La traumatologia cranio-maxillo-facciale

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È una delle patologie più frequenti del distretto maxillo facciale e craniofacciale.

Tutti i settori anatomici possono essere coinvolti: mandibola e mascellare superiore, naso, orbita, zigomo, ossa della volta cranica.

Queste fratture possono presentarsi isolate o combinate (es. fratture naso-orbito-zigomatiche, fratture maxillo-mandibolari, ecc.) fino al più complesso quadro di “fracasso facciale o panfacciale” in cui possono essere interessate numerose ossa craniofacciali e le parti molli.

 

Le cause sono essenzialmente da ricercare in traumi della strada, traumi sportivi (es. rugby, tennis, calcio ecc.), cadute accidentali, percosse.

 

La sintomatologia varia a seconda del distretto colpito. Una frattura dei mascellari comporterà una alterazione dell’occlusione tanto maggiore quanto più è estesa la frattura anche con perdita di elementi dentari. Una frattura dell’orbita con interessamento del pavimento e caduta del contenuto periorbitario nel seno mascellare (tale frattura viene detta “blow-out”) provocherà un dislocamento del globo oculare dal lato della frattura, incarceramento della muscolatura estrinseca e della periorbita con conseguenti alterazioni del visus (diplopia, cioè visione sdoppiata) e possibili deformità residue (es. enoftalmo) oppure, nei casi gravi perdita completa del visus per trauma diretto sul bulbo oculare o sul nervo ottico.

La frattura del malare (osso zigomatico) comporterà una presenza di ecchimosi ed edema nella regione sottopalpebrale omolaterale al trauma, una possibile disestesia (alterata sensibilità) nella zona del volto coinvolta dall’insulto traumatico.

La frattura dell’arco zigomatico può limitare i normali movimenti di apertura e chiusura della bocca per interferenza del processo coronoide della mandibola con l’arco zigomatico.

Più gravi possono essere le conseguenze di una frattura coinvolgente l’osso frontale o l’etmoide per il possibile interessamento diretto del parenchima cerebrale o della dura madre, con rinoliquorrea.

Le fratture della mandibola possono riguardare il corpo mandibolare oppure il condilo mandibolare. Nel caso di fratture del corpo e ramo mandibolare il paziente presenterà di solito una malocclusione, una scialorrea di origine antalgica e dolore localizzato nella zona coinvolta dal trauma.

 

Spesso il trauma facciale fa parte di un più complesso quadro di politraumatismo. Anche in questo caso si rende necessaria la competenza di più specialisti: Ortopedico, Chirurgo generale, Oculista, Neurochirurgo, Rianimatore, Pediatra, Otorinolaringoiatra.

 

La diagnosi si effettua oltre che con l’esame clinico del paziente, con esami strumentali quali Rx dirette del cranio e TAC del massiccio-facciale.

Il trattamento chirurgico delle fratture del massiccio-facciale deve essere il più precoce possibile con la finalità della restitutio ad integrum dell’euritmia del volto del paziente.

 

All’attenzione del Chirurgo Maxillo Facciale possono anche presentarsi pazienti con esiti di traumi trattati in modo inadeguato. Si rendono pertanto necessari interventi chirurgici di correzione delle deformità che possono prevedere innesti ossei prelevati dalla teca cranica o dalla cresta iliaca, o talvolta biomateriali.

 

Riassumendo, il paziente traumatizzato maxillo facciale è sempre da valutare in un’ottica globale. Se coinvolti settori diversi dell’organismo come organi interni, strutture scheletriche nei vari distretti corporei, o se il paziente è in stato di coma, il trattamento chirurgico maxillo facciale deve essere differito.

 

In caso contrario le fratture del volto vanno considerate un’urgenza e trattate quanto prima. Importante è fornire al paziente la migliore e più attenta competenza possibile in modo da garantire un rapido recupero morfologico, funzionale ed il recupero delle precedenti attività.

 

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