Nuova didattica per i dentisti di domani

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Sono partiti in tutta Italia i Corsi di laurea specialistica: nostra intervista
con il professor Giovanni Dolci, Presidente del Collegio dei Docenti di Odontoiatria.

L’Università sta cambiando. Muta la didattica con il nuovo ordinamento degli studi che allinea l’offerta formativa agli standard europei. Muta la struttura organizzativa, che punta decisamente sulle capacità imprenditoriali degli atenei, in linea con il dettato statutario. Si accentua in generale la propensione a connettersi ed integrarsi – in una funzione di volano – con il mondo sociale e produttivo.
Medicina e Odontoiatria si inseriscono a pieno titolo come protagoniste di questa fase di sviluppo. Il professor Giovanni Dolci ne può trarre ampi motivi di soddisfazione, perché quella filosofia è stata ed è alla base dell’azione istituzionale da lui svolta non senza successo nella qualità di presidente del Collegio dei Docenti di Odontoiatria, di membro della Commissione nazionale ECM su designazione del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica, di ferreo sostenitore della dignità culturale e scientifica dell’Accademia odontoiatrica italiana.

Strenuo propugnatore di una didattica viva e integrata nel tessuto sociale del Paese, Giovanni Dolci vede maturare proprio in questo periodo molti frutti del tanto seminare nell’ultimo decennio. Non escluso quello che si staglia all’orizzonte con contorni sempre meno sfumati: la creazione di una autonoma Facoltà di Odontoiatria.

Professor Dolci, il nuovo ordinamento degli studi universitari coinvolge direttamente il settore dentale, non solo per quanto riguarda gli odontotecnici, gli igienisti, gli assistenti, ma per lo stesso Corso di laurea in odontoiatria. Cosa sta avvenendo? Come giudica le novità in atto?
Le Facoltà di medicina di parecchie sedi universitarie hanno attivato dall’anno accademico 2001-2002 il Corso quinquennale di laurea specialistica in Odontoiatria e protesi dentaria. Sino al 2003 affiancherà il vecchio ordinamento, poi lo sostituirà completamente. E’ una svolta non solo formale, poiché cambia radicalmente l’approccio didattico e il rapporto con gli studenti. Basti pensare che d’ora in poi il curriculum si articolerà per corsi integrati multidisciplinari, vale a dire attività formative di base insieme ad altre integrative.
Il totale di trecento crediti di studio viene a diversificarsi in crediti formativi universitari, crediti derivanti da attività cliniche professionalizzanti e crediti caratterizzanti la sede.
E’ bene sottolineare come questi crediti, ciascuno dei quali corrisponde a 25 ore di attività, si acquisiscano solo dopo aver dimostrato di aver raggiunto gli obiettivi dei corsi integrati e solo dopo aver svolto – come primo operatore tecnico-professionale – le attività cliniche e pratiche previste.
Il mio giudizio sulla riforma è perciò nettamente positivo. L’Università si assume una responsabilità didattica molto vincolante rispetto alla necessità sociale di disporre di professionisti con un livello di preparazione adeguato, in linea con le direttive europee sull’offerta formativa.

Le sedi universitarie marceranno con la stessa velocità nell’applicare la nuova didattica?
Le posso rispondere in proposito prendendo a prestito – e naturalmente sottoscrivendo – le dichiarazioni recentemente rilasciate dalla professoressa Elettra Dorigo, presidente della Conferenza dei presidenti di Corso di laurea in odontoiatria. Vale a dire: in base alla propria autonomia didattica, i singoli atenei propongono percorsi formativi commisurati alla disponibilità di competenze interne; in ogni caso sono stati definiti a livello nazionale i requisiti minimi per rispettare gli obiettivi della laurea specialistica. Chi l’ha avviata o l’avvierà dovrà possederli. Fatta salva naturalmente la verifica della sperimentazione dopo il primo quinquennio.

Qual è secondo lei l’approccio culturale maggiormente innovativo del nuovo piano di studi?
Direi la crescente valorizzazione della evidence-based medicine. E’ un approccio culturale di grande interesse che permette di sperimentare metodicamente le conoscenze acquisite nella pratica clinica. E favorire sinergie multidisciplinari fra ricerca, assistenza e didattica non dando mai nulla di scontato rispetto ai traguardi via via conseguiti.

