Le preventodontiche in menopausa (gengivite desquamativa)

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La gengivite desquamativa non è una singola e ben inquadrata malattia, ma un quadro clinico caratterizzato da eritema, erosione, bolle e desquamazione della gengiva libera e di quella aderente. E’ caratterizzata da tessuto gengivale rosso scuro, dolente e facilmente sanguinante. La desquamazione può essere preceduta dalla formazione di vescicole.
Le gengive sono molli perchè sono assenti le cellule cheratinizzate che resistono all’abrasione delle particelle di cibo. Questa condizione spesso si verifica durante la menopausa:
può essere efficace la somministrazione sequenziale di estrogeni e progestinici. Una lesione gengivale simile può essere dovuta a pemfigo volgare, pemfigoide bolloso, pemfigoide mucoso benigno o lichen planus atrofico e risponde alla terapia con corticosteroidi. Stomatopirosi.
La stomatopirosi o sindrome della bocca urente (dall’inglese burning mouth syndrome) è una malattia tipica del sesso femminile, in particolare nel periodo della menopausa. La caratteristica principale delle pazienti che ne sono affette è che soffrono di un bruciore orale diffuso in assenza di altre lesioni mucose. E’ spesso accompagnata da altri sintomi orali
quali xerostomia e disgeusia. Il bruciore colpisce la lingua (soprattutto il dorso e la punta), il
palato, le labbra, le superfici mucose in rapporto con protesi mobili e, più raramente, il pavimento della bocca. Nella maggior parte dei casi il bruciore è generalizzato a tutta la
mucosa orale. La sintomatologia può insorgere in maniera improvvisa o graduale. Per definizione, la stomatopirosi rimane una condizione clinica in cui non è possibile identificare con certezza le cause e quindi l’eziologia rimane idiopatica fino alla realizzazione di
ulteriori studi in materia. Le tre teorie eziologiche principali per questa patologia sono: alterazioni ormonali, neuropatie periferiche e disordini psicosomatici. Nella pratica clinica si distinguono quindi casi di bruciore orale in cui è possibile risalire a fattori causali ben conosciuti e identificabili e casi in cui il bruciore orale non è riconducibile ad alcun fattore noto. Per ragioni di inquadramento nosologico è utile distinguere la stomatopirosi idiopatica o essenziale dalla stomatopirosi secondaria in cui l’approccio terapeutico viene a essere guidato dall’identificazione delle cause. A oggi, la stomatopirosi è considerata una condizione patologica che coinvolge un meccanismo neuropatico, come testimonia la natura ‘‘urente’’
della sintomatologia. Si osserva di frequente in associazione a disordini di origine psicosomatica. Questi pazienti hanno una personalità ansiosa, introversa, tendente alla
depressione, all’ipocondria e allo stress. Questi disturbi della personalità si riscontrano alle volte nelle pazienti in menopausa e vengono aggravati dalla percezione della perdita della propria identità femminile. Pertanto, è stato a lungo studiato il legame con il deficit estrogenico. Un’associazione tra variazioni degli ormoni estrogeni, alterata funzione
delle ghiandole salivari con modificazioni qualitative e quantitative della saliva e presenza di bruciore orale è stata osservata in alcune pazienti. Tra le cause della stomatopirosi secondaria sono da considerare fattori locali come malattie immunitarie, infezioni, xerostomia, lingua a carta geografica e molte altre. Non esiste un trattamento specifico e risolutivo della stomatopirosi. Molti farmaci sono stati impiegati, ma spesso in
maniera del tutto empirica e con risultati variabili. Gli antistaminici e gli anestetici locali possono essere di aiuto a calmare almeno temporaneamente il bruciore. Utile è talvolta
la somministrazione di farmaci a scopo di placebo. Nelle forme su base psicosomatica l’approccio alla paziente, prima ancora che farmacologico, deve essere di tipo psicologico. Xerostomia.                                                                                                                      La xerostomia è una condizione patologica di scarsa e alterata secrezione salivare diffusa particolarmente tra le persone anziane, prevalentemente donne, con un’incidenza di circa
un quarto della popolazione. Può essere permanente o temporanea: per un periodo temporaneo nelle malattie con febbre elevata e disidratazione o perdita di liquidi; con il
controllo di certe malattie, come il diabete o l’ipertiroidismo, la produzione di saliva torna normale. Le cause più importanti di xerostomia permanente sono le seguenti: irradiazione della testa e del collo per la cura di neoplasie; rimozione chirurgica delle ghiandole salivari;
sindrome di Sjogren (malattia autoimmune che determina la distruzione delle ghiandole salivari e lacrimali); xerostomia indotta da farmaci. Alla xerostomia si possono associare carie del colletto dentale e infezioni micotiche, problemi a portare protesi e difficoltà ad alimentarsi. Inoltre. la diminuzione della saliva comporta la presenza di una spessa placca
batterica e un accumulo di detriti che possono portare a un aumento delle infezioni parodontali. La xerostomia viene trattata con pilocarpina, la quale agisce aumentando la produzione di saliva, o migliorata dall’applicazione topica di sostituti della saliva, che però non hanno una grande efficacia.                                                                                                 La saliva.
Gli estrogeni svolgono il ruolo di regolatori della quantità e della qualità della secrezione salivare. La riduzione della salivazione, conseguente alla riduzione di estrogeni, è un fattore che compromette l’aderenza delle protesi dentarie e riduce la possibilità di masticare, di gustare e di facilitare la digestione del cibo. A tale condizione consegue anche una compromissione della fonesi e del benessere complessivo della bocca, che si manifesta essenzialmente nella fastidiosa sensazione di ‘‘bocca secca’’; la condizione clinica definita
xerostomia è una forma severa di riduzione della salivazione rispetto alla condizione piu` lieve di iposcialia.
I parametri da tenere in considerazione per gli squilibri salivari in menopausa sono:
profilo giornaliero del cortisolo; progesterone; estradiolo; estriolo. Il cortisolo è un ormone (prodotto dalle ghiandole surrenali) di tipo steroideo, derivante cioè dal cortisone; in particolare, appartiene alla categoria dei glucocorticoidi, di cui fa parte anche il corticosterone (meno attivo). Con l’invecchiamento, a causa dell’atrofizzazione delle ghiandole endocrine, la maggior parte degli ormoni viene prodotta in minore quantità. Tuttavia, i livelli di cortisolo rimangono approssimativamente costanti o per lo più calano in modo meno brusco (15-25% circa in meno rispetto ai valori giovanili).
Il progesterone è importante per il buon andamento della gravidanza. Oltre i 50 anni assume una particolare importanza per la donna: un livello troppo basso di progesterone accresce
i disturbi della menopausa. L’estradiolo è il principale ormone estrogeno prodotto dalle ovaie durante il ciclo ed è sintetizzato dalle cellule della teca della granulosa dell’ovaio, dal testicolo e in minima parte dalla corteccia surrenalica. La valutazione dei livelli plasmatici di questo ormone rappresenta un indice di funzionalità ovarica e dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. I valori dell’estradiolo variano a seconda della fase del ciclo mestruale: in menopausa il valore normale scende a 5-27 ng/dl. L’estriolo è uno dei vari estrogeni coniugati che vengono utilizzati contro i sintomi della menopausa; è considerato un estrogeno debole rispetto all’estradiolo e all’etinilestradiolo. Numerosi test clinici hanno riportato che l’estriolo
potrebbe essere un utile supporto durante la menopausa in quanto: allevia sintomi come vampate e insonnia; previene la perdita di densità ossea; riduce la secchezza vaginale e promuove la salute del tratto urinario nelle donne in menopausa e postmenopausa.

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