La scelta del colore

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La colorazione composita e stratificazione della ceramica.

Non si tratta di un procedimento di accostamento e confronto casuale di un campionario preconfezionato; è bensi’ percorso ragionato e soggettivo, attraverso la tridimensionalità del colore e le possibilità insite nel singolo caso (strutture di supporto, spessori).

È consigliabile seguire un metodo definito, in modo da formulare un progetto di stratificazione, e rispettare alcuni accorgimenti che influenzano la scelta cromatica. Per la gestione di casi semplici e denti posteriori è sufficiente la presa del colore con le scale preconfezionate; mentre casi complessi richiedono un incremento del livello di comunicazione tra studio e laboratorio. La visita e il colloquio tra paziente e odontotecnico sono utili: per fornire una percezione visiva reale del tipo di restaurazione; per focalizzare le
aspettative; per compilare una scheda individuale con l’analisi dettagliata di caratteristiche di superficie,
caratterizzazioni, traslucenze.

Il mock up comprende fotografie del viso, delle labbra chiuse e semiaperte a riposo, del sorriso, dei denti con i processi alveolari per apprezzare i rapporti dento-gengivali.
Gli spettrofotometri rappresentano una integrazione che forniscono dati oggettivi ma non sostituiscono il percorso individuale; nella nostra esperienza il colore registrato dall’occhio di un esperto è frequentemente
diverso, poiché dipende dall’esperienza delle tecniche di stratificazione e dalla valutazione dell’influenza
esercitata dalla strutture sottostanti e dagli spessori.

La prova della ceratura diagnostica (wax up in cera bianca) o di faccette in resina permette di verificare le
diverse possibilità configurative e i provvisori in resina di seconda e terza generazione (eseguiti
cioè su pilastri preparati su impronte di precisione) permettono di controllare i parametri funzionali ed estetici impostati.

Per metameria due colori apparentemente identici, ma con diversi spettri cromatici, variano con il tipo di fonte luminosa; un certo grado di metameria tra ceramiche e denti naturali è inevitabile. Per diminuirne l’incidenza
si consigliano lampade con tubi fluorescenti a luce bianca, con una temperatura di 5000-6500° K (equivalenti alla luce solare di mezzogiorno), ricontrollando il colore al variare dell’intensità a 5000 K e 3000 K.

L’ambiente di lavoro influenza la presa del colore e sono preferibili colori neutri (grigio) sia dell’arredo, che degli indumenti.

La sorgente luminosa deve provenire con un angolo di 45° sulla superficie labiale, per evitare la riflessione
speculare della luce bianca che, in assenza di assorbimento, porta a scegliere colori troppo chiari.
Accanto al tipo di illuminazione, altri problemi derivano dalla modalità di osservazione.

Il primo passaggio consiste nell’applicare un apribocca in modo da permettere un adeguata illuminazione
del cavo orale, ponendo il campione vertical-mente sotto il dente di riferimento. Mentre accostare semplicemente il campione al dente senza apribocca può essere fuorviante, in quanto il croma può risultare influenzato dai colori di sfondo (labbra, rossetto) per effetto di contrasto simultaneo.

Ponendo dietro i denti una maschera di cartone nero o un foglio di diga blu, si migliora la percezione dei colori per aumento del contrasto. Preventivamente i denti devono essere detersi da macchie e depositi e mantenuti
umidi in quanto la disidratazione aumenta valore e croma.

La distanza di osservazione ottimale è di circa 30 cm per focalizzare i raggi luminosi sulla fovea, zona retinica
che contiene i coni responsabili della visione del colore. Quanto più a lungo si guardano i colori, tanto più difficile risulta riconoscerli, per adattamento della sensibilità della retina. Il miglior criterio è la prima impressione, evitando analisi prolungate; si consiglia di guardare per un tempo limitato (5 secondi), guardando
in modo intermittente un oggetto blu, colore complementare al giallo-arancio, dominante più diffusa dei denti.