E’ reale a suo parere l’esigenza di una Facoltà di Odontoiatria distinta da Medicina?
La nostra chiacchierata, pur nella sua concisione, lo dimostra. L’odontoiatria si va definendo sempre più come un’area culturale viva e vitale, con spunti autonomi e diversificati rispetto all’area medica in generale. Le nostre immatricolazioni sfiorano ormai quota mille sul territorio nazionale. Da qui la necessità di programmare Facoltà indipendenti a livello regionale che sappiano gestire l’offerta didattica anche post laurea.

A che punto è il progetto di formazione integrata che vede coinvolti il Collegio dei Docenti, gli industriali e le associazioni professionali?
L’Università di Palermo ha dato il via ad un interessantissimo esperimento-pilota, che applica nel concreto le disposizioni comunitarie in materia di integrazione fra insegnamento teorico e pratico.
Il Dipartimento di Scienze stomatologiche ‘G. Messina’ di quell’ateneo, in collaborazione con la cattedra di Protesi, l’associazione odontotecnica SNO-CNA e la Nobil Metal, azienda di Villafranca d’Asti, hanno messo insieme il proprio know-how scientifico, professionale, produttivo per una serie di ‘incontri in aula’ multidisciplinari finalizzati alla riqualificazione degli operatori del settore. Il successo è stato ampio, e l’iniziativa verrà senz’altro esportata altrove.

Il discorso sull’aggiornamento ci porta inevitabilmente a parlare di ECM, il Programma di Educazione Continua al cui sviluppo ora lei contribuisce autorevolmente dall’interno della Commissione Nazionale.
Che giudizio ne dà dopo il primo anno di applicazione?
La fase sperimentale si è chiusa con una certezza: il sistema di accreditamento attraverso i punteggi ECM ha funzionato da propulsore per l’aggiornamento. E dunque ha favorito una crescita oggettiva della qualità professionale. Tutto ciò, in ultima analisi – ma questo era ed è anche il cardine motore del Progetto – a beneficio del paziente, specie considerando che nella quasi totalità l’offerta assistenziale nel nostro Paese proviene oggi dal versante degli studi privati.

Cosa c’è nel futuro dell’ECM?
L’entrata a regime del Progetto comporta una assunzione di responsabilità maggiore e insieme una maggiore razionalizzazione degli interventi.
Per questo la Commissione ha suddiviso i suoi lavori in tre sezioni: l’accreditamento dei provider, la formazione a distanza, l’attività congressuale dei produttori di medicinali.
Tutti i nodi irrisolti andranno sciolti, a cominciare dal controllo più severo dei requisiti degli organizzatori di eventi, a fronte della delega che avranno di assegnare direttamente i crediti formativi; per proseguire con il controllo dell’effettivo valore formativo delle manifestazioni organizzate dai produttori di medicinali per uso umano; per giungere infine alle regole della formazione a distanza, ossia dell’aggiornamento attraverso i canali di stampa o multimediali.
E senza dimenticare il nodo forse più stretto, rappresentato dall’esigenza di rendere i contenuti formativi uniformi su tutto il territorio nazionale, senza ledere le prerogative dell’autonomia regionale sancita dal Titolo V della Costituzione.
Fonte: Conferenza Presidenti Corsi di laurea di Odontoiatria

La mappa dellle lauree negli atenei italiani
laurea specialistica vecchio ordinamento
Bari
Bologna
Brescia
Caggliari
Catanzaro
Chieti
Ferrara
L’Aquila
Messina
Milano (Cattolica)
Milano (Statale)
Modena Napoli (Federico II)
Padova
Parma
Roma (La Sapienza)
Roma (Tor Vergata)
Sassari
Siena
Torino
Trieste
Varese
Verona Ancona
Catania
Firenze
Genova
Napoli II
Palermo
Pavia
Perugia
Pisa
Fonte: Conferenza Presidenti Corsi di laurea di Odontoiatria

 

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