La disarmonia dentoscheletrica.

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IL cavo orale rappresenta la parte iniziale delle vie digerenti, ed è infatti sede dei primi fondamentali passaggi per la digestione del cibo ingerito, sia meccanici, masticazione, che chimici, attraverso la produzione di enzimi che agevoleranno gli step successivi.

Le arcate dentarie superiore ed inferiore delimitano all’esterno rispettivamente il palato duro ed il  pavimento della bocca, su cui poggia la lingua. Esse fanno parte delle due principali strutture ossee del cavo orale, il  mascellare superiore e la mandibola, ed accolgono gli elementi dentari. Visti gli strettissimi rapporti anatomici e funzionali che le strutture ossee e dentarie contraggono è facile capire come alterazioni, pur modeste a carico delle prime si ripercuotano, amplificate, sulle seconde. Alterazioni della forma, della dimensione o della posizione dell’ o.mascellare o della mandibola possono infatti determinare una  malocclusione dentaria, ovvero un’imperfetta relazione di contatto tra i denti superiori ed inferiori a bocca chiusa, con conseguenti disturbi masticatori. Tali patologie possono ovviamente avere anche un’importante impatto estetico, alterando le proporzioni del viso, ed anno inoltre un andamento peggiorativo. Una precisazione importante: disarmonia dentoscheletrica e  malocclusione, non sono sinonimi; l’alterazione della struttura ossea è legata a fattori di tipo genetico e di sviluppo, il suo realizzarsi comporta la malocclusione, non viceversa. Quest’ultima inoltre può essere determinata, in presenza di una struttura ossea normale, da fattori comportamentali ed ambientali, come ad esempio l’abitudine al succhiamento. Le principali alterazioni ossee legate a disarmonia dentoscheletrica sono la retrognazia, in cui la mandibola è di dimensioni normali, ma è posizionata più posteriormente del normale, la micrognatia, in cui la mandibola è di dimensioni inferiori al normale, il prognatismo, in cui la mandibola è prominente o sovradimensionata, l’ipoplasia mascellare, spesso associata a  labiopalatoschisi (comunemente detto labbro leporino) in cui l’o.mascellare risulta di dimensioni inferiori alla norma, contrariamente a quanto accade nell’iperplasia mascellare in cui essa è di dimensioni aumentate, conferendo al viso la classica forma allungata, con evidente esposizione della gengiva durante il sorriso. Fondamentale nell’approccio a queste patologie è la correlazione delle alterazioni oggettive dell’anatomia, con i disturbi soggettivi del paziente ed infine il disagio estetico. Sintomi comuni sono dolore masticatorio, blocchi dell’articolazione mandibolare, con progressivo deterioramento dell’articolazione stessa, respiro “a bocca aperta” e spesso cefalea, dovuto all’iperlavoro dei  muscoli masticatori, con relativa contrattura. A seconda della gravità del quadro si possono valutare diversi approcci terapeutici, l’ortodonzia, ovvero la correzione del difetto con apparecchi fissi o mobili o la chirurgia maxillofacciale. L’approccio esclusivamente ortodontico è ipotizzabile solo nel caso di pazienti pediatrici ancora in fase di sviluppo, con la possibilità di “guidare” in senso correttivo anche la crescita ossea. L’approccio chirurgico, peraltro, si avvale comunque dell’ausilio ortodontico, sia in fase preparatoria che successivamente. L’intervento chirurgico va accuratamente programmato sulla scorta dei dati derivanti da calchi in gesso del cavo orale, fotografie seriate, atte a valutare l’effetto nel tempo degli apparecchi ortodontici, ortopantomografia, ovvero lo studio radiografico del cavo orale.

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