La rigenerazione con osso umano liofilizzato

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Molto spesso si dibatte su quale sia il materiale migliore da innestare in caso di una rigenerazione ossea, a mio parere nei difetti di medie dimensioni il gold standard è l’osso omologo liofilizzato perché presenta capacità osteoinduttive e conduttive. Si è presentato da me il paziente co un ascesso a carico del 22 che ad un esame radiologico e clinico si dimostra essere una frattura verticale della radice. Dopo aver prescritto una settimana di terapia antibiotica procedo all’estrazione e all’inserimento di un impianto a carico immediato ma, l’assenza della corticale vestibolare lo impedisce. Decido allora di inserire osso bovino per preservare l’alveolo e la bombatura vestibolare e dopo tre mesi sollevo il lembo. Il materiale innestato non si è integrato (probabile permanenza di carica settica nell’alveolo?) ma decido di inserire comunque un impianto da 4,1x15mm esposto nei 2/3 della superficie vestibolare.
Per la rigenerazione opto per una membrana in ptfe non rinforzata ed osso umano liofilizzato solamente corticale che mi garantisce un buon sostegno della membrana nel tempo anche senza rinforzo per consentire un adeguato effetto barriera durante la rigenerazione. Questo osso rispetto al mix cortico-midollare che uso abitualmente ha minori potenzialità osteoinduttive ma garantisce un mantenimento nel tempo superiore, che evita in questo caso il collassamento della bombatura vestibolare.
A distanza di 6 mesi faccio la scoperta per rimuovere chiodino e membrana e trovo un abbondante tessuto mineralizzato sotto uno strato di connettivo di circa mezzo millimetro che mi conferma l’avvenuta rigenerazione.
A distanza di circa 2 mesi fisso una corona in disilicato di litio avvitata all’impianto e dopo ancora 2 mesi eseguo la foto di controllo.

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