La moderna osteopatia

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Osteopatia:tenta il «grande salto» Presentato un disegno di legge per il riconoscimento come professione sanitaria a tutela dei pazienti
Un albo, un ordine e un iter formativo unico per riconoscere e regolamentare la professione dell’osteopata, svolta da quasi 6.000 professionisti in Italia ma non ancora disciplinata, con conseguenti rischi per gli utenti. Lo chiede un disegno di legge presentato alla Camera da Paola Binetti (gruppo Per l’Italia), che non mancherà di suscitare polemiche per l’aperta opposizione manifestata da tempo dalle associazioni di categoria dei fisioterapisti e le perplessità espresse dell’Ordine dei medici.
Una professione sempre più richiesta
«L’esigenza di regolamentare l’osteopatia deriva dalla constatazione che nel corso degli anni si è ampiamente diffusa in Italia — spiega l’onorevole Binetti — . Da un recente studio (Rapporto Italia 2012 di Eurispes) emerge come il 14,5% degli italiani scelgano medicine non convenzionali e di questi il 21,5% si rivolge all’osteopatia. La crescente richiesta di prestazioni che i cittadini rivolgono agli osteopati, in un regime in cui la professione non è ancora disciplinata, ha determinato un variegato panorama di iter formativi con la conseguenza che i professionisti che praticano l’osteopatia non sono ben identificabili e controllabili, con possibili rischi per l’utenza». Tre i punti fondamentali del Ddl: il riconoscimento dell’osteopata come professione sanitaria indipendente; la Laurea Magistrale (cinque anni) , quale percorso accademico più appropriato per formare gli osteopati di domani; un percorso chiaro che porti al riconoscimento dei titoli pregressi da parte degli osteopati già praticanti o che hanno già intrapreso il loro percorso di studi.
Le altre inizative in corso
Attualmente, oltre al Ddl, sono stati presentati al Senato due emendamenti che istituiscono e regolamentano due figure professionali: l’osteopata e il chiropratico, a prima firma della Presidente della Commissione Affari sociali, la Senatrice Emilia De Biase, che è anche relatrice del Decreto Lorenzin di cui i due emendamenti fanno parte. Tuttavia, secondo l’onorevole Binetti, «un tema così importante non può essere limitato ad un emendamento. Ben venga se questo può velocizzare l’iter, ma c’è bisogno anche di una legge istitutiva vera e propria, che provochi un dibattito pubblico». Conclude l’esponente centrista: «La necessità di regolamentare la professione dell’osteopata per definirne il profilo di competenza, oltre all’iter formativo indispensabile per l’esercizio professionale, è profondamente sentita dai pazienti che hanno diritto ad essere garantiti nella qualità delle cure ricevute a tutela della loro salute».
La situazione all’estero
«Il riconoscimento dell’osteopata quale professione sanitaria rappresenta una novità per la legislazione italiana, a differenza di quanto accade in Paesi quali Stati Uniti, Regno Unito e Francia, dove l’osteopatia è già regolamentata – ha spiegato Sciomachen, presidente del Registro degli Osteopati d’Italia (ROI), l’Associazione più rappresentativa del settore -. In questi Paesi l’osteopatia è praticata, in maniera esclusiva, da professionisti che seguono un percorso di studi indipendente dalle altre professioni sanitarie e mai inteso come una specializzazione di una di queste. All’interno di questo scenario, il ROI sostiene la necessità di una regolamentazione urgente del settore a tutela della salute dei cittadini che sempre più si rivolgono all’osteopatia per il mantenimento dello stato di salute».
Il ruolo del Registro Osteopati d’Italia
In Italia ci si scontra dunque con un pericoloso vuoto normativo. «A oggi gli osteopati in Italia operano senza un riconoscimento giuridico, in assenza di una regolamentazione che ne certifichi il percorso accademico e le competenze acquisite negli anni – sottolinea Paola Sciomachen -. Il ROI è impegnato sia per garantire un miglioramento dei livelli formativi e qualitativi dei professionisti sia per stimolare il dibattito legislativo al fine di creare una regolamentazione professionale sanitaria degli osteopati». Non solo: «In assenza di un’adeguata regolamentazione — ribadisce il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo — gli osteopati non qualificati potrebbero operare senza possedere gli standard indispensabili per una corretta pratica clinica, mettendo a rischio la salute del paziente».
Gli studi scientifici sull’efficacia
Diversi studi mostrano l’efficacia di questa disciplina, già regolamentata, oltre che negli Stati Uniti, in molti Paesi europei, come Francia e Regno Unito. «È stato dimostrato che trattare i prematuri con osteopatia ne riduce la permanenza in ospedale in media di sei giorni», sottolinea Carlo Broggini, presidente dell’Associazione nazionale Osteopati(Apo). A tutto vantaggio della salute dei pazienti e della spesa sanitaria. «In Florida, su un campione di 1.550 pazienti con lombalgia sottoposti a trattamenti osteopatici – aggiunge – si è visto un calo del 18% delle prescrizioni di farmaci e 74% di radiografie». anche in termini di risparmio per lo Stato Italiano. Secondo Broggini, dalle due ricerche si evince in modo chiaro come il ricorso a trattamenti osteopatici abbia determinato un’importante diminuzione nella richiesta di esami strumentali e nella prescrizione di farmaci. Più in particolare nel caso delle lombalgie, si è riscontrata una diminuzione del 75%, percentuale che sale addirittura al 90% per quanto riguarda la prescrizione di risonanze magnetiche. A questa diminuzione diretta dei costi per la sanità pubblica, corrisponderebbe inoltre una diminuzione dei costi indiretti: il ricorso a trattamenti osteopatici ha consentito in molti casi un più veloce rientro a lavoro che si può quantificare in una riduzione delle giornate di assenza per malattia pari al 40%. Un dato, quest’ultimo, considerato particolarmente significativo e rilevante in paesi europei, quali la Francia, durante il dibattito che ha poi condotto alla regolamentazione della professione in quel paese.
I contrari e i perplessi
Più volte l’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI) si è pronunciata contro il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria, perchè già prevista come materia di approfondimento professionale e quindi di formazione avanzata nei percorsi universitari di medici e fisioterapisti. Non una chiusura nei confronti della disciplina, quindi, ma della figura dell’osteopata. A detta di AIFI, inoltre, il riconoscimento dell’osteopatia come figura professionale in ambito sanitariorischierebbe di creare doppioni e sovrapposizioni in contrasto con le leggi vigenti. La Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) solleva invece dubbi sulla competenza degli osteopati a formulare una diagnosi, atto esclusivamente medico. Il paziente dunque dovrebbe rivolgersi a un osteopata, solo dopo una valutazione clinica della patologia e dei sintomi da parte di un medico. Ma anche sulla questione del riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria, la Federazione invita alla cautela « per un principio di garanzia del cittadino». In realtà, replica Paola Sciomachen, presidente del Registro degli Osteopati d’Italia (ROI), le attività del fisioterapista e dell’osteopata «riguardano due ambiti di intervento diversi. Loro si occupano di riabilitazione, noi di ristabilire l’equilibrio funzionale del corpo.

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