Parodontite e diabete

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Non risultano chiari sono invece i meccanismi che presiedono a questo legame, a parte l’alterata risposta infiammatoria che si riscontra frequentemente nei diabetici. L’ipotesi più accreditata è che l’associazione diabete-parodontite presenti un andamento bidirezionale e che il controllo dei biofilm orali e dei fattori infiammatori che ne derivano possa contribuire a migliorare l’assetto glicemico: alcune citochine proinfiammatorie prodotte nei siti colpiti da parodontite, quali IL-6 e TNF-alfa, sarebbero in grado infatti di favorire l’insulino-resistenza.

Dal punto di vista metabolico vale la pena di ribadire che per il diabetico il controllo adeguato della glicemia rappresenta il principale scudo di fronte alle complicanze della malattia. alimentate da stati iperglicemici protratti (reti- nopatia, neuropatie periferiche, patologie cerebrocardiovascolari, disfunzione renale). Giusto per farsi un’idea dell’importanza dei valori glicemici basti sapere che nello studio United King- dom Prospective Diabetes Survey ogni riduzione pari all’uno per cento dell’H- bA1c (l’emoglobina glicata) si accompagnava a una riduzione del rischio del 21 per cento dei decessi legati al diabete, del 14 per cento degli infarti, del 37 per cento delle complicanze microvascolari. E’ insomma evidente che se l’ipotesi di un effetto diretto del trattamento parodontale sul controllo della glicemia è valida, porta con sè implicazioni di notevole portata. Quanto meno, i problemi del parodonto potrebbero rappresentare un ulteriore fattore da considerare negli studi sul controllo glicemico. Oppure, il trattamento di questi problemi rappresenterebbe un sistema semplice ed efficace per migliorare il controllo metabolico.

La pardontite e il diabete (informazioni per pazienti)

Uno degli autori, Terry Simpson dell’Edinburgh Dentai Institute, sottolinea: «I risultati della revìew affermano che sarebbe opportuno spiegare ai pazienti il rapporto positivo tra il trattamento parodontale e la riduzione dei valori della glicemia e sarebbe il caso di inserire una valutazione periodica delle loro condizioni orali nei controlli di routine previsti dalla gestione del diabete». Da parte sua David Mo- les, docente della scuola di specializzazione della Pe- nipsula Dentai School di Plymouth, aggiunge: «In questo studio abbiamo contribuito a confermare un nesso tra il trattamento delle patologie gengivari e la riduzione delia glicemia nei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Adesso questo aspetto va approfondito in appositi trial randomizzati di dimensioni più vaste che consentano di approfondire il trattamento parodontale e i suoi risultati a lungo termine nei diabetici, valutando al contempo la possibilità di abbinare questo approccio al trattamento standard delia patologia diabetica, nell’ambito di una più stretta ed efficiente collaborazione tra i diabetologi e i dentisti».

Gli autori, nel lavoro Co- chrane sottolineano un ulteriore aspetto altrettanto fondamentale. Come già avviene oggi, l’approccio al diabete conta su un team multidisciplinare cui si deve probabilmente aggiungere la consulenza odontoiatrica. Ciò che resta fondamentale è una comunicazione interdisciplinare che tenga nel debito conto i possibili effetti dei problemi del parodonto sulla gestione del diabete e delle sue complicanze. Certo, intervenire anche su questo aspetto con la conseguente adozione da parte del paziente di abitudini igieniche congrue anche sul distretto orale senta malattìa parodontale, ipertensione, ipercoleste- rolemia e familiarità per il diabete avrebbe dal 27 al 53 per cento di possibilità di essere a sua volta diabetico, Le indicazioni per gli ulteriori approfondimenti Gli autori della revisione Coehrane ammettendo essi stessi la necessità di condurre ulteriori studi che confermino i risvolti positivi del trattamento parodontale sul controllo del dibate di tipo 2 suggeriscono le caratteristiche ideali che dovrebbero avere gli approfondimenti, con un approccio a due fasi. Prima di tutto un numero limitato di di studi randomizzati controllati sull’impatto del trattamento parodontale sul controllo glicemico, sottolinando che non sarebbe etico prevedere un gruppo di controllo senza trattamento, ma sarebbe più opportuno procedere con il trattamento abituale per tre mesi e poi intervenire aII’aggravarsi dei problemi del parodonto. Ogni studio dovrebbe essere sufficiente- mente ampio da dimostrare una differenza significativa, basandosi sui trial già esaminati come riferimento. La definizione di malattia parodontale dovrebbe essere chiara e incontrovertibile, cosi come la descrizione di parametri come l’età, la durata, i farmaci assunti, le complicanze allo scopo di ridurre al minimo i fattori confondenti. Le indagini dovranno inoltre riguardare sia il diabete di tipo 1 sia il diabete di tipo 2, mettendo in evidenza discordanze e analogie.

Nella seconda fase, sere evidenze confermassero chiaramente un significativo beneficio clinico, ulteriori trial sì dovrebbero condurre in sede di comunità, prevedendo la collaborazione tra medici e dentisti. In questo caso gli schemi degli approfondimenti possono variare in base alle risposte da cercare. che possono andare dal controllo glicemico alla qualità della vita e alla possibilità di prevenire le complicanze del diabete, senza sottovalutare i risvolti economici.

 

 

 

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