LE GERANIACEAE (prima parte)

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Da quando si è adattato al clima europeo, il geranio è diventato il signore incontrastato di balconi, verande e davanzali soprattutto per la grande facilità di attecchimento e di coltivazione e grazie al lunghissimo periodo di fioritura che al sud può coincidere con l’intera annata. – Il nome del Genere botanico Geranium deriva dal greco gerànion, che significa “becco di gru’’, uccello sacro a Demetra, dea della fecondità. I carpelli del seme terminano in un lungo rostro simile al becco dei trampolieri, come scrive anche Giovanni Pascoli rievocando il principiare dell’autunno, quando “l’orto appassiva ed i gerani non avevano che becchi di gru”.

Anche Plinio il Vecchio, il grande naturalista veronese, conosceva questa pianta che cita nel Libro XXVI della sua Naturaiis Historia.

Le piante chiamate comunemente gerani sono in realtà dei Pelargonium, specie coltivate a fini ornamentali. I gerani con proprietà terapeutiche sono invece piccole piante spontanee, rustiche, ignote ai più e di scarso interesse per il floricoltore.

Madame de Staèl considerava i gerani simboli della stupidità per­ché all’appariscenza del fiore non corrispondeva altrettanto pro­fumo.

In realtà il geranio è un fiore dalle molte virtù, resiste al gran cal­do e con il suo effluvio allontana zanzare e moscerini.

– La pianta cresce vigorosa e forma cespugli dalle dimensioni considerevoli. Il fiore è solido, resistente, di poche pretese e gran­de produttività che ha elaborato una speciale tecnica di dissemi­nazione: quando il frutto schizocarpico (regma) è maturo, si se­para in cinque porzioni (mericarpi) contenenti ciascuna un solo seme unito ad una codetta collegata ad un asse centrale.

Questa coda, avvolgendosi su se stessa per igroscopia, lancia i semi lontano dalla pianta, favorendo la colonizzazione nel terri­torio.

Le diverse specie di geranio, Geranium robertianum in particola­re, si utilizzano in Fitoterapia per controllare i sintomi della diar­rea e per ridurre l’infiammazione intestinale.

La sua azione emolliente ed antiinfiammatoria a livello mucoso in generale lo indica anche, sotto forma di risciacqui o lavande, per problemi orali e vaginali.

Il geranio robertiano è una pianta alta fino a 30 cm, annuale o biennale, pubescente, glandolosa, dall’odore sgradevole.

  • Si rinviene con facilità,

In Italia vegeta fino a 1600 mt in ampie distese, nel sottobosco e nella pianura umida, tra maggio e ottobre.

L’habitat ideale di questa specie sono le rovine dei muri, le schia­rite dei boschi e tutte le zone a mezz’ombra.

Il substrato preferito è calcareo e siliceo con pH neutro con ter­reno a valori medi di nutrizione ed umidità.

Il fusto è rossastro, più o meno eretto e – spesso – con poche fo­glie; la superficie è pelosa nella parte basale, glabra all’apice; è ramificato con evidenti nodi.

Le foglie sono opposte e lunghe, provviste di un picciolo.

Le foglie superiori hanno picciolo corto, quelle inferiori hanno pic­ciolo più allungato; entrambe le pagine sono pelose, divise, lo­bate, dentellate, di un color verde chiaro bordate di rosso.

I fiori rosa-lilla violacei si distinguono bene da quelli dei gerani ornamentali perché molto più piccoli.

Le infiorescenze di questa specie sono “meteorologiche” in quan­to con il caldo e secco maturano prima le antere e poi gli stim­mi, mentre con un tempo piovoso e umido avviene il contrario. La piccola radice rossiccia è a fittone. Tutta la pianta è densa­mente pelosa con peli lunghi fino a 2 mm.

Geranium robertianum è un’essenza che richiede qualche pre­cauzione nella raccolta dilettantesca perché si può confondere con la cicuta.

Entrambe le essenze emanano odore sgradevole ed hanno fo­glie molto simili; l’erba roberta – tuttavia – è di facile identifica­zione per i suoi fiori rosa e per i frutti di forma allungata.

  • Origine: Europa e’Nordamerica.
  • Costituenti principali:
  • olii essenziali [geraniolo, linalolo, nerolo, citronellolo, alcool fe- niletilico (che profuma di rosa)]
  • geranina (glucoside) che conferisce il tipico odore sgradevo­le alla pianta
  • acido ellagico
  • acido gallico (solo nel rizoma)
  • vitamine A, B, C
  • flavonoidi
  • elementi minerali
  • tannini
  • resine
  • Parti utilizzate: porzione aerea della pianta, raccolta tra mag­gio e ottobre.

 

 

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