Laser a diodi/igiene orale/ipersensibilità dentinale

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odontoiatra.it, igiene orale, ipersensibilità, laser a diodi
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L’utilizzo del Laser a diodi come già precedentemente affrontato in diversi articoli è adatto anche per quei trattamenti che riguardano le cure per i denti sensibili.

L’ipersensibilità dentinale rappresenta una patologia odontoiatrica di grande interesse clinico. Si manifesta come sintomatologia dolorosa, generalmente localizzata ad uno o più elementi dentari che presentano esposizione del tessuto dentinale, evocata da stimoli di varia natura (termici, tattili, chimici od osmotici) i quali agiscono in assenza di altre patologie dentarie. Traumi cronici quali attrito, abrasione ed erosione a carico di elementi dentari vitali possono rimuovere in alcuni punti lo smalto o il cemento che normalmente proteggono la dentina provocandone l’esposizione ed il conseguente contatto diretto tra ambiente esterno intraorale e tessuto pulpare dentale. In alcuni individui può non esservi contatto a livello cervicale tra smalto e cemento per variabilità anatomica.

L’ipersensibilità dentinale è un dolore acuto e pungente, breve e nello stesso tempo violento che interessa uno o più denti.

Si manifesta in presenza di stimoli termici, come il freddo e il caldo. In presenza di stimoli osmotici, l’applicazione di uno stimolo iperosmotico, rispetto all’osmolarità del fluido pulpare, sulla dentina esposta induce la sintomatologia dolorosa dell’ipersensibilità dentinale; stimoli evaporativi, l’applicazione di un getto d’aria sulla dentina esposta evoca il dolore dell’ipersensibilità e rappresenta, attraverso il soffio della siringa aria/acqua del riunito, il metodo più utilizzato clinicamente per fare diagnosi di dentina ipersensibile. Avviene soprattutto nei siti dentali in cui è presente una demineralizzazione o lesione dello smalto o nei siti che presentano una recessione gengivale con esposizione radicolare. Si tratta di un disrturbo che colpisce gran parte delle persone adulte, circa 7 su 10.

La teoria idrodinamica di Brännstrom trova maggiore credito nell’eziopatogenesi dell’ipersensibilità dentinale. Lo stimolo evocativo (per esempio freddo) può provocare un rapido spostamento di fluido pulpare all’interno del sistema dei tubuli dentinali. Il verso di tale flusso può essere in senso centrifugo (ovvero dalla polpa verso l’esterno) o in senso centripeto (ovvero dall’ambiente orale verso la polpa). Lo spostamento del fluido pulpare induce delle modificazioni di forma di particolari recettori (meccanocettori) che accompagnano, per un breve tratto, il prolungamento dell’odontoblasta all’interno del tubulo dentinale. Questi recettori sarebbero in grado di variare il segnale “deformazione” in impulso nervoso dolorifico che viene condotto al plesso nervoso pulpare (plesso di Raschow) attraverso delle fibre mieliniche ad alta velocità di conduzione chiamate A-delta “Aδ”.

La stimolazione delle fibre “Aδ” sembra essere correlata alla sintomatologia dolorosa acuta di origine odontogena tra cui anche quella dell’ipersensibilità dentinale.
L’ipersensibilità è causata all’apertura dei tubuli dentinali (piccolissimi e numerosissimi tunnel che collegano l’esterno con l’interno del dente) rendendo possibile il passaggio di stimoli che vanno a irritare la polpa dentaria.

Tra i maggiori fattori di rischio di ipersensibilità troviamo: lo spazzolamento errato/uso di filo interdentale; scarsa igiene orale sia a livello domiciliare che professionale con conseguente infiammazione gengivale e/o parodontale che inesorabilmente conducono a recessione gengivale ed esposizione del cemento radicolare, caratterizzato dall’assenza dello smalto e quindi assenza di protezione a eventuali stimoli; uso di dentifrici eccessivamente abrasivi; traumi cronici dovuti ad abitudini viziate; piccole fratture dentali; difetti dello sviluppo di smalto e dentina; otturazioni fratturate; preparazioni protesiche; malattia parodontale/chirurgia parodontale; recessione gengivale; parafunzione (abfraction); dieta acida, acidi gastrici (acido cloridrico in pazienti che hanno un reflusso gastrico o in pazienti 
bulimici); sbiancamento e xerostomia. E’ compito del medico odontoiatra consigliare al paziente i giusti presidi e le giuste tecniche di igiene orale domiciliare, al fine di evitare in futuro una recidiva.

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