La percezione più accurata è appannaggio di donne giovani (20-30 anni) che hanno una sensibilità cromatica maggiore (il 7-8% dei maschi soffre di forme parziali di daltonismo); inoltre l’invecchiamento del cristallino tende a far percepire i colori con una lunghezza d’onda leggermente maggiore e il bianco leggermente ingiallito. Le scale colori preconfezionate non rappresentano il mezzo migliore per effettuare una corretta presa del colore e servono a determinare soltanto il colore di base.

Per una migliore utilizzazione si può asportare il col- letto del dente artificiale e usare un porta-campioni di
colore rosa gengiva; tenendo comunque presente che: tipo di miscela delle masse, spessore (superiore
a quello disponibile nella realtà) e assenza di metallo limitano la versatilità di queste scale. Risultati migliori si ottengono impiegando colori cromatici delle singole masse preconfezionati dal produttore; mentre alcuni odontotecnici per affinare la tecnica costruiscono personalmente tre serie di campioni (tinta-croma, pigmenti,
smalti), che partendo dalla versione satura sono progressivamente desaturati con rapporti crescenti tra ceramica neutra e ceramica di base, ad esempio 4:1, 3:1, 2:1.

In casi complessi, in cui si utilizzino miscelazioni particolari, un accorgimento consiste nell’eseguire delle
prove individuali in base alle caratteristiche rilevate sul paziente, per verificare l’effetto degli impasti ceramici
(Fig. 22). Indipendentemente dal tipo di scala o metodica utilizzata lo scopo è permettere di disegnare un programma di stratificazione individualizzato, attraverso quattro fasi principali suddivisibili in sottoprocessi.

Anche se il risultato globale dipende dall’impressione generale ottenuta con pochi tratti, un occhio allenato può arrivare a ricercare sino a una ventina di variazioni.

La prima fase consiste nella scelta delle masse ceramiche di dentine cromatiche del corpo. Il primo passo è l’individuazione della dominante cioè del colore prevalente, che è costante per tutti i denti di una bocca ed è determinato dalla dentina. Si consiglia di osservare le zone più sature, dove lo spessore dello smalto è minore (canini, colletti e terzo cervicale, monconi limati), guardando “attraverso lo smalto”.

La dominante guida verso un gruppo più ristretto di tinte appartenenti alla stessa famiglia (colori contigui sulla scala cromatica), che rappresentano lo spazio del colore del dente: se la dominante è gialla, la tinta può essere giallo o giallo-arancione; se arancione può essere arancione, arancione-giallo o arancione-rosso; se rosso, solo arancione-rosso.

Successivamente si individua il croma, individuando i campioni della scala colori corrispondenti o intensità intermedie. La seconda fase verifica la qualità e la posizione dello smalto per scegliere il valore delle masse smalto, effetti e trasparenti. Lo smalto è acromatico e modifica il croma e il valore della tinta attraverso giochi di luce; conseguentemente vanno rilevate le caratteristiche che influenzano la tecnica di stratificazione (spessore, estensione, traslucenza, opalescenza).

Per la descrizione è utile eseguire l’analisi con uno sfondo nero (ad esempio un cartoncino) e di fotografie, potendosi evidenziare diverse situazioni:

• zone di estensione, che possono presentarsi a distribuzione casuale, in forma di aloni lineari incisali
e/o approssimali
• tinta delle zone traslucenti, che può variare da bianco bluastro, ad azzurro, a grigio, ad arancio, ecc.
• grado di traslucenza, da basso ad altamente trasparente.

Nella terza fase dell’analisi si prende nota delle caratterizzazioni che conferiscono individualità al dente (carie,
macchie, pigmentazioni, crepe) per l’utilizzazione di pigmenti interni o esterni e di masse effetto. Infine nella quarta fase la scheda individuale viene completata con la descrizione di mammelloni, tessitura superficiale, effetti di contorno sul margine incisale.

Per i denti frontali va rilevata la morfologia nelle sue componenti macroscopiche (solchi, lobi, fosse, ecc.) e microscopiche (tessitura).

La morfologia di superficie e la tessitura influiscono sui fenomeni ottici
della luce: se la superficie è irregolare aumenta la riflessione della luce (luminosità bianca con valore alto); se liscia la luce viene trasmessa, aumentando la sensazione di profondità e diminuendo il valore.

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