Parola d’ordine prevenzione!

0
75

Nell’immaginario collettivo odontoiatrico, l’igienista dentale rappresenta, purtroppo molto frequentemente, quella persona dedita esclusivamente ad ablazioni del tartaro; la realta`, tuttavia, e` ben diversa in quanto l’igienista e` una figura professionale molto specializzata che non si limita a un’attivita` manuale meccanica e ripetitiva, ma contribuisce in maniera determinante al mantenimento dello stato di salute del cavo orale del paziente. Questo obiettivo viene perseguito attraverso un’attenta valutazione e conoscenza della persona e dei suoi stili di vita, attivita` che spesso l’odontoiatra trascura. E’ ben noto, infatti, che gran parte delle patologie tipiche del terzo millennio (diabete, ipertensione, obesità, carie, ecc.) è provocata da stili di vita scorretti perpetrati per anni dai pazienti. Lunghi periodi di trascuratezza e superficialita, anche alimentare, si traducono in patologie a forte impatto sociale, spesso molto invalidanti o che impongono pesanti oneri a privati e sistemi sanitari per essere affrontate. In tutti i settori della medicina ha assunto sempre piu` rilevanza l’importanza di saper prevenire le malattie, non solo attraverso un diretto intervento medico, ma anche istruendo la popolazione. In quest’ottica, per quanto riguarda la salute orale, l’igienista dentale contribuisce in maniera determinante alla diffusione delle norme preventive tra i pazienti. L’odontoiatra spesso si limita esclusivamente a curare una lesione cariosa senza indagare perche´ questa si sia formata; in altre parole, cura il segno della malattia, ma non la malattia in se´, causata prima di tutto da un’alterazione della flora microbica orale. E` necessario ricordare che la lesione cavitaria indotta dalla patologia cariosa prevede esclusivamente la terapia chirurgica e non permette la restitutio ad integrum del tessuto perso. Potremmo affermare che ‘‘una carie e` per sempre’’: pertanto, evitare che la malattia si manifesti o avere la possibilita` di intervenire con terapie semplici e poco invasive negli stadi iniziali della malattia diventa un’opportunita` che nell’era della evidence-based dentistry non puo` non essere colta. Nonostante negli ultimi decenni siano stati compiuti passi da gigante in ambito preventivo, sopravvivono preconcetti che inducono a non prestare le dovute attenzioni alle problematiche del cavo orale, ritenute assai meno rilevanti di quelle che riguardano la salute generale. Un cavo orale non sano produce conseguenze che si traducono in infezioni, dolore, difficolta` di alimentazione e articolazione del linguaggio, nonche´ notevoli oneri economici. E` evidente come sia necessario che tutti i professionisti coinvolti nel mantenimento della salute orale si impegnino nell’istruzione e nella sensibilizzazione del paziente alle tematiche preventive. La ‘‘malattia carie’’, come noto, riconosce un’eziologia infettiva multifattoriale.
Obiettivo della presente revisione della letteratura e` esporre il ruolo di una corretta alimentazione e fare definitivamente chiarezza, eliminando i comuni preconcetti, sulla fluoroprofilassi, due tra i piu` efficaci strumenti di prevenzione della carie. in Italia come nei restanti Paesi europei, e tali condizioni rappresentano un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiovascolari, endocrine e problemi di salute mentale. La dieta, inoltre, ha forti ripercussioni sulla salute orale e in particolare dentale, perche´ concorre alla patogenesi di varie forme morbose quali displasie, carie ed erosioni da acidi.
Appare pertanto evidente come una corretta consulenza nutrizionale debba far parte anche dell’opera di educazione sanitaria dell’odontoiatra e dell’igienista, rivolta a tutti i pazienti e in particolare al bambino e ai suoi genitori.
Quando il paziente domanda all’odontoiatra per quale motivo gli si sia cariato un dente, la risposta piu` frequente sta nell’eccessivo consumo di zuccheri. Sebbene non sia una risposta errata, e` tuttavia estremamente fuorviante, in quanto il ‘‘discorso preventivo’’ tra paziente e professionista si fossilizza sullo zucchero, quindi, su caramelle e cioccolatini, vale a dire cibi, nell’immaginario collettivo, tipicamente zuccherati. Il paziente puo` non essere un consumatore abituale di tali prodotti e, a questo punto, decade ogni ambizione educativa. In realta`, si dovrebbe spiegare che il fattore alimentare piu` importante per lo sviluppo di carie e` rappresentato dal numero di assunzioni giornaliere di qualsiasi cibo che contenga carboidrati semplici. Un buon professionista dovrebbe sottolineare la pericolosita`, sotto questo aspetto, di succhi di frutta e bibite. Il consumo di questi prodotti e` stato collegato sia a obesita` infantile sia allo sviluppo di carie. La loro assunzione fra bambini e teenager, oltre che nella popolazione adulta, e` in forte aumento. Una lattina di una bevanda a base di cola, ad esempio, contiene in media 140 calorie e piu` di 35 g di zuccheri. Come detto, l’assunzione di zuccheri semplici (mono- e disaccaridi) rappresenta un fattore critico nello sviluppo di carie. Il rischio e` maggiore se tali zuccheri sono consumati con alta frequenza e in una forma facilmente distribuita a tutto il cavo orale, come i liquidi, o che rimane in bocca per tempi prolungati, come i cibi molli e appiccicosi (ad es., le merendine preconfezionate). Se un cibo o una bevanda viene sgranocchiato o sorseggiato ripetutamente durante l’arco della giornata, i sistemi di difesa umani, primo fra tutti la saliva con i sistemi tampone, non hanno la possibilita` di controllare l’omeostasi del sistema (demineralizzazione e remineralizzazione), portando al disequilibrio che dara` l’avvio al processo carioso. Anche se gli alimenti ricchi di amido, carboidrato complesso,
presentano una minore cariogenicita`, le miscele di macinato (amido trattato termicamente e saccarosio), come patatine o chip di mais, dovrebbero essere considerate alimenti potenzialmente cariogeni, quindi da sconsigliare ai consumatori abituali. Da sottolineare il rischio che deriva dall’abitudine di somministrare o consumare latte, anche addizionato di zucchero o miele, soprattutto prima di coricarsi o durante le ore notturne. Il latte, contenente lattosio, puo` essere fermentato dai batteri cariogeni; pertanto, il suo utilizzo e` sconsigliato nelle ore notturne dopo l’eruzione dentaria e deve essere sempre seguito da un’accurata detersione del cavo orale. Anche un uso protratto, in genere oltre i sei mesi di vita, del latte materno va sconsigliato, soprattutto durante le ore notturne.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here