La traumatologia dentale, trattare in acuto non basta!

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Noto è che i traumi dentari presentano, oltre che una complessa gestione delle manifestazioni acute, soprattutto la necessità di una puntuale vigilanza nel tempo e la necessità di numerosi reinterventi anche a distanza notevole di tempo dal trauma iniziale. Di questa tematica, che verrà posta al centro del confronto clinico e scientifico nel prossimo congresso nazionale della Società italiana di traumatologia dentale (Sitd), abbiamo chiesto un approfondimento a Enrico Spinas, presidente della società scientifica e chairman del congresso.

Professor Spinas, quali sono le maggiori criticità in traumatologia dentale e quanta attenzione ricevono da parte dei professionisti?
Certamente possiamo riferirci ai traumi intrusivi in dentatura decidua o alle avulsioni traumatiche in dentatura permanente, che regolarmente danno luogo a manifestazioni patologiche a distanza di molti anni e che necessitano l’applicazione di protocolli di intervento assolutamente noti e necessari a limitare l’instaurarsi di complessi esiti di natura dento-parodontale, tra i quali anchilosi dentaria, infraocclusione e altro, spesso forieri di gravi deficit di natura funzionale ed estetica.

Purtroppo, di norma, gli operatori clinici non adeguatamente formati tendono a ritenere sufficiente il trattamento acuto dell’evento traumatico trascurando di informare i pazienti, o i loro genitori in presenza di soggetti molto giovani, come dovrebbe essere regola in tali tipi di lesioni, sulla necessità di frequenti e regolari controlli sino al raggiungimento di un giudizio prognostico favorevole (stabilizzazione) che spesso può avvenire anche a due o tre anni dall’evento acuto.

Qual è l’evoluzione tipica dopo l’acuto e come si caratterizza la terapia di mantenimento?
La terapia di vigilanza dei traumi dentari, e in particolare per quelli in dentatura permanente, è sempre caratterizzata dall’esecuzione di esami clinici di routine; tra questi le radiografie endorali periapicali con centratore sono tuttora insostituibili e necessarie per il controllo della normale evoluzione e maturazione dell’organo pulpare e sono caratteristiche di tutti i traumi che abbiano interessato direttamente (fratture coronali) o indirettamente (concussioni e lussazioni) la polpa dentaria, sopratutto di denti dotati di apparato radicolare immaturo. Attualmente a tali radiografie si possono associare esami localizzati cone beam per dissipare dubbi diagnostici riguardo alla localizzazione e all’estensione di lesioni dento-radicolari intraossee (fratture, riassorbimenti sostitutivi).

A tali esami radiografici vanno sempre associate prove di sensibilità pulpare sia termiche che elettriche e la graduazione di tali risposte associate alla loro variazione nel tempo può condurre, insieme a una valutazione cromatica delle corone, alla eventuale diagnosi di necrosi pulpare con tutte le valutazioni anche terapeutiche che ne conseguono (endodonzia, rigenerativa).
In definitiva è necessario instaurare con il paziente leso uno stretto legame fiduciario che garantirà a quest’ultimo un costante controllo e mantenimento qualitativo delle terapie medico-riabilitative praticate. Nel contempo l’operatore avrà sempre la possibilità di poter prevenire e quindi attenuare manifestazioni cliniche che, se trascurate, possono comportare notevoli difficoltà operative e insoddisfacenti risultati riabilitativi. A tale riguardo, durante il nostro appuntamento congressuale, saranno presentati eccellenti e numerosi casi di pazienti documentati e seguiti per oltre 25- 30 anni dal trauma iniziale.

Quali complicazioni possono insorgere e come possono essere affrontate?
Le situazioni più complesse si manifestano in seguito ad avulsioni, fratture corono-radicolari e di radice. In queste situazioni, le capacità dell’operatore, la sua formazione e la conoscenza dei più attuali sistemi di intervento sono indispensabili al raggiungimento di risultati positivi e attendibili; ovviamente la piena collaborazione del leso e un pizzico di buona sorte non devono mancare.
Il trauma complesso necessita sempre di un intervento multidisciplinare, in cui le competenze endodontiche e conservative devono essere affiancate a ottime manualità di tipo ortodontico e riabilitativo-protesico. A tale proposito l’uso di materiali idonei e innovativi, fra cui una attenta revisione sull’utilizzo del cemento endodontico Mta, sarà uno dei temi di discussione e approfondimento durante i lavori scientifici.

Renato Torlaschi

A CAGLIARI IL CONGRESSO
DI TRAUMATOLOGIA DENTALE
Il congresso Sitd (www.sitdtraumidentali.com) si terrà a Cagliari il 20 e 21 giugno, radunando le massime autorità cliniche e scientifiche che si occupano di traumatologia dentaria. I relatori presenteranno le più aggiornate evidenze su diagnosi e trattamento delle lesioni dentopulpari in dentatura decidua e permanente. Il tema congressuale, “Il follow up in traumatologia dentaria”, sarà affrontato in tutte le relazioni congressuali e per le varie tipologie patologiche. Saranno anche presentate le recenti linee guida ministeriali sulle raccomandazioni preventive e di primo intervento e verrà donato ai partecipanti il poster sulla prevenzione dei traumi recentemente presentato al convegno mondiale Unesco di Napoli e a cui la Sitd ha contributo con un ruolo di primo piano. La società scientifica tra l’altro è fortemente impegnata a far approvare l’istituzione del Registro italiano dei traumi dentari e in sede congressuale l’iniziativa dovrebbe essere ufficializzata.
Infine si affronterà la problematica dell’atteggiamento etico e comportamentale dell’operatore e dei suoi collaboratori di fronte a situazioni che devono essere chiaramente inquadrate e gestite, stante la frequente minore età del leso e l’eterogeneità della cornice circostanziale. Il parere del magistrato di merito aiuterà i presenti ad affrontare con sicurezza tali situazioni.

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