L’utilizzo della polvere di glicina nella tecnica air polishing

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odontoiatra.it, air polishing
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In caso di parodontite, dopo la prima fase di trattamento in cui il biofìlm batterico viene rimosso mediante detersione meccanica, è la terapia di supporto parodontale a porsi come obiettivo primario di evitare che si formi di nuovo. Organizzato a multistrato, nel biofìlm convivono specie differenti di microrganismi che sono efficacemente protetti sia dall’attacco sferrato del sistema immunitario che da quello dei collutori o degli antibiotici sistemici. In questa fase di mantenimento, oltre a strumenti manuali e ultrasonici, si possono utilizzare dispositivi di air polishing che agiscono sparando da un beccuccio jet di aria compressa che contengono agenti a bassa abrasività. Tra le sostanze impiegate a questo scopo figurano il bicarbonato di sodio, il carbonato di calcio, vetri bioattivi, pomice o glicina, ma i loro possibili danni ai tessuti molli e duri sono un rischio di primaria importanza da prendere in considerazione. Una revisione comparsa sull’International Journal of Dentai Hygiene è stata motivata proprio dall’obiettivo di fare chiarezza su questi aspetti ed è stata coordinata da Julia Bùhler dell’Università di Basilea, in Svizzera. 17 pubblicazioni hanno soddisfatto i criteri scelti dai ricercatori per l’analisi, quattro degli studi hanno riportato dati relativi alla gengiva marginale (erosione gengivale e trauma gengivale), mentre gli altri 13 hanno esplorato le modifiche indotte al cemento e alla dentina dalle varie sostanze impiegate per fair polishing. La maggior parte delle evidenze disponibili riguardano l’impiego di polvere di glicina o di bicarbonato di sodio e bocciano quest’ultimo a vantaggio della prima, che ha meno probabilità di danneggiare la gengiva sia rispetto al bicarbonato che all’utilizzo di strumenti per la rimozione meccanica come le curette. Ad esempio, applicando un indice istologico da uno (nessuna lesione) a quattro (lesione grave), in uno studio si sono documentati cambiamenti significativi nell’epitelio delle gengive dopo l’applicazione con le curette, con punteggi tra il tre e il quattro; con il bicarbonato di sodio si scende a valori medi tra i due e i tre, mentre con la polvere di glicina si va da uno a due. Un’altra pubblicazione ha mostrato che anche brevi spruzzi di bicarbonato possono causare erosioni gravi nel margine gengivale libero o nella gengiva attaccata: da una situazione di partenza senza erosioni, dopo il trattamento le infiammazioni gengivali si sono manifestate nel 62,5% dei casi. Molti studi hanno riportato che l’air polishing con bicarbonato di sodio ha causato difetti a forma di cratere sulla superficie radicolare, anche in questo caso molto più profondi e voluminosi a confronto con analoghi segni lasciati dalla polvere di glicina. Due ricerche hanno mostrato infine che l’applicazione di polvere di bicarbonato ha portato a una sostanziale perdita di dentina e di cemento.

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