L’ortopedia intercettiva su base posturale

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Scopo del lavoro
Lo scopo di questo articolo è quello di dimostrare l’efficacia di un innovativo approccio terapeutico che pone le sue basi sul recupero di forma e funzione nell’organizzazione globale della bocca. L’ortopedia intercettiva su base posturale è la strategia terapeutica ideale per i piccoli pazienti che presentano una dismorfosi orale. A partire dagli studi pioneristici del dottor Weston A. Price e dai principi sui quali si basa sia la scuola dentosofica che quella di Planas, ormai è constatato quanto l’epigenetica, intesa come ambiente sia emotivo che somatico, giochi un ruolo fondamentale nell’instaurarsi di alcune delle dismorfosi più comuni. Nella correlazione tra la forma e la funzione, la muscolatura assume un ruolo di primaria importanza, in quanto motrice delle funzioni masticazione, deglutizione e respirazione.

Materiali e Metodi
Per poter strutturare un piano di trattamento ideale, è necessario intercettare la causa primaria dell’instaurarsi della dismorfosi. Per questo il paziente viene sottoposto ad un iter diagnostico che si svolge in tre sedute, la prima con l’odontoiatra, la seconda con l’igienista, il fisioterapista o il logopedista e la terza nuovamente con l’odontoiatra. Questo consiste nella raccolta dei dati relativi alla storia anamnestica, l’esame obiettivo del cavo orale, la rilevazione del tono dei muscoli periorali, l’osservazione della postura e dell’appoggio podalico mediante indagine fotografica ed analisi radiologica.

Conclusioni
Tale studio, secondo gli autori, deve servire da stimolo agli odontoiatri, per allargare le basi diagnostiche e terapeutiche sugli interventi di prevenzione ai bambini, così che queste portino allo sviluppo corretto delle funzioni di deglutizione, masticazione e respirazione. E’ così che si permette il corretto sviluppo somato-emozionale in questa difficile fase di sviluppo, integrandoli col benessere massimo possibile nel mondo in cui vivono.

L’ortopedia intercettiva su base posturale interessa i piccoli pazienti che presentano, in prima visita, una dismorfosi orale. Per dismorfosi L’orali si intendono le alterazioni nei rapporti cranio-dento-facciali nelle tre dimensioni dello spazio, dovute principalmente a difetti che interessano i rapporti scheletrici e/o dentali esistenti tra base cranica, mandibola e mascellare. Queste possono esprimersi come anomalie di forma, posizione, dimensione o proporzione tra le strutture. Classicamente i fattori eziologici che più frequentemente sono imputati alle cause delle dismorfosi sono di carattere ereditario, iatrogeno, traumatico o conseguenza di abitudini viziate. Contribuisce al loro grado di complessità la presenza contemporanea di più di uno di questi fattori, l’epoca in cui sono insorti e la durata del tempo per cui si sono protratti e ripetuti. Quando un soggetto possiede di per sé una tendenza di crescita disgnatica su base ereditaria, i danni saranno più gravi. In queste circostanze, anche se l’abitudine viziata concomitante viene rimossa, lo squilibrio tra i gruppi muscolari che ne residua impedisce spesso una restitutio ad integrum spontanea dei rapporti dento-scheletrici. Attualmente, le classiche cause eziologiche su scritte sono integrate dai concetti che derivano dai moderni studi di epigenetica. Questa enuncia che la struttura anatomica risultante è si determinata dai fattori genetici, ma su questi prepotentemente influiscono le interferenze che nascono fra l’individuo e l’ambiente in cui vive. Questo ambiente è inteso sia a livello emotivo che somatico, ed è alla base del moderno approccio che segue la scuola dentosofica francese, dove i dottori Montaud e Mathieu sono i principali esponenti in questo periodo.
La scuola dentosofica esprime un concetto: la funzione crea la forma, la forma mantiene la funzione. Difficile stabilire quando il comportamento neuromuscolare sia causa della dismorfosi o viceversa, ma certo è che forma e funzione si influenzano reciprocamente.
Il concetto di “occlusione ideale” oggi è stato spodestato da quello di “occlusione funzionale”, intendendo una condizione in cui vige l’armonia tra le arcate dentali, correlate tra loro in modo tale da sviluppare rapporti sia statici che dinamici privi di stimoli patogeni per le strutture articolari e per il sistema neuromuscolare, in un contesto estetico gradevole, con respirazione e deglutizione ottimali.

