Lesione radiotrasparente in area mandibolare edentula

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Fig. 1 Radiografia endorale che evidenzia una lesione radiotrasparente con margini netti e addensati
Fig. 2 – Sezione TC che evidenziano il riassorbimento della corticale vestibolare in sede premolare IV quadrante
Fig. 3a,b Fasi chirurgiche relative alla biopsia escissionale della lesione

 

PRESENTAZIONE DEL CASO

Si rivolge alla nostra attenzione un paziente di 76 anni  in  buone  condizioni  di salute. In corso di esame obiettivo si evidenzia una modica tumefazione dolorabile alla palpazione nella regione edentula 44-45. Si esegue un esame radiografico endorale nell’area interessata dalla lesione, che mostra una riabilitazione protesica fissa dell’area edentula su pilastri di ponte 46 e 43; a livello osseo si osserva una lesione tondeggiante radiotrasparente a margini molto netti e leggermente addensati del diametro di circa 1 cm (fig. 1). Ortopantomografia (OPT) e tomografia computerizzata (TC) cone beam dell’emiarcata confermano la presenza della lesione, in corrispondenza della quale la corticale vestibolare appare riassorbita (fig. 2). L’aspetto radiografico suggerisce come ipotesi più probabile la presenza di una cisti residua. Ottenuto il consenso informato del paziente, si esegue una biopsia escissionale con enucleazione della lesione, che viene sottoposta a esame istologico.

SOLUZIONE DEL CASO CLINICO

Sulla base del referto istopatologico si pone la diagnosi di tumore odontogeno cheratocistico

 

DIAGNOSI E CURA

Dopo decementazione della protesi fissa si eleva un lembo a tutto spessore che evidenzia la presenza di una lesione fragile di consistenza gelatinosa, contenente al suo interno materiale fluido di aspetto similcaseoso. Rimossa la lesione si esegue un attento curettage della cavità ossea residua (fig. 3a,b). Sulla base del referto istopatologico si pone la diagnosi di tumore odontogeno cheratocistico. Il termine “cheratocisti odontogena” (Odontogenic Keratocyst, OKC) fu usato la prima volta da Philipsen et al. nel 1956 per descrivere le lesioni cistiche che istologicamente presentavano un epitelio cheratinizzato. Nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto la natura neoplastica della lesione che, denominata “tumore odonogeno cheratocistico” (Keratocystic Odontogenic Tumor, KOT), è stata inserita tra i tumori odontogeni benigni costituiti da epitelio odontogeno con stroma fibroso maturo senza ectomesenchima odontogeno. I tumori odontogeni  originano  da  uno o più dei tessuti costituenti il dente che possono degenerare durante l’odontogenesi. Il KOT esiste in una variante paracheratinizzata e in una ortocheratinizzata (5-15% dei casi) biologicamente meno aggressiva. Costituisce il 9% delle cisti mascellari. Più frequente nella seconda e terza decade, presenta una leggera predilezione per il sesso maschile (1,6:1). Si localizza prevalentemente nella mandibola posteriore. Dal punto di vista clinico è caratterizzato da aggressività locale e tendenza alla recidiva dopo enucleazione (62%),  che si spiega con la presenza di cisti satelliti nella sottile parete fibrosa; per questo dopo l’enucleazione molti autori consigliano l’utilizzo di agenti cauterizzanti quali il liquido di Carnoy. La presenza di KOT multipli è uno dei segni distintivi di una condizione a trasmissione autosomica dominante nota come sindrome di Gorlin-Goltz o dei carcinomi basocellulari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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