La pubblicità sanitaria

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Delogu (AIO): le regole per proteggere la salute del paziente vanno scritte insieme. Dibattito aperto dalla sentenza Antitrust contro la FNOMCeO è appassionante, e in proposito vedo il 27° Congresso Nazionale¬ 8° Congresso Internazionale AIO -in programma nel giugno 2015 in Sardegna- come punto di svolta, non escludiamo di invitare il Garante Antitrust”.
Pierluigi Delogu presidente dell’AIO non vede Giovanni Pitruzzella e la sua authority come avversari, ma come compagni inevitabili nel riscrivere le regole sulla pubblicità sanitaria in modo da non privilegiare i più “furbi”.
“In Sardegna potremmo ascoltare insieme esperienze internazionali, capire meglio cosa ci divide. Appare molto strano e quasi kafkiano che due grandi istituzioni in Italia, l’Antitrust e l’Ordine di medici e odontoiatri, sostengano la stessa cosa -il cittadino sulla sua salute va informato al meglio – e si facciano la guerra. In ogni caso, FNOMCeO e Garante non possono restare su posizioni opposte ancora a lungo su un tema cruciale per il paese come la comunicazione della mission del professionista al cittadino. Occorre dialogare”.

Fin qui non è stato fatto nulla?

Che cosa dovremmo concludere? Stando al rapporto Cedeu di quest’anno in tredici paesi UE il differenziale tra regole nazionali ed europee in tema di pubblicità sanitaria e conseguenze sulla concorrenza non è stato colmato e a Bruxelles, sede dell’Unione Europea, nessuno pare dolersene. In Belgio, Francia Grecia, Islanda, Lussemburgo, Malta, Romania, Portogallo, Slovacchia la pubblicità sanitaria è vietata; in Croazia, Slovenia, Cipro e Ungheria è molto limitata… e dall’Est Europa vengono a farsi pubblicità qui in Italia. Da noi invece nel 2006 è arrivata una legge più realista del re: la Bersani verso le professioni è più restrittiva delle regole europee. Apre a una pubblicità non controllata e non controllabile che ha il punto chiave nel confronto tra prezzi e non nell’informazione sui contenuti della prestazione. La FNOMCeO ha creato un dispositivo a difesa delle regole fatte da noi, ma intanto oggi l’utente non è in grado di capire che cosa gli si offre in meno se si scende di prezzo e l’ordine, perseguendo i messaggi, insegue un ideale ma non riesce a smascherare millanterie. Nell’odontoiatria il problema è più urgente: non c’è un servizio sanitario pubblico a mediare, a tutelare il paziente dai messaggi ingannevoli e a sancire certi livelli di qualità della prestazione sotto i quali non si va, ma ci sono grosse strutture che propongono estetica, sbiancamento, inducono nuovi bisogni; un odontoiatra che si identifica nel codice deontologico è in grado di rispondere anche a quei bisogni, ma antepone l’idea che il paziente gli chieda prima di tutto di stare meglio. E fa proposte per la salute e non “anche per questo e quello”. Non comprime i prezzi delle prestazioni chiave per accaparrarsi quelle opzionali: quando queste ultime presentassero controindicazioni io avverto i miei pazienti, gli spiego cosa è prioritario e cosa non lo è. Non scommetterei che in altri “setting”, temo rassicurati dalla recente sentenza Antitrust, si faccia altrettanto.

Nel resto d’Europa i dentisti sono imprese: i suoi colleghi stranieri invitati al vostro Congresso Internazionale si pongono i suoi stessi problemi?

Premetto, AIO sta spendendosi per portare il mondo accademico americano, russo, tedesco, israeliano, scandinavo all’8° congresso Internazionale in Sardegna l’11 giugno prossimo. Su cosa si confronteranno i “nostri” Pascal Magne, Nitzan Bichacho, Mark Hochmann? Su opzioni di trattamento ultraconservative, Odontoiatria restaurativa e riabilitativa , potenzialità dell’estetica ultraconservativa, limitazione al minimo dell’inestetismo negli impianti, sorriso e funzionalità muscolo scheletrico. L’élite dell’odontoiatria mondiale è permeata da un’aspirazione comune a rispettare il paziente e ad offrirgli in primo luogo prestazioni che richiedono il minor impegno biologico possibile. Il “meglio” non sta nelle ristrutturazioni massicce dell’arcata dentaria, ma nelle ristrutturazioni compatibili, che spesso sono anche quelle economicamente sostenibili. E’ il più grande regalo che un clinico può fare al suo paziente. E la prova che questa è la direzione giusta sta nel fatto che i crediti di queste sessioni AIO avranno l’accreditamento internazionale ADA-CERP, chi si forma lì è abilitato a curare e a crescere professionalmente in un contesto critico, di povertà crescenti. Vorremmo poter esprimere questo all’Antitrust, vorremmo che le regole europee tutelassero sì i risultati, ma quelli che durano nel tempo e non quelli che “piacciono” in termini di clic sul web ma durano per una sola stagione. Chi fosse interessato al Congresso lo invito a visitare il sito dedicato.

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