Il concetto di terapia integrata
E’ grazie agli studi pioneristici condotti negli anni ’20 e ’30 dal medico dentista americano Weston A. Price che è stato possibile confermare come gli stili di vita, comprese le abitudini alimentari, siano strettamente correlati alla salute della bocca delle persone. Nei suoi viaggi in Svizzera, nelle Isole Ebridi, in Nuova Zelanda, in Canada, in Australia, in Africa e in Perù ha potuto condurre delle ricerche ponendo a confronto gruppi di persone abituate a vivere in zone isolate da gruppi appartenenti ad un contesto più prossimo alla civiltà moderna. Ciò che più rimarcava la differenza tra i campioni presi in esame, erano lo stile di vita e le abitudini alimentari. I risultati che ha ovunque riscontrato sono sempre paragonabili: il consumo di alimenti naturali e ce- reali integrali predispone alla salute fisica, mentale e dentale, mentre il passaggio al cibo moderno predispone alla malattia, fisica, mentale e dentale, nonché alle deformazioni delle arcate dentarie e al conseguente sviluppo di problemi ortodontici. L’ortopedia intercettiva su base posturale si basa sullo studio attivo delle dismorfosi orali e attribuisce alla bocca un ruolo fondamentale per l’equilibrio e la salute dell’intero organismo, a partenza dalla bocca. Il paziente viene pertanto analizzato nella sua totalità e la terapia viene eseguita nel rispetto del legame esistente tra il cavo orale, il corpo e le emozioni. Trattare l’aspetto muscolare e strutturale della bocca è fondamentale in quanto permette che si instauri il corretto rapporto fra forma e funzione essenziale per l’equilibrio orale. Dato che lo sviluppo nelle tre dimensioni è interdipendente, la terapia si realizza a livello dei tre piani dello spazio e tramite il riequilibrio muscolare, secondo i concetti che contraddistinguono questo approccio. L’obiettivo è di permettere alla regione orale di raggiungere alla fine del trattamento lo sviluppo armonioso previsto dalla natura con il ripristino delle funzioni masticazione, respirazione e deglutizione. Correggere e completare lo sviluppo della bocca che si è interrotto al momento della comparsa della dismorfosi per le cause viste precedentemente, apporta informazioni e possibilità nuove a tutti i livelli, permettendo al paziente di recuperare le carenze somato-emozionali per raggiungere in autonomia il suo miglior stato di benessere ottimale.
Relazione tra i muscoli orofacciali e quelli posturali attraverso le catene muscolari I nostri muscoli sono strutturati in lunghe catene miofasciali, tramite i tessuti connettivali, per cui la funzionalità di ogni singolo muscolo è strettamente legata a quella di tutti i muscoli appartenenti alla stessa catena. Per via di questa stretta integrazione all’interno del nostro organismo, è difficile isolare funzionalmente un muscolo o una struttura.
Nel nostro corpo possiamo riconoscere varie catene muscolari e catene miofasciali, alcune superficiali ed altre profonde. Dal nostro punto di vista sono importanti quelle che interessano l’atteggiamento posturale in toto e la funzione respiratoria, in quanto è su queste che si esercitano gli effetti benefici del recupero di forma e funzione quando eseguiamo le corrette manovre di ortopedia intercettiva su base posturale nel bambino.
Questo spiega come, anche anatomicamente, esiste uno stretto rapporto di interdi- pendenza tra occlusione e postura. La presenza di un precontatto, l’alterazione del piano occlusale o una qualsiasi anomalia strutturale o funzionale a carico dell’ap- parato stomatognatico, determina squilibri che si riflettono sia a livello locale che generale dell’articolazione temporo-mandibolare e delle strutture muscolari posturali. Allo stesso modo, è possibile che una patologia a carico delle estremità come, ad esempio, una vecchia lussazione della caviglia o frattura di una tibia non perfettamente guarita possa portare ad alterazione della postura e, di conseguenza, determinare problemi di occlusione.
Per comprendere meglio la correlazione tra forma e funzione, l’importanza della muscolatura nello svolgimento di determinate funzioni e capire che il solo controllo dell’ingranaggio dentale non preserva totalmente da eventuali disequilibri dell’attività muscolare, prendiamo come esempio la mandibola. Questa è un osso singolo, unico caso di diartrosi bilaterale presente nel nostro organismo, ed è sorretto da dei muscoli, i quali consentono il suo movimento nelle tre dimensioni dello spazio. La posizione mandibolare è subordinata alle corrette funzioni di masticazione, respirazione e deglutizione, oltre che all’atteggiamento posturale del paziente, per cui alterazioni riguardanti una singola catena muscolare o connettivale potrebbero concorrere a creare o accentuare una malocclusione o un difetto posturale.
Nei casi di respirazione orale, è di frequente riscontro una postura linguale bassa, con dislocazione dell’osso ioide e una conseguente postura mandibolare alterata. Tipica nel respiratore orale è l’anteriorizzazione del capo, poiché iperestendendo la testa il paziente respira più facilmente: si innesca un feed-back protettivo che dilata le vie aeree superiori. Questo atteggiamento porta ad una iperattività dei muscoli sopra e sotto ioidei e ad un affaticamento dei muscoli posteriori del collo, causa principale della formazione di trigger point che proiettano dolore nell’area del viso, causano cefalea e sensazione di contrazione a collo e spalle. Ulteriore evidenza è l’iperattivazione della muscolatura respiratoria accessoria, che attiva gli scaleni con conseguente anteropulsione delle spalle e presenza posteriore delle scapole alate e, per attivazione della catena muscolare inspiratoria, un aumento della tensione del tendine centrale, che collega il rachide cervicale al diaframma, con conseguente iperlordosi.

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