa ridurre i tempi  di intervento, diminuire  il trauma,  limitare il costo biologico  e offrire nello stesso tempo  l’estetica e la funzione perdute. Le domande che ci poniamo sono diverse e ne abbiamo  rivolte alcune al dottor  Fabio Galli, esperto in Chirurgia Orale e Implantoprotesi. Il dottor  Galli, laureato  in Medicina  e Chirurgia  all’Università degli Studi  di Milano,  nel 2003 diventa  responsabile  di Protesi Implantare nel Reparto  di Implantologia e Riabilitazione Orale e primo collaboratore  del dottor Tiziano Testori, dirigente di tale reparto della Clinica Odontoiatrica, Dipartimento di Tecnologie  per la Salute, IRCCS  Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, diretta dal Prof. R.L. Weinstein. Socio attivo delle più importanti Società Italiane di Implantologia e Chirurgia orale (Società Italiana di Implantologia Osteointegrata [SIO] e Società Italiana  di Chirurgia  Orale  e Implantologia [SICOI])  e socio fondatore AISG  (Advanced Implantology Study Group)  e SISBO  (Società Italiana Studio Bisfosfonati in Odontostomatologia), è autore di numerose  pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, co-autore del libro “La chirurgia del seno mascellare e le alternative terapeutiche” di Testori, Weinstein e Wallace pubblicato  nel 2005 e autore con Testori e Del Fabbro del libro Il carico immediato, la nuova  era dell’implantologia orale (2009),  edito anche in lingua inglese (Immediate Loading)  nel 2011.

Che cosa significa esattamente chirurgia mininvasiva?

Nella moderna Odontoiatria, molto spesso si fa riferimento a tecniche mininvasive, ma occorre far chiarezza perché non si tratta di una panacea, di un nuovo procedimento chirurgico o di un intervento di alta tecnologia, ma di un metodo di lavoro per affrontare situazioni eterogenee.

Mi spiego meglio: la chirurgia mininvasiva è un approccio mentale, dettato dalla conoscenza di varie tecniche chirurgiche, non solo nel campo dell’Odontoiatria, ma anche di altre branche della Medicina, come la Chirurgia Maxillo-Facciale, l’Otorinolaringoiatria e la Chirurgia Plastica. Tale prassi deve sempre tenere conto del fatto che l’obiettivo finale della chirurgia orale, e la ragione per cui il paziente  si rivolge a noi, è avere una dentatura efficiente dal punto di vista funzionale ed esteticamente soddisfacente. Tuttavia, se in passato l’avere denti fissi ancorati su impianti poteva considerarsi un risultato adeguato alle aspettative, oggi le richieste dei pazienti, sempre più informati, sono cambiate e si possono così riassumere: poca chirurgia, tempi ridotti di trattamento, costi conte- nuti e maggior estetica. Quindi bisognerebbe optare per interventi più semplici e veloci? Sarebbe troppo facile e soprattutto non si terrebbe in considerazione  il fatto che l’invasività chirurgica è dettata da diversi fattori: le aspettative estetico-fun- zionali, la valutazione medica generale, le abitudini di vita (es., il fumo), la compliance del paziente e il progetto protesico.

È la complessità del caso che condiziona la scelta del tipo di intervento. Ovviamente, prima di formulare un progetto protesico, e quindi decidere come intervenire, occorre un’accurata fase diagnostica, per conoscere le possibili complicanze intra- e postoperatorie. Una riabilitazione protesicamente guidata deve coinvolgere in modo imprescindibile le varie figure professionali del team chirurgo-protesista-odontotecnico, i quali si devono interfacciare continuamente per meglio

conoscere le problematiche da affrontare nell’ambito delle proprie competenze.

Se dovessimo disegnare un grafico con il fine di rapportare il grado di invasività chirurgica con quello di soddisfazione del paziente, la scala di valutazione che andremmo a creare rivelerebbe un rapporto inversamente proporzionale, partendo dagli interventi più invasivi fino ad arrivare a quelli meno invasivi, o ritenuti tali dai pazienti; quindi, iniziando da interventi maxillo-facciali e proseguendo con sinus lift con approccio laterale, tecniche di espansione della cresta, impianti inclinati, sinus lift crestale, impianti postestrattivi, impianti corti, tecniche flapless e, per finire, la chirurgia computer-assistita.

Gli interventi maxillo-facciali si collocano al primo posto perché necessitano di degenza e sono condotti in anestesia generale con prelievi extraorali di solito dalla cresta iliaca e/o dalla calvaria; il sinus lift con approccio laterale può essere eseguito ambu- latorialmente, in sedazione cosciente, ma possono insorgere complicanze intra/postoperatorie ed è necessaria un’antibioticoterapia pre/postoperatoria di una settimana. Al terzo posto ritroviamo le tecniche di espansione della cresta: anch’esse possono essere eseguite ambulatorialmente, con decorso postoperatorio a minor rischio di complicanze. Ab- biamo quindi gli impianti inclinati, che rappresentano un’alternativa  al sinus lift laterale. Il sinus lift crestale presenta minori morbilità e complicanze rispetto alla tecnica laterale, ma può avere luogo solo nei casi in cui sia presente una cresta residua di 4-6 mm. Proseguendo con la nostra scala valutativa troviamo gli impianti postestrattivi, i quali prevedono una sola seduta chirurgica, ma possono comportare maggiori difficoltà per il corretto posizionamento dell’impianto; gli impianti corti rappresentano una valida alternativa alle tecniche precedenti, sebbene la lunghezza ridotta riduca il margine  di errore con le frese nella preparazione del sito implantare. Le tecniche flapless, nelle quali non vi sono lembi e suture, prevedono per il paziente un disagio minimo durante il periodo postoperatorio, ma necessitano di una notevole esperienza chirurgica. Infine, abbiamo la chirurgia computer-assistita,  che può essere flapless o con lembi. Questo tipo di tecnica non è utilizzabile in tutti i casi: benché semplifichi la fase chirurgica che si svolge in tempi operativi ridotti, richiede una fase diagnostica molto accurata per la realizzazione delle dime chirurgiche; in realtà, pur sembrando più lineare, necessita sempre di un operatore di grande esperienza.

 

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