La cura per la gengivite desquamativa

0
140

Il trattamento della gengivite desquamativa naturalmente sarà diverso a seconda della malattia diagnosticata. Nel caso del lichen planus orale, la terapia di prima scelta prevede l’uso di corticosteroidi topici a elevata potenza (ad es., clobetasolo dipropionato allo 0,05%). Nelle forme a esclusivo interessamento gengivale, il principio attivo in forma di gel bioadesivo può essere veicolato in appositi tray individuali, effettuati con resine termoplastiche o con siliconi: essi consentono un’eccellente adesione e permanenza del principio attivo sulle mucose interessate, con effetti collaterali assolutamente trascurabili. Il pemfigoide delle membrane mucose si giova della stessa terapia, a condizione che la malattia sia confinata alla sola gengiva e soprattutto che non interessi altre sedi mucose extraorali; in caso contrario, la terapia di elezione prevede l’uso di corticosteroidi sistemici (es. prednisone) associati a immunosoppressori. Nel pemfigo volgare, l’uso di corticosteroidi sistemici e immunosoppressori è indispensabile. Se la gengivite desquamativa è causata da eritema multiforme orale, la terapia corticosteroidea deve essere associata all’individuazione della causa scatenante e possibilmente alla sua risoluzione. Quali problemi pone
all’odontoiatra? Di fronte a una gengivite desquamativa l’odontoiatra
ha soprattutto problemi di diagnosi differenziale:
– Dove la malattia colpisce esclusivamente le gengive e la mucosa alveolare, la diagnosi differenziale si pone con le gengiviti aspecifiche da placca e tartaro. La sintomatologia più imponente, la presenza di lesioni erosivo-bollose o la contemporanea presenza di lesioni bianche papulose o reticolari orienta la diagnosi.
– Alcune gengiviti desquamative, come il pemfigo volgare e il pemfigoide delle membrane mucose, possono essere aggravate dal trattamento parodontale con strumenti manuali o ultrasonici.
Ciò impone la diagnosi corretta prima di iniziare qualsiasi terapia strumentale.
– La diagnosi differenziale tra le varie malattie responsabili di gengivite desquamativa va invece delegata a un Centro Stomatologico di riferimento.

Parodontite e diabete

Collocandosi a cavallo tra l’odontoiatria e la diabetologia, il legame tra parodontite e diabete è tra i più studiati, ma non si è ancora tradotto in una vera e fattiva collaborazione tra gli specialisti del dismetabolismo glucidico e gli odontoiatri a fronte di quello che resta l’obiettivo primario imposto dal diabete – il controllo accurato e costante della glicemia e della possibilità che il trattamento adeguato dei problemi parodontali consenta realmente di ridurre i valori glicemici e favorisca il raggiungimento di un assetto metabolico stabile nel tempo. A riportare in particolare quest’ultimo aspetto d’attualità è un recente studio pubblicato sulla Cochrane Library a cura di un gruppo di ricerca dell’Edinburgh Dentai Institute all’Università di Edimburgo in collaborazione con colleghi della Peninsula Dentai School di Plymouth, dell’Università di Ottawa e dell’UCL Eastman Dentai Institute di Londra (Sim- pson TC, et al: Treatment of periodontal disease for glycae- mic control in people with diabetes. Cochrane Database of Systematic Reviews. Volume 5, 2010): a conclusione di una metanalisi condotta su una serie di trial, gli autori affermano che il trattamento adeguato di gravi patologie del parodonto in pazienti affetti da diabete di tipo 2 consente di ridurre i livelli di glicemia e migliorare il controllo metabolico.

Una correlazione allo studio da tempo. Ma facciamo un passo indietro, ripercorrerndo nei suoi punti essenziali il rapporto tra parodontite e diabete. Secondo molti studi pubblicati negli ultimi decenni, il diabetico presenta probabilità più elevate di chi non è affetto dalla malattia di andare incontro a problemi di gengivite e di parodontite. Da parte sua, la parodontite grave sembra in grado di influenzare negativamente il controllo glicemico. In ogni caso, il rischio per un diabetico adulto di ammalare di parodontite viene stimato da due a tre volte superio  re a quello che corre chi non ha il diabete e può arrivare fino a cinque volte negli adolescenti. A loro volta, le gravide affette da diabete presentano un rischio di parodontite di oltre nove volte superiore rispetto alle future mamme non diabetiche. Più esposti al rischio sono i diabetici con un controllo glicemico non accurato, che soffrono più spesso di gengivite e parodontite e con forme più gravi rispetto a chi non è diabetico. E questa associazione è tanto frequente che alcuni esperti non hanno esitato a definire la parodontite “la sesta complicanza del diabete”.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here