Perché si parla di alfabeto delle epatiti

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Malattie diverse con caratteristiche comuni In ogni caso, l’alfabeto delle epatiti conta sicuramente su cinque virus in grado di determinare la malattia e che vengono definiti virus epatitici maggiori (A, B, C, D o Delta, E). Va anche precisato oggi, nel linguaggio comune come in quello scientifico, quando si parla di epatite ci si riferisce soprattutto al grande capitolo delle epatiti virali, malattie infiammatorie che colpiscono il fegato e che sono appunto causate dall’Infezione di un virus. A loro volta, i virus in grado di determinare l’epatite sono diversi e danno luogo a quello che, con un’immagine giustificata dalla classificazione ufficiale, abbiamo chiamato l’alfabeto delle epatiti. Atutt’oggi sono state identificate cinque forme di epatite virale, che prendono il nome da altrettanti virus e che seguono più o meno le prime lettere dell’alfabeto: l’epatite A (ma sarebbe più corretto chiamarla epatite da virus A), l’epatite B (epatite da virus B), l’epatite C (epatite da virus C), l’epatite D (epatite da virus D o Delta), l’epatite E (epatite da virus E).

A queste, si possono aggiungere l’epatite G (epatite da virus G), che non tutti gli esperti sono disposti a far rientrare a tutti gli effetti tra le epatiti virali, mentre sono tuttora allo studio gli effetti del virus TT e del SEN virus. Malattie diverse con caratteristiche comuni In ogni caso, l’alfabeto delle epatiti conta sicuramente su cinque virus in grado di determinare la malattia e che vengono definiti virus epatitici maggiori (A, B, C, D o Delta, E). Va anche precisato che a volte (10-20 per cento dei casi) non è possibile identificare l’agente infettivo responsabile della malattia e che esistono altri virus che possono causare un quadro di epatite di varia gravità e che per questo vengono definiti virus epatitici minori. I principali sono il citomegalovirus, il virus di Epstein-Barr, il virus Coxsackie e l’herpes virus.

Nel gruppo delle epatiti virali vengono insomma classificate malattie differenti, che sono causate da virus diversi e che variano per caratteristiche e pericolosità. Si va infatti dall’epatite A che si trasmette attraverso l’acqua e gli alimenti contaminati e che determina una malattia acuta che costringe a letto per qualche settimana ma nella maggioranza dei casi si risolve senza problemi, alle più gravi epatiti B e C che si trasmettono attraverso il contatto con il sangue infetto e che tendono a diventare croniche producendo con il tempo danni irreparabili al fegato.

La differenza tra forme acute e forme croniche A questo punto è il caso di precisare un’altra questione di linguaggio (e di concetto): la distinzione tra forme acute e forme croniche. In generale vengono definite acute le malattie che da sole o con gli opportuni trattamenti si risolvono nel giro di pochi giorni o settimane. Sono considerate croniche le malattie che possono accompagnare il paziente per tutta la vita e che non è possibile risolvere in maniera definitiva, ma soltanto tenere sotto controllo perché producano meno danni. Nel caso delle epatiti, viene considerata acuta la forma che si risolve entro sei mesi senza conseguenze, mentre si considera cronica la forma che si protrae oltre i sei mesi. Questa distinzione non è solo teorica, ma fa la differenza tra le forme tutto sommato innocue e quelle che a lungo andare possono diventare pericolose.

 

 